Il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan (foto LaPresse)

La Cisl si sfila dalle proteste sul Jobs act

Redazione

"Non ci sono motivazioni valide per fermare il paese", dice il segretatio generale Furlan.

Dopo che il governo ha presentato in commissione Lavoro della Camera l'emendamento che andraà a modificare qualche dettaglio sulla riforma del mercato del lavoro, le divergenze interne al Pd si sono allentate e Renzi ha accelerato sulla realizzazione delle riforme in programma, dal mondo antagonista, quello sindacale, arriva una prima defezione, importante, che spezza l'unità di intenti e di lotta che Susanna Camusso aveva creduto ormai certa: "La Cisl non farà lo sciopero generale con Cgil e Uil". Ad annunciarlo, in un'intervista a Repubblica, è stato il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, per la quale "non ci sono motivazioni valide per fermare il paese: il jobs act, in fondo, sta cambiando in meglio. Faremo invece lo sciopero generale peril rinnovo del contratto del pubblico impiego". La Cisl risponde, dunque, così' al pressing della Cgil e della Uil, che proprio ieri ha proclamato lo sciopero generale.

 

Sul significato politico di una mobilitazione unitaria, il numero uno della Cisl tiene a puntualizzare che "gli scioperi unitari non si fanno quando qualcuno definisce da solo testo, percorso, data. A noi non piace agganciarci". E se la Uil l'ha fatto, "io rappresento la Cisl e dico -sottolinea - che così non si costituiscono le azioni unitarie". Piuttosto, "noi siamo per fare la mobilitazione su obiettivi precisi e ben individuati che vogliamo cambiare. Il contratto degli statali è un obiettivo che anche gli altri dovrebbero considerare".

 

Tornando sul Jobs Act, "senza entrare nello specifico, per me il punto cruciale è: le proposte sono meglio o peggio di prima? Io dico - argomento Furlan - che sono meglio rispetto alla stesura iniziale e aggiungo che possiamo migliorarle ancora in sede di decreti attuativi".