La camicia “sessista” e il cretino collettivo

Redazione

Il fisico alla gogna chiede scusa in lacrime, invece di farsi una risata

La notizia dell’atterraggio di una sonda dell’Agenzia spaziale europea su una cometa – dieci anni di lavoro, un successo epocale – è stata oscurata da quello che il cretino collettivo politicamente corretto ha ribattezzato #shirtgate. Il fisico britannico Matt Taylor, uno dei protagonisti del progetto Rosetta, ha osato presentarsi in conferenza stampa con una camiciona sgargiante, sulla quale si distinguono donne seminude disegnate in stile fumettistico Barbarella anni Sessanta. Piuttosto kitsch – anzi, decisamente pacchiana – e magari più adatta per il lungomare a Miami beach. Ma da quando in qua la pacchianeria è reato? Eppure Taylor è stato accusato di infame sessismo da parte di alcune colleghe, che lo hanno attaccato su Twitter (altre, a dire il vero, lo hanno difeso). Il fisico inglese ha prima provato a spiegare che per festeggiare la riuscita della missione aveva pensato di indossare “qualcosa di molto colorato”, poi ha ripiegato tristemente sull’autodafé: ripresentatosi in lacrime – e in felpa e tuta grigio scuro – a una seconda conferenza stampa, si è scusato singhiozzando per quella sua “misoginia involontaria” e ha definito “un grande errore” l’aver indossato quella camicia (per ora non le ha appiccato pubblicamente il fuoco, ma si capisce che se glielo chiedessero lo farebbe).

 

Si sa che il politicamente corretto, per definizione insaziabile, ha bisogno dei suoi periodici festival dell’indignazione artificiale. Ma il simil-femminismo piagnone al quale si ispira la gogna per Taylor avrebbe meritato, più che le lacrime e le scuse, una gran risata e un paio di pantaloni con la stessa fantasia, da abbinare alla camicia. Peccato.

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