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Ricominciamo

Annalena Benini

Ricomincia la scuola, e mia figlia ha ricevuto in regalo un astuccio rosa, di un personaggio dei telefilm che non le piace più. Ho pensato, già carica di imbarazzo: adesso si mette a piangere perché odia il rosa. L’astuccio però era bellissimo, con tre cerniere, pieno di pennarelli, matite e penne cancellabili.

Ricomincia la scuola, e mia figlia ha ricevuto in regalo un astuccio rosa, di un personaggio dei telefilm che non le piace più. Ho pensato, già carica di imbarazzo: adesso si mette a piangere perché odia il rosa. L’astuccio però era bellissimo, con tre cerniere, pieno di pennarelli, matite e penne cancellabili (c’era anche il goniometro). Lei l’ha esaminato, diffidente, poi ha deciso che era proprio l’astuccio che desiderava e che il rosa non è un colore così umiliante: se quel suo compagno la prenderà in giro (femminuccia, femminuccia) gli farà vedere la sua famosa mossa di judo. Un ottimo modo, in quarta elementare, per risolvere il problema delle distinzioni di genere, degli stereotipi sessuali e dell’uguaglianza dentro cui vogliamo incasellare i nostri bambini, pensando di liberarli dai pregiudizi e a volte di annullare le differenze: in Francia, come ha scritto ieri il Corriere della Sera, “l’ABCD” dell’uguaglianza promosso dal ministro dell’Istruzione Najat-Vallaud Belkacem (una donna, ex ministro della Parità) doveva combattere le discriminazioni sessuali fin dalle scuole elementari ma ha provocato proteste, ritiri da scuola, orgoglio rosa e orgoglio blu, infine è stato abbandonato (mentre al famoso liceo francese Chateaubriand di Roma vanno in scena storie di bullismo e razzismo), e adesso nel sobborgo parigino di Puteaux è arrivato il regalo del sindaco, che ha scelto con cura il cliché: quattromila zaini per la scuola, rosa per le femmine e blu per i maschi, e dentro uno il gioco delle collanine, dentro l’altro quello del robot. Mia figlia e i suoi amici, senza aspettare i giudizi politici e le polemiche di una società che vuole stabilire regole di uguaglianza o di diversità, sentirsi moderna oppure proclamarsi tradizionale, avrebbero fatto la rivoluzione.

 

Ci sono un paio di compagni maschi che preferiscono il rosa, ci sono almeno cinque ragazzine che detestano le principesse e venerano i vampiri, altre hanno fratelli minori a cui regalare il gioco del robot, ci sono, soprattutto, piccole persone in grado di scegliere quello che vogliono, senza bisogno di linee guida. Basta organizzare una festa di compleanno con i premi per la caccia al tesoro per capire che è impossibile creare un mondo e aspettarsi che i bambini lo seguano: l’unica certezza è che nessuno più vuole, come premio, le gomme per cancellare. Ma se un maschio ha una sorella più grande, si metterà gli adesivi sulle unghie e canterà con slancio le canzoni di “Frozen”, prima di scegliere, per la prima elementare, l’unico bruttissimo zaino che offre in regalo una spada da combattimento. Si devono educare i bambini all’uguaglianza (e insegnare ai maschi a sparecchiare la tavola senza lanciare i piatti nella pattumiera), ma non ci si potrà mai aspettare l’uniformità: non accetteranno uno zaino rosa, oppure blu, e un kit per creare la principessa di carta dei sogni, ma nemmeno l’idea che sono tutti identici, che non ci sono differenze. Mia figlia si mette rose nei capelli, e le mette anche a suo fratello, che la lascia fare fino a che decidono entrambi che è il momento della lotta: vince chi piange per ultimo. E adesso che ricomincia la scuola, e lei ha uno zaino nero e un astuccio rosa, e lui un po’ di paura perché è la prima volta, nessuna linea guida sull’uguaglianza potrà farle cambiare la decisione che ha preso: te ti proteggo io, sta’ tranquillo, se qualcuno ti dà fastidio gli faccio quella mossa di judo. Però adesso facciamo i braccialetti insieme.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.