Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

Riforme, Renzi prova a scuotere i senatori

Redazione

Impantanate da giorni a Palazzo Madama, le tanto promesse riforme costituzionali non riescono ad essere approvate dalla maggioranza. Guerre di emendamenti, proteste, agguati parlamentari e minacce bloccano i lavori. Il premier Renzi ha detto di voler chiudere tutto entro l'8 agosto.

Impantanate da giorni a Palazzo Madama, le tanto promesse riforme costituzionali non riescono ad essere approvate dalla maggioranza. Guerre di emendamenti, proteste, agguati parlamentari e minacce bloccano i lavori. Il premier Renzi ha detto di voler chiudere tutto entro l'8 agosto. Non è detto che si riesca, però. Ecco perché oggi ha scritto ai senatori della maggioranza per chiedere loro di impegnarsi affinché le riforme vengano approvate al più presto. Ecco il testo completo del suo messaggio.

 

Gentile Senatrice, caro Senatore,
all'inizio di questa settimana così impegnativa avverto il bisogno di scrivere a voi che con il vostro sostegno garantite la fiducia e la maggioranza al Governo.

 

Stiamo realizzando un'impresa. Una legislatura nata con le difficoltà che ricordiamo può segnare una svolta nella storia repubblicana. La modifica costituzionale di cui state discutendo supera il bicameralismo perfetto, semplifica il processo legislativo, riequilibra il rapporto Stato Regioni, abolisce il Cnel, disegna uno Stato più efficace e semplice. Una rivoluzione del buon senso in linea con le principali esperienze costituzionali europee. Si può essere d'accordo o meno con questa riforma: definirla svolta autoritaria però significa litigare con la realtà.

 

Un provvedimento del genere potrebbe da solo dare il senso di un'intera esperienza politica. Ma per noi deve essere solo l'inizio. Subito dopo partiremo con la seconda lettura della legge elettorale su cui abbiamo convenuto circa i punti fondamentali: chiarezza del vincitore, premio di maggioranza proporzionato, principio dell'alternanza. La discussione del Senato consentirà di affrontare i nodi ancora aperti: preferenze, soglie, genere.

 

E, da settembre, si riparte con il programma dei mille giorni: la questione giustizia, la riforma del terzo settore, la delega fiscale, la riforma del mercato del lavoro, il piano infrastrutture, la semplificazione della pubblica amministrazione.

 

Solo le riforme strutturali ci consentiranno di essere credibili per usare la flessibilità necessaria a far ripartire l'occupazione e la crescita. Abbiamo mille giorni per riportare l'Italia a fare l'Italia. Dopo ognuno farà le proprie scelte in libertà e rispetto. Ma i giorni che abbiamo davanti non possono essere buttati via. Non ce lo possiamo permettere noi, non se lo possono permettere gli italiani.

 

Stiamo vivendo un momento molto delicato soprattutto sotto il profilo internazionale: l'Ucraina, la Siria e l'Iraq, il Medio Oriente e la Terra Santa per tacere della Libia che per noi italiani è il problema più prossimo.

 

In questa cornice sta sulle nostre spalle la responsabilità di fare dell'Italia e dell'Europa i luoghi di un dialogo possibile che affermi le ragioni della pace e della speranza.

 

La riforma costituzionale per la quale vi accingete a passare giorni – e temo notti – in Aula è dunque non solo la riscrittura condivisa anche con parte delle opposizioni della Legge Fondamentale ma è anche l'inizio di un affascinante e difficile tentativo di restituire concretezza alla parola speranza. Di restituire dignità alla parola politica. Di restituire onore alla parola Parlamento. Perché il percorso possa iniziare con l'approvazione della riforma costituzionale occorre allora la vostra fatica di questi giorni e per questo vorrei ringraziarVi. So che è il vostro dovere e che anzi molti di voi sono felici di uscire dallo stallo dei primi mesi di legislatura con un progetto ambizioso.

 

Ma so anche che in queste ore vedere il Senato costretto a perdere tempo senza poter discutere in modo civile ma attraverso emendamenti burla è triste. È umiliante, immagino, trascorrere il vostro tempo, prezioso come il tempo di tutti i rappresentanti dello stato, a discutere di argomenti assurdi, come cambiare il nome della Camera dei Deputati in Gilda dei Deputati. Verrà il giorno in cui finalmente anche certi "difensori" della dignità delle Istituzioni si renderanno quanto male fa al prestigio del Senato e del Parlamento mostrarsi ai cittadini come si stanno mostrando oggi.

 

Conoscendo molti di Voi personalmente, allora, ho pensato giusto scrivervi, in modo informale e forse poco ufficiale, per dirvi dal profondo del cuore la mia gratitudine e augurarvi in amicizia in bocca al lupo. C'è chi vuole bloccare tutto. E c'è chi vuole cambiare, iniziando da se stesso. Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell'Italia. Siamo chiamati a una grande responsabilità: non la sprecheremo.

Buon lavoro,
Matteo Renzi

Di più su questi argomenti: