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Il monaco e il martirio pret-à-porter

Il priore di Bose, Enzo Bianchi, ha confezionato un nuovo format culturale: il martire cristiano pret-à-porter. Parlando della madre cristiana condannata a morte in Sudan con l’accusa di apostasia, il monaco del demi-monde progressista e cattolico-democratico scrive su Repubblica che “il martire non sceglie la morte ma decide di vivere fino all’estremo la vita e ciò che dà senso alla vita: l’amore”. Il martire cristiano diventa allora uno che “risponde unicamente alla propria coscienza”, addirittura, persino “un monito contro lo squallido opportunismo”.

17 Maggio 2014 alle 06:59

Il monaco e il martirio pret-à-porter

Il priore di Bose, Enzo Bianchi, ha confezionato un nuovo format culturale: il martire cristiano pret-à-porter. Parlando della madre cristiana condannata a morte in Sudan con l’accusa di apostasia, il monaco del demi-monde progressista e cattolico-democratico scrive su Repubblica che “il martire non sceglie la morte ma decide di vivere fino all’estremo la vita e ciò che dà senso alla vita: l’amore”. Il martire cristiano diventa allora uno che “risponde unicamente alla propria coscienza”, addirittura, persino “un monito contro lo squallido opportunismo”. Il monaco Bianchi arriva così a celebrare “l’incapacità a fermare il carnefice”, perché il martirio è “un gesto tragico d’amore”. No, caro Bianchi.

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Il carnefice delle masse di cristiani inermi e offerti in sacrificio ad Allah può e deve essere fermato, e con lui l’ideologia islamista di morte e sottomissione che propaga nel mondo. Quella dei martiri cristiani, le studentesse rapite in Nigeria da Boko Haram, i due vescovi rapiti in Siria, la donna incinta condannata a morte in Sudan, non sono una storia edificante, ma una lotta per la sopravvivenza dei veri autoctoni del medio oriente, i forzati a lasciare la propria terra, gli assassinati nelle proprie case e chiese, i resi ombra della propria gloriosa storia di libertà. Vergogna che i nostri soloni della carta stampata, anche quelli con il clergyman, non sappiano e non vogliano scandire chiaramente uno dei più grandi drammi del nostro tempo. Prima che scenda su di loro la lama dei tagliagole, siamo noi a offrire questi cristiani in pasto ai carnefici. Con la nostra bizzarra equivalenza morale.

Redazione

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