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Putin strozza Ria Novosti e promuove un anchorman speciale

Lungo Zubovsky Bulvar i vecchi reporter di Ria Novosti si scambiano sguardi da fine di un’epoca. Un ordine di Vladimir Putin ha cancellato la loro agenzia di stampa, uno dei pilastri dell’informazione russa: nel decreto si dice che Ria Novosti entrerà a far parte di un nuovo gruppo, Rossiya Segodnya (significa “Russia oggi”) e avrà un nuovo direttore, un tipo tosto e irriverente di nome Dmitri Kiselev.

11 Dicembre 2013 alle 14:58

Putin strozza Ria Novosti e promuove un anchorman speciale

Lungo Zubovsky Bulvar i vecchi reporter di Ria Novosti si scambiano sguardi da fine di un’epoca. Un ordine di Vladimir Putin ha cancellato la loro agenzia di stampa, uno dei pilastri dell’informazione russa: nel decreto si dice che Ria Novosti entrerà a far parte di un nuovo gruppo, Rossiya Segodnya (significa “Russia oggi”) e avrà un nuovo direttore, un tipo tosto e irriverente di nome Dmitri Kiselev. Per gli ufficiali del Cremlino la riforma è una questione di costi, ma non si può portare a termine un’operazione come questa senza sollevare qualche sospetto, tanto che Sergei Ivanov, uno dei consiglieri più vicini a Putin, è dovuto intervenire per difendere le decisioni del suo capo. “La Russia ha una politica molto forte quando si tratta di interessi nazionali – ha detto Ivanov – So che è difficile spiegarlo al mondo, ma questo è esattamente quel che dobbiamo fare”. D’ora in poi il compito dell’agenzia sarà molto più preciso, commenta Nikolai Svanidze di Kommersant Fm: bisogna raccontare al mondo quel che accade in Russia senza le “storture” della stampa internazionale. Kiselev è un bravo giornalista, dice Svanidze, al Cremlino pensano che abbia una posizione politica chiara e prevedibile ed è per questo che la scelta è caduta su di lui.

Il nuovo direttore prenderà sotto il suo controllo una macchina potente, con duemila giornalisti, cinquanta uffici di corrispondenza nelle città più importanti del pianeta e servizi in quattordici lingue diverse. E sarà spesso nell’anticamera di Putin, l’unico in grado di decidere sul suo incarico. Negli ultimi tempi il nome di Kiselev si è legato soprattutto a un programma tv che ricalca alcuni punti della dottrina Putin: le concessioni alle comunità gay dimostrano che l’Europa è destinata alla decadenza; gli Stati Uniti complottano contro gli interessi del popolo russo; i giovani che seguono l’oppositore Navalny somigliano a quelli che stavano con Hitler. Questo atteggiamento gli ha portato qualche problema.

Domenica, durante un collegamento da Kiev, uno dei reporter è stato interrotto da un manifestante che gli ha consegnato una statuetta dell’oscar “per la qualità dell’informazione”, fra le risate della piazza.
Ma non è il solo movimento avvenuto di recente nel mondo dell’informazione russa. In ottobre Putin ha richiamato un suo vecchio collaboratore, Mikhail Lesin, e gli ha chiesto di guidare le grandi manovre mediatiche di Gazprom, la compagnia che rifornisce l’Europa e possiede interessi dalla Cina al Mediterraneo. Gazprom controlla anche molti media russi, come il canale televisivo Ntv, Radio Ekho Moskvy e la casa editrice Sem Dnei. Negli ultimi tempi la divisione media ha allargato la presenza nel settore rilevando una società del miliardario Vladimir Potanin, Prof-Media Management. Le operazioni di Gazprom nel mondo della stampa seguono sempre un disegno complessivo, lo stesso che ha spinto il Cremlino a smontare Ria Novosti dopo settant’anni di onorato servizio. Anche la scelta di Lesin risponde a questa logica. Il manager ha esperienza da vendere, a lui si deve Russia Today, il network che trasmette in inglese negli Stati Uniti e in Europa, una versione russa della Bbc accusata di essere una macchina per la propaganda del Cremlino. Oggi la direttrice di Rt, Margarita Simonyan, lascia intendere che il suo canale tv e Rossiya Segodnya avranno in comune soltanto il nome, ma si muoveranno separate. Il direttore esecutivo di Ria, Pavel Andreev, dice al Foglio che in questa fase è meglio evitare commenti su quel che accade in redazione. La sola cosa certa è che il grande palazzo di Ria Novosti non resterà vuoto neppure per un giorno: Kiselev e i suoi uomini siederanno in quelle stanze, per adesso l’unica cosa a cambiare sarà l’insegna colorata che illumina Zubovsky Bulvar.

Luigi De Biase

Giornalista, trentadue anni, si occupa di cose russe e cose turche. Da quando scrive per il Foglio ha dormito in alcuni degli alberghi peggiori d’oriente, come l’Absheron di Baku (Azerbaijan), il Samegrelo di Zugdidi (Georgia), il Saray di Antakya (Turchia) e il Sarawi di Karachi (Pakistan). Nel dicembre del 2012 è uscito il suo libro pachistano, "Il cuore nero di Islamabad", per Silvy Edizioni.

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