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Ora che il Papa è arrivato, il Brasile ha un problema con i protestanti

Nessuna guerra santa degli evangelici contro i cattolici. A prometterlo è Abner Ferreira, leader dell’Assemblea di Dio in Madureira, la più forte chiesa protestante di Rio de Janeiro. Il timore c’era tutto, soprattutto per ciò che Papa Francesco potrebbe dire ora che è giunto in terra brasiliana. La rivista Veja aveva preannunciato che anche per manifestare dissenso contro i 59 milioni di dollari costati alle casse statali per organizzare la Giornata mondiale della gioventù i protestanti avrebbero fatto sentire la propria voce, forti di una crescita senza freni e di un Fronte parlamentare evangelico che conta 77 deputati su 513.

Matzuzzi La chiesa con bagaglio a mano di Francesco ha in mente solo i poveri

23 Luglio 2013 alle 13:05

Ora che il Papa è arrivato, il Brasile ha un problema con i protestanti

Nessuna guerra santa degli evangelici contro i cattolici. A prometterlo è Abner Ferreira, leader dell’Assemblea di Dio in Madureira, la più forte chiesa protestante di Rio de Janeiro. Il timore c’era tutto, soprattutto per ciò che Papa Francesco potrebbe dire ora che è giunto in terra brasiliana. La rivista Veja aveva preannunciato che anche per manifestare dissenso contro i 59 milioni di dollari costati alle casse statali per organizzare la Giornata mondiale della gioventù i protestanti avrebbero fatto sentire la propria voce, forti di una crescita senza freni – sono passati dai 26,2 milioni del 2000 ai 42,3 del 2010, e rappresentano ormai il 22,2 per cento della popolazione – e di un Fronte parlamentare evangelico che conta 77 deputati su 513. Secondo Ferreira, a diffondere queste voci è chi teme che Francesco dirà le stesse cose che ripetono gli evangelici brasiliani contro l’aborto, il matrimonio gay, la depenalizzazione delle droghe e a favore della libertà di espressione e di culto. La convergenza, d’altronde, è stata evidenziata lo scorso mese, quando a Brasilia un “atto ecumenico” di cattolici e protestanti assieme in difesa della “famiglia tradizionale” ha radunato 50 mila persone.

Se i protestanti applaudiranno, però, a protestare potrebbe essere qualcun altro. Tacciata di incompetenza per non essersi accorta della protesta popolare che stava montando e che è poi esplosa nell’occasione della Confederations Cup, la Agência Brasileira de Inteligência (Abin) ha messo sotto stretta sorveglianza le reti sociali, venendo a conoscenza che nuove manifestazioni potrebbero scatenarsi approfittando della visibilità internazionale offerta dalla visita papale. In realtà, non è che ci volesse gran lavoro di spionaggio per prevederlo: giovedì, un migliaio di persone ha protestato davanti alla sede del governatore di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral, chiedendone le dimissioni, mentre alcune centinaia di abitanti della favela Rocinho marciavano contro la scomparsa di un loro vicino arrestato dalla polizia. E nuove manifestazioni sono state convocate attraverso le reti sociali proprio per il primo giorno della visita di Francesco.

Il sindaco di Rio, Eduardo Paes, è arrivato a implorare una tregua. “Se qualcuno vuole lamentarsi delle cose che hanno a che vedere con il sindaco, con il governatore, con la presidente della Repubblica o con il Parlamento, non mi sembra che Papa Francesco sia la persona più indicata per ascoltare questa manifestazione”. Proprio l’attesa per ciò che potrebbe accadere ha creato qualche tensione tra la Santa Sede e il governo brasiliano, che per “motivi di sicurezza” aveva chiesto al Papa di modificare la sua agenda. In particolare, la richiesta era che l’incontro tra il Pontefice, la Rousseff, il governatore e il sindaco avvenisse subito dopo l’arrivo all’aeroporto Galeão, piuttosto che alla sede del governo dello stato al Palazzo di Guanabara, dove la protesta è stata convocata.

Il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, confermando di avere “fiducia totale” nelle autorità brasiliane, è stato categorico: “Non ci saranno cambi di programma durante la visita”. E le autorità locali hanno dunque deciso di aumentare il numero dei poliziotti mobilitati per la visita, da 10 mila a 14 mila. “Le proteste non sono contro il Papa ma contro i politici”, è un’altra risposta che sarebbe arrivata da Roma. Anzi, l’arcivescovo cardinale di San Paolo, il cardinale Pedro Odilo Scherer, ha ricordato che Francesco “appoggia le rivendicazioni sociali dei giovani”. Lo scorso 21 giugno, la Conferenza episcopale del Brasile aveva manifestato solidarietà ai manifestanti “fin quando si mantengono pacifici”, e secondo quanto riportato dal País lo scorso 2 luglio, il Papa – dopo essere stato informato della situazione dall’arcivescovo di Rio e responsabile dell’organizzazione della Gmg, il cistercense Orani João Tempesta, dal cardinale Cláudio Hummes e dal presidente della Conferenza episcopale, Raymundo Damasceno Assis – avrebbe commentato che le proteste in Brasile sono “giuste e conformi al Vangelo”, arrivando a riscrivere il suo discorso ai giovani di Rio apposta per farvi cenno.

Matzuzzi La chiesa con bagaglio a mano di Francesco ha in mente solo i poveri

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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