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Iron lady, sexy lady

Quando Margaret Thatcher decideva che un uomo era finito – un collaboratore, un ministro, un alleato – chiedeva con voce melliflua al suo portavoce di sempre, Sir Bernard Ingham: “Shall we withdraw our love?”, dovremo sospendere il nostro amore, ritirarlo, darlo a qualcun altro? Ci teneva a quel termine, “love”, non lo usava a caso: in quel suo ruolo diabolico di prima donna al potere nel Regno Unito voleva far entrare la malizia dell’amore. Alan Clark, autore dei “Diaries” più famosi della vita politica con la Thatcher, diceva che la signora era molto attraente, anche se precisava: “I didn’t want to jump on her”.

11 Aprile 2013 alle 06:59

Iron lady, sexy lady

Quando Margaret Thatcher decideva che un uomo era finito – un collaboratore, un ministro, un alleato – chiedeva con voce melliflua al suo portavoce di sempre, Sir Bernard Ingham: “Shall we withdraw our love?”, dovremo sospendere il nostro amore, ritirarlo, darlo a qualcun altro? Ci teneva a quel termine, “love”, non lo usava a caso: in quel suo ruolo diabolico di prima donna al potere nel Regno Unito voleva far entrare la malizia dell’amore. Alan Clark, autore dei “Diaries” più famosi della vita politica con la Thatcher, diceva che la signora era molto attraente, anche se precisava: “I didn’t want to jump on her”. La Lady di Ferro si occupava di chi lavorava con lei preparando il tè quando i meeting diventavano troppo lunghi, informandosi sulle questioni familiari, gli amori, i figli, dando consigli come una “agony aunt” distaccata e concreta. Alcuni colleghi del suo Partito conservatore all’inizio le facevano il verso, la imitavano, si facevano grosse risate sulla figlia del droghiere che ciacolava come se tutti fossero clienti del suo negozio. Poi smisero. Quando si accorsero che la signora usava l’amorevolezza a suo piacimento, con abbondante sadismo.

Christopher Hitchens, uno degli intellettuali anglo-americani più brillanti degli ultimi decenni scomparso due anni fa, trovava questo sadismo molto sexy. Nel suo memoir, “Hitch 22”, ricorda quella volta che si mise a discutere di Rodesia con la Thatcher, lui incalzava, lei ribatteva, lui le concesse un punto con un piccolo inchino, lei gli disse: “Inchinati di più”, lui lo fece, e lei: “No, molto di più”, poi prese i fogli arrotolati in mano, gli diede una sculacciata, si lasciò sfuggire un “naughty boy”, monello, e se ne andò. La sculacciata fu la cosa più sexy che potesse accadergli, ma già prima Hitchens, che allora lavorava al magazine New Statesman dove la Thatcher era vista come un mostro, aveva manifestato le sue idee sul “magnetismo sessuale” della signora (gli rispondevano: stai scherzando, vero?, quella è una “casalinga stridula, limitata, provinciale”). Ma Hitchens insisteva, come ha raccontato in un dibattito organizzato dal Women’s Quarterly dal titolo: “Chi sono più attraenti, le donne di destra o di sinistra?” (il suo interlocutore era l’americano conservatore David Brooks): “Alla conferenza di partito – scrisse Hitchens riferendosi al 1977 – quando la vidi di persona, mi colpì moltissimo. Il sorriso felino, il linguaggio del corpo composto ma definito, quel tono di voce rigido ma allo stesso tempo persuasivo, per non parlare di quel caschetto di riccioli biondi da Valchiria. My god!”. Hitchens ammise di essersi inoltrato nel mondo irriverente della “libido politica”, ma l’ossessione erotica per la Thatcher non era un fenomeno isolato. L’ex presidente francese François Mitterrand diceva che le gambe della Thatcher erano divine e che la Lady di Ferro aveva “gli occhi di Caligola e le labbra di Marilyn Monroe”: in un libro appena uscito, “The Real Iron Lady”, l’ex ministro conservatore Gillian Shephard ricorda che Mitterrand faceva domande sul marito della Thatcher, mezzo geloso e mezzo stupito dal fatto che esistesse un uomo in grado di stare tutta la vita con una donna così (il libro è stato stroncato brutalmente, troppo frivolo e agiografico, ma è pieno di pettegolezzi e aneddoti imperdibili).

Il sadismo è la chiave per capire il lato sexy della Thatcher. Anche Ian McEwan, ricordandola sul Guardian all’indomani della morte, ha ammesso che era un piacere, per lui e i suoi amici scrittori – Martin Amis e compagni – odiare la Thatcher. La signora sbagliava, per loro, ma era così affascinante, così tagliente, che l’attrazione era inevitabile – e quella sculacciata a Hitchens, che invidia. “Dall’invenzione del termine ‘sadomonetarismo’ – scrive McEwan – al modo con cui i suoi potenti ministri sembravano sciogliersi di fronte a lei, all’insistenza costante sulla sua femminilità, o mancanza di, la Thatcher esercitava una presa glaciale sull’immaginario masochistico (maschile) del paese”. E chissà se ne era davvero consapevole, la Lady di Ferro, di questo potere ipnotico.
Inconsapevole sadismo, che cosa vuole di più un uomo per innamorarsi? Pure se credere alla teoria dell’inconsapevolezza è un po’ azzardato per una signora che controllava tutto, imparava a memoria qualsiasi cosa, parole e numeri (finché è stata al potere, poi divenne inaccurata). Una signora che è morta al Ritz, sdraiata sul letto mentre leggeva un libro, e che da quattro anni preparava i suoi funerali: operazione “True Blue” è il nome in codice dato da Downing Street alla cerimonia. E’ il blu del conservatorismo vero, solido, certo, ma la signora era troppo maliziosa per non sapere che al solo sentire “True Blue” tornano in mente la convertible bianca, i leggings, i capelli biondo platino, gli sculettamenti, Madonna che mette in musica l’amore per Sean Penn – è un canticchiare continuo: “I’m gonna be true blue, baby I love you”.

 

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

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