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L’ultraconservatore Abe e la figlia del dittatore

La mano destra dell’Asia

Il successo del lancio del missile nordcoreano arriva pochi giorni prima delle elezioni in Giappone e Corea del sud. E non è un caso che gran parte delle campagne elettorali che si sono svolte nei due paesi asiatici si siano concentrate sui rapporti con i vicini. Il governo giapponese, nell’ultimo anno, ha litigato un po’ con tutti: con la Cina, per via delle isole contese chiamate Senkaku in giapponese e Diaoyutai in cinese.

Leggi Il mondo si sveglia con un altro missile nordcoreano, che però vola davvero di Matteo Matzuzzi

13 Dicembre 2012 alle 15:31

La mano destra dell’Asia

Il successo del lancio del missile nordcoreano arriva pochi giorni prima delle elezioni in Giappone e Corea del sud. E non è un caso che gran parte delle campagne elettorali che si sono svolte nei due paesi asiatici si siano concentrate sui rapporti con i vicini. Il governo giapponese, nell’ultimo anno, ha litigato un po’ con tutti: con la Cina, per via delle isole contese chiamate Senkaku in giapponese e Diaoyutai in cinese. Con la Corea del sud, dopo che nell’agosto scorso l’attuale presidente Lee Myung-bak ha fatto una visita ufficiale alle isole chiamate Dokdo a Seul e Takeshima a Tokyo, che ne reclama la sovranità. Il rigurgito nazionalista nei paesi che si affacciano sul mar Cinese ha portato Pechino a un boicottaggio tale da far crollare, a ottobre, l’industria automobilistica giapponese. Per almeno un mese ci sono state ogni giorno delle manifestazioni davanti all’ambasciata nipponica a Pechino, complice una vacatio del ruolo diplomatico giapponese. Quando Uichiro Niwa è arrivato a fine mandato, ci si è messa anche la sfortuna (la morte improvvisa del nuovo nominato a Pechino) e le difficoltà del ministero degli Esteri. Durante una pausa del vertice Asean +3 (l’associazione delle nazioni del sud-est asiatico + Cina, Giappone e Corea del sud) che si è svolto il mese scorso in Cambogia, i ministri degli Esteri cinese e giapponese si sono presi a male parole davanti a molti testimoni, anche italiani.

In Giappone le elezioni si celebreranno il 16 dicembre prossimo. Quando nella Dieta giapponese si annuncia la data delle elezioni, tutti i parlamentari si alzano in piedi al grido di “Banzai”. Lo scorso 16 novembre l’unico a non urlare propiziamente è stato l’attuale premier, Yoshihiko Noda, del Partito democratico, costretto a convocare le elezioni anticipate dopo aver barattato il voto in cambio dell’approvazione della legge che raddoppierà l’Iva in Giappone. Il Partito democratico è oggi praticamente morto, diviso com’è in mille correnti e demolito dagli eventi nefasti da cui sembra perseguitato: il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo del 2011, per esempio, con la conseguente crisi nucleare di Fukushima che ancora oggi riempie le pagine dei quotidiani, senza contare la peggiore crisi finanziaria degli ultimi anni. Il governo è stato più volte costretto a fare pressioni sulla Banca centrale del Giappone perché concedesse una serie di stimoli all’economia che aumenteranno la deflazione. E’ dai tempi del primo premier di centrosinistra della storia moderna, Yukio Hatoyama, salito al governo nel 2009, che una crisi all’anno rende indispensabile un cambio di leadership, demolendo così la compattezza del centrosinistra che nel 2007 era divenuto il partito di maggioranza. E pensare che tre anni fa era il Partito liberaldemocratico a essere considerato morto.
A vincere queste elezioni in Giappone, invece, sarà probabilmente Shinzo Abe, leader dei liberaldemocratici e della destra più conservatrice. Sarà il quindicesimo primo ministro giapponese degli ultimi vent’anni. Abe ha vinto le primarie del partito a settembre in una competizione record tra cinque candidati. E’ l’uomo giusto, politico di terza generazione nella sua famiglia, ha studiato Scienze politiche prima nel paese d’origine e poi in America, e soprattutto è stato già premier a Tokyo. Nel 2006, infatti, Abe succede al popolarissimo Junichiro Koizumi e diventa il primo premier del Giappone nato dopo la guerra. Esattamente un anno dopo rassegna le dimissioni, adducendo “problemi di salute” legati al “troppo stress”. Un debole, avrebbero detto di lui i giapponesi, e infatti non se ne sa niente fino alle primarie del Partito liberaldemocratico.

Cinque anni dopo la sua turbolenta esperienza di governo, torna con una politica molto più dura e conservatrice. Anzitutto rifiuta la responsabilità del Giappone nella questione delle “donne di conforto”: per Seul i militari giapponesi schiavizzavano sessualmente le donne sudcoreane durante la Seconda guerra mondiale. Più volte la Corea del sud ha chiesto le scuse ufficiali da parte dell’imperatore Akihito. Per Shinzo Abe, la storia delle donne di conforto sudcoreane è una distorsione della storia da parte della Corea del sud e ha detto anzi di essere favorevole a ritirare le scuse fatte nel passato dai suoi predecessori. A novembre Abe ha fatto visita al controverso santuario shintoista Yasukuni di Tokyo, dove vengono celebrati gli eroi della patria. Nella lunga lista di nomi compaiono però anche 14 criminali di guerra di Classe A, cioè condannati per crimini contro la pace nei processi successivi alla Seconda guerra mondiale, il che, ovviamente, non va giù né alla Cina né alla Corea del sud.
Se Shinzo Abe si è già esposto con una politica ultranazionalista, seguendo i sondaggi è certo che per poter governare dopo le elezioni e avere la maggioranza nella Dieta sarà necessario, per il Partito liberaldemocratico, una grande coalizione di centrodestra.
La novità è soprattutto l’influenza delle forze centriste che nel panorama politico giapponese non si erano ancora viste. Da una parte c’è il nuovo partito dei sindaci, la coalizione formata da Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, e Shintaro Ishihara, che governava fino a poco tempo fa la metropoli di Tokyo. Ishihara nel mese scorso ha deciso di mollare la sedia di governatore e fondare un partito, Nippon Ishin no Kai, il Partito della Restaurazione. A ottantadue anni vuole entrare nella Dieta seguendo il consiglio del suo amico di gioventù, Yukio Mishima, che lo spinse a mettere la sua arte – Ishihara faceva lo scrittore – al servizio della politica. Così il suo partito si chiama proprio come il suo più grande successo letterario.
A metà si insinua il potere elettorale di Ichiro Ozawa, lo shogun ombra giapponese che aveva contribuito a una vittoria schiacciante nelle elezioni del 2009 e che all’inizio dell’anno aveva lasciato il Partito democratico. La sua polemica con il governo riguardava soprattutto la decisione di Noda di portare avanti una politica di pressione fiscale giudicata “insostenibile” e contraria alle promesse della campagna elettorale di centrosinistra. Ozawa, assolto da tutti i processi in cui era imputato, ha fondato allora un nuovo partito indipendente, che oggi secondo i sondaggi è il terzo partito della Camera bassa del Giappone.

In Corea del sud le elezioni presidenziali ci saranno il 19 dicembre, tre giorni dopo che i giapponesi saranno andati al voto. A correre per il Partito conservatore Saenuri, che attualmente occupa la Casa Blu (la Casa Bianca à la coreana), c’è Geun-hye Park, la figlia del dittatore Park Chung-hee (1963-1979), che aveva preso il potere con un colpo di stato. Geun ha una storia politica molto travagliata: il 15 agosto del 1974 ha assistito all’omicidio della madre (la scena è integralmente visibile su Internet all’indirizzo http://youtu.be/XG62zi0cbrM). A uccidere la moglie del dittatore è stato un attivista filo nordcoreano, che in realtà voleva uccidere il padre. A far fuori Park Chung-hee ci ha pensato cinque anni dopo il capo dell’intelligence del governo.
Lei piace molto all’opinione pubblica: sessantenne, minuta, sarebbe la prima donna a prendere un posto di rilevanza politica in Corea del sud. Si è guadagnata la leadership del partito criticando spesso la politica del presidente Lee e facendo una campagna elettorale dal basso, con molti comizi in giro per la Corea. Secondo gli osservatori, però, la popolarità del padre è la sua forza ma anche la sua debolezza. Il candidato del Partito democratico, che ha vinto le primarie aperte – curiosità: per la prima volta al mondo nelle primarie del centrosinistra in Corea del sud si è sperimentato il voto tramite cellulare, cosa che ha sollevato non poche polemiche – è Moon Jae-in. E’ avvocato, figlio di un rifugiato della Corea del nord, e fu arrestato ai tempi dell’università per aver organizzato una protesta contro il padre della sua attuale rivale. E’ cattolico praticante, e a differenza della Park non ha mai tenuto segreta la sua confessione.
Il terzo candidato, indipendente, sarebbe dovuto essere Ahn Cheol-soo, il fondatore dell’antivirus Ahnlab, principale concorrente di McAfee (quello ricercato per omicidio, che voleva comprarselo, ma il coreano ha rifiutato). A settembre ha annunciato la sua candidatura alla presidenza pubblicando il libro “Thought of Ahn Cheol-Soo”, che poi ha ritirato con l’intenzione di unirsi al gruppo del Partito democratico. Un ritiro forse influenzato dagli scandali: pochi giorni dopo l’annuncio della sua candidatura è uscito fuori che la moglie, Kim Mi-kyung, già dipinta come perfetta first lady, doveva un sacco di soldi al fisco per alcune proprietà a Seul. La campagna elettorale di Ahn era perciò iniziata con il capo chinato e pubbliche scuse – non proprio nel migliore dei modi. Poi era stato accusato di aver copiato la tesi di laurea (pure lui!) costringendo la Seul University a smentire con una nota ufficiale. Se da una parte sulla stampa sudcoreana si parlava della sua eccessiva somiglianza con l’attuale presidente Lee, d’altra parte un outsider della politica arriva difficilmente ai vertici dello stato nei paesi asiatici.

Il lancio del missile nordcoreano di ieri influenzerà non poco questi ultimi giorni di campagna elettorale. Poco dopo la notizia, il leader dell’opposizione Moon Jae-in ha condannato la politica militaristica dei vicini del nord ma soprattutto l’incapacità del governo di Seul di gestire la crisi criticando l’incompetenza “nella sicurezza nazionale. Come è possibile che il governo non sappia se un razzo alto venti piani è stato smontato o sta per essere lanciato?”, ha detto Moon, riferendosi al fatto che qualche giorno fa fonti d’intelligence di Seul avevano previsto uno slittamento della finestra di lancio di almeno una settimana.

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Giulia Pompili

Giulia Pompili

Giulia Pompili è nata il 4 luglio. E' giornalista del Foglio dove scrive soprattutto di Asia – nel 2012 ha vinto il premio giornalistico "Umberto Agnelli" della Fondazione Italia Giappone. Recita a memoria i test missilistici di Kim Jong-un, ma pure le canzoni degli Afterhours. E' terzo dan di kendo.

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