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La pazza idea dell’elicottero

“Supponiamo che un giorno un elicottero voli sopra questo paesino e sganci dal cielo banconote fino a 1.000 dollari, banconote che – ovviamente – saranno subito raccolte dai membri della comunità”. Quello illustrato dal premio Nobel Milton Friedman, nel 1969, era il classico caso di scuola: serviva a dimostrare che – almeno nel breve periodo – la politica monetaria è potentissima e può risollevare i consumi, contrastando ogni deflazione (ovvero il generalizzato declino dei prezzi che nasce da un drastico calo della domanda).

11 Agosto 2012 alle 06:59

La pazza idea dell’elicottero

“Supponiamo che un giorno un elicottero voli sopra questo paesino e sganci dal cielo banconote fino a 1.000 dollari, banconote che – ovviamente – saranno subito raccolte dai membri della comunità”. Quello illustrato dal premio Nobel Milton Friedman, nel 1969, era il classico caso di scuola: serviva a dimostrare che – almeno nel breve periodo – la politica monetaria è potentissima e può risollevare i consumi, contrastando ogni deflazione (ovvero il generalizzato declino dei prezzi che nasce da un drastico calo della domanda). Perché dunque le Banche centrali, nella più grave crisi economica dal 1929 a oggi, non iniziano davvero a funzionare come degli elicotteri? Qualcuno dirà che di fatto già lo stanno facendo, acquistando titoli di stato per tenere i tassi d’interesse bassi e allargare la base monetaria. Altri però iniziano a sostenere che l’esempio dell’elicottero va preso alla lettera, altrimenti non funziona: “L’enorme ammontare di moneta creato dalle Banche centrali e distribuito gratuitamente a banche e fondi che investono in titoli – ha scritto ieri Anatole Kaletsky sull’International Herald Tribune – dovrebbe essere invece consegnato direttamente ai cittadini, che poi potrebbero spenderlo o metterlo da parte come credono”. Il nome di questa trovata è già pronto: dall’attuale QE (Quantitative easing o allentamento monetario) si passerebbe al QEP (allentamento monetario per il popolo). Sostiene Kaletsky – giornalista, economista e presidente del sorosiano Institute for New Economic Thinking – che gli stessi governatori centrali (dall’americano Ben Bernanke all’europeo Mario Draghi, passando per l’inglese Mervyn King) cominciano ad ammettere che il loro operato, pur fuori dall’ordinario, non sta generando ripresa economica.

Forse perché la moneta “stampata” non finisce nelle mani giuste, suggerisce qualcuno. Si prenda Draghi: in Europa ha sfidato l’ortodossia teutonica e ha iniziato, seppure più timidamente dei colleghi anglosassoni, ad acquistare titoli del debito dei paesi in difficoltà; poi ha irrorato di liquidità le banche. Eppure le imprese lamentano una strozzatura del credito, e il pil non riparte. Non a caso Stephanie Flanders, caposervizio economico della Bbc, si è chiesta: “Quantitative easing, ma per chi?”. Risposta: “Un solo soggetto, tra tutti quelli che hanno necessità di prendere a prestito, ha beneficiato enormemente dalla politica monetaria accomodante della Banca centrale inglese: il governo”. Londra infatti, molto più delle altre capitali europee, è stata sgravata dal problema di interessi crescenti sul debito, grazie al prolifico torchio della Boe che impedisce a Lady Spread di tormentare tutti. L’economia reale di Sua Maestà, però, rimane depressa.

E così nasce la nuova pazza idea: all’elicottero-stampa-moneta si consenta d’ora in poi di sorvolare i nostri condomini e non più gli edifici delle banche private o dei ministeri delle Finanze. “Direzionare il Quantitative easing verso il pubblico sarebbe decisamente più giusto ma anche molto più efficace. Supponete che tutta la moneta creata dal 2009 a oggi, invece di sostenere il prezzo dei bond, fosse stata accreditata sui conti bancari di tutti i cittadini americani e inglesi. Negli Stati Uniti i due trilioni di dollari di QE avrebbero garantito 6.500 dollari cash per ogni uomo, donna o bambino del paese, 26 mila dollari a famiglia”. Idem, anzi di più, per i residenti inglesi. Questo sì che sarebbe stato uno stimolo all’economia. Siamo alla follia? Forse, ma allora tra i folli vanno annoverati anche personaggi come Willem Buiter, capoeconomista di Citigroup, ed Eric Lonergan, manager dell’hedge fund M&G Investments, fautori della Banca centrale modello “elicottero-per-il-popolo”. Per non parlare di Bernanke che, in un celebre discorso del 2002, parlando di scenari (allora) improbabili di deflazione spiegò che la Fed non sarebbe mai rimasta a corto di contromisure: tassi d’interesse al minimo (dopo il 2008 è stato fatto), acquisto di titoli e asset vari (fatto), finestre di sconto per finanziare direttamente gli istituti privati (fatto) e infine, appunto, l’elicottero (non ancora sperimentato). Che in concreto – secondo Bernanke – funzionerebbe così: il governo approva un robusto taglio delle tasse e la Banca centrale interviene di concerto con un’operazione sul mercato aperto, per finanziare il tutto e non aumentare l’indebitamento. Tutto così facile? Forse. Friedman però avrebbe tre postille da aggiungere: il metodo dell’elicottero funziona nel brevissimo periodo ma non nel medio-lungo, e solo a condizione che l’elicottero sorvoli il paese senza preavviso e per un’unica volta. Ma far atterrare l’elicottero, come noto, è meno facile che farlo decollare.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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