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Quelle domande religiose di Fidel che attendono le risposte dal Papa

Siboney non è solo il titolo di uno struggente bolero. E’ anche il nome di un affascinante quartiere dell’Avana. Fidel Castro, 86 anni, ritirato dal potere ma sempre, per chi lo ama, líder máximo, vive qui, in una residenza circondata da un grande parco. Nell’incontro, ineluttabile e già deciso, con il grande rivoluzionario latino-americano, il Santo Padre troverà né un convertito né un convertendo, ma un uomo profondamente informato sulla religione e convinto di essere, a suo modo, un seguace di Cristo.

23 Marzo 2012 alle 16:10

Quelle domande religiose di Fidel che attendono le risposte dal Papa

Siboney non è solo il titolo di uno struggente bolero. E’ anche il nome di un affascinante quartiere dell’Avana. Posto di ville sequestrate ai ricchi fuggitivi dopo la rivoluzione, prati verdi, palme, tamarindi, frangipane. Fidel Castro, 86 anni, ritirato dal potere ma sempre, per chi lo ama, líder máximo, vive qui, in una residenza circondata da un grande parco. Come confida Katiuska Blanco, giornalista, scrittrice, la donna che per lungo tempo ha assistito Fidel nella scrittura dei primi due volumi della sua autobiografia (“Fidel Castro: Guerrillero del tiempo”, 1.666 pagine, Editorial Abril), “el jefe sta molto meglio, ha superato il periodo più critico della sua malattia, legge molto. Sa tutto di quel che accade nel mondo”. E che legge? La “Storia del tempo” di Stephen Hawking, Darwin, i saggi religiosi. Lui è preoccupato per il disastro ecologico che mette in pericolo l’umanità.

Sul suo comodino non mancano il “Manifesto del Partito comunista” di Karl Marx e Friedrich Engels e “L’origine delle specie” di Darwin. Ai ben selezionati visitatori, Fidel pone domande difficili: l’atomo, il tempo, le stelle, i pianeti, la vita della gente, la politica internazionale. In camera ha un computer col quale viaggia su Internet. E, anche lì, cerca risposte ai suoi tormenti e non solo informazioni. Fra i temi che da un po’ di tempo lo occupano di più ci sono Dio, la religione, il rapporto fra la fede e la vita. I libri di Frei Betto, come gocce miracolose, hanno scavato la lapide, gli hanno fatto ritrovare un rapporto con il trascendente.
Chi ha parlato con Fidel non lo dà affatto per convertito. Spesse volte, ricordando il tempo passato, Fidel ammette di non essere mai diventato del tutto ateo, ma solo di aver accantonato la fede, coltivata da piccolo in famiglia e nelle scuole dei padri gesuiti.
Le sue memorie arrivano ora fino al 1958 e partono dall’infanzia. Altri volumi seguiranno, “se ci sarà tempo”, dice sempre Castro, “e arriveranno sino ai giorni nostri”.. I due tomi della Editorial Abril stanno per essere pubblicati. E forse in quelle pagine si scoprirà anche il mistero del rapporto fra lui e la fede in Dio.
L’unico amico di Castro che ha potuto accedere all’opera è il presidente venezuelano Hugo Chávez che si è molto commosso. Ma non vi è solo Frei Betto nelle meditazioni intellettuali di Fidel. Sin dalla visita di Giovanni Paolo II a Cuba, nel 1998, Fidel ha letto qualche opera del Papa polacco e in seguito “Gesù di Nazaret” di Papa Benedetto XVI. Inoltre si è tenuto informato sulle encicliche e sulle prese di posizione più importanti della chiesa, convincendosi di molte rassomiglianze fra le sue idee sul destino dell’uomo, il capitalismo, la brutalità sociale della grande finanza, l’ecologia, i poveri, la crisi, e i messaggi arrivati da Piazza San Pietro.

Nell’incontro, ineluttabile e già deciso, con il grande rivoluzionario latino-americano, il Santo Padre troverà né un convertito né un convertendo, ma un uomo profondamente informato sulla religione e convinto di essere, a suo modo, un seguace di Cristo. Perché Castro ritiene la rivoluzione cubana, che ha riscattato il popolo dalla fame e dalla tremenda dittatura di Fulgencio Batista, ridando a tutti uguale dignità, un gesto profondamente religioso. Fidel, vecchio e non certo in gran forza fisica, non vive l’autunno del patriarca, ma fa qualche autocritica sul passato e sugli eccessi del suo regime. E’ pronto a vedere e anche a rivedere. Il colloquio fra lui e il Papa non sarà breve. Fidel ha un gran desiderio di incontrare Benedetto XVI, ma non certo con lo spirito dell’Innominato col cardinal Federigo.
Questa ansia dell’attesa appare trasmessa al regime. Granma, l’organo del Partito comunista, il 12 marzo scorso ha dedicato un “religioso” editoriale di benvenuto al visitatore che sarà a Cuba dal 26 al 28 marzo: “Il nostro paese si sentirà onorato di accogliere Sua Santità, di ospitarlo, di mostrargli il patriottismo, la cultura e la visione solidale e umana dei cubani”. Nel citare il quattrocentesimo anno dell’apparizione della Virgen de la Caridad del Cobre, la protettrice del paese, l’articolista ha voluto ricordare il viaggio, ancora in corso, della statua della Madonna pellegrina a Cuba, “accompagnata da credenti e non credenti”.
Ma c’è ancora altro nella cronaca degli avvenimenti correnti. Per decreto governativo, durante la visita, i cubani potranno assentarsi dal lavoro per partecipare alle cerimonie e non perderanno un peso di stipendio. L’Avana è ripulita. Tutte le chiese, le scuole e le parrocchie sono in libero fermento. Lo stato ha riparato la cattedrale di Santiago de Cuba e il palazzo arcivescovile. Le parole del Papa sulla necessità di porre fine, dopo 60 anni, all’ormai inutile embargo americano, sono diventati un mantra ripetuto in continuazione dai giornali, dalle radio e dalla tv.

Come dice monsignor Dionisio García Ibáñez, arcivescovo di Santiago de Cuba e presidente della Conferenza episcopale, “la visita rafforzerà ancora di più le relazioni fra la chiesa e il governo”. Il viaggio del Santo Padre è stato ben organizzato dalla segreteria di stato. Il cardinal Bertone e il suo vice, monsignor Angelo Becciu, ex nunzio apostolico a Cuba, sono stimati da Raúl Castro e da Fidel. Col suo viaggio nell’isola, dal 21 al 26 febbraio del 2008, Bertone ottenne da Raúl, appena eletto presidente, di far fare un grande balzo in avanti alla libertà e alla educazione religiosa. Becciu ha trattato col regime da allora, parlando con Raúl ma anche con Fidel, si sostiene a Cuba. E’ Becciu che sta preparando, col Santo Padre, carta dopo carta, questo viaggio in Messico e all’Avana. Ci sarà il miracolo della conversione di Fidel? Molto probabilmente no. Ma chi ha fede, anche a Cuba, sa che le vie del Signore sono infinite. (C. R.)

Redazione

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