Da Abédi Pelé a Ruby, il grande mistero irrisolto delle anagrafi africane

L’anagrafe in Africa è un’opinione. Quanti anni hai? La risposta può valere più dei documenti. Uno sceglie l’età che vuole. Persino gli inviati che il Fatto Quotidiano ha mandato in Marocco per dimostrare che dei misteriosi uomini italiani avrebbero pagato per far cambiare i connotati di Ruby Rubacuori per farla diventare maggiorenne si sono resi conto che la situazione degli uffici africani è piuttosto complicata. Si scrive a mano, non ci sono computer, non c’è un sistema che tiene tutto insieme.

13 Marzo 2011 alle 10:30

L’anagrafe in Africa è un’opinione. Quanti anni hai? La risposta può valere più dei documenti. Uno sceglie l’età che vuole. Persino gli inviati che il Fatto Quotidiano ha mandato in Marocco per dimostrare che dei misteriosi uomini italiani avrebbero pagato per far cambiare i connotati di Ruby Rubacuori per farla diventare maggiorenne si sono resi conto che la situazione degli uffici africani è piuttosto complicata. Si scrive a mano, non ci sono computer, non c’è un sistema che tiene tutto insieme. Non serviva neanche prendere un aereo e piombare nella realtà di Fkih Ben Salah.

Sarebbe bastato sfogliare qualche giornale del passato, arrivare alle cronache sportive e scoprire che nel calcio di Ruby ce ne sono state tante: calciatori africani che hanno giocato con le date di nascita taroccate, giocatori che si spacciavano per poco più che adolescenti essendo invece adulti, ma anche ragazzini che per sfidare le regole e i limiti imposti ai trasferimenti degli under 16 hanno deciso di alzare la loro età.

Storie di false generalità sono quelle misteriose di Anthony Yeboah e Abédi Pelé. Sempre rimaste nel campo delle voci, queste storie hanno alimentato la pratica del taroccamento di passaporti e cartellini: di entrambi si è detto che fossero più vecchi di quanto affermassero i documenti ufficiali. Ma del secondo, che giocò per qualche stagione nel Torino, si sa anche il contrario: all’inizio della sua carriera, i dirigenti del club che avrebbe voluto venderlo all’estero lo spacciarono per maggiorenne, perché nessuno in Europa voleva prenderlo prima che avesse compiuto 18 anni. Lui era consenziente, la famiglia anche. Era una prassi, per molti lo è ancora. Medhat Shalaby, responsabile della comunicazione della Federazione egiziana che ha da poco organizzato i Mondiali under 20 ha detto che “tutti i tornei giovanili vivono la piaga delle false certificazioni e che in paesi come Nigeria, Ghana e Camerun sono state riscontrate decine, centinaia di irregolarità”.

Molte federazioni africane approfittando proprio del caos che regna nel mondo dell’anagrafe mentono sulla reale età dei loro giocatori. Molti alti funzionari federali organizzano le leve sulla base di documenti falsi. Persino il vecchio Roger Milla, diventato famoso proprio perché il massimo della carriera l’ha raggiunto a oltre 35 anni, da giovane si era aumentato gli anni: era ancora un calciatore delle giovanili e disse di avere vent’anni per non avere problemi nei campionati maggiori.

D’altronde non è un mistero che in Africa ci si possa spacciare per più giovani o più vecchi a proprio piacimento. Non c’è niente che possa fermare la discutibile prassi, tranne se qualcuno non riesce – vivendo in prima persona – a far emergere le incongruenze. Pochi mesi fa un avvocato nigeriano che si chiama Adokiye Amiesimaka, ha scritto su un giornale che il capitano della Nigeria under 18, non avrebbe 17 anni: ma 25. L’accusa di Amiesimaka ha un riferimento ben preciso: “Nella stagione 2002-03 ero presidente dello Sharks Football Club di Port Harcourt e decisi di creare una formazione under 20 di ragazzi appena diplomati. La gestii e la allenai personalmente. Uno di loro, davvero bravo, dichiarò di avere 18 anni. Sono passati sette anni, e oggi è il capitano della nostra attuale Nazionale under 17”.

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