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La damnatio memoriae di Maciel per salvare i suoi legionari

Marcial Maciel è morto per la seconda volta. E’ quella definitiva. Nelle scorse ore, infatti, sul fondatore della Congregazione dei legionari di Cristo e del movimento di laici denominato Regnum Christi scomparso nel 2008 – pedofilo, tossicomane, morto lasciando diversi figli naturali avuti da più donne – è calata la “damnatio memoriae” da parte delle gerarchie della Santa Sede.

15 Dicembre 2010 alle 19:30

Marcial Maciel è morto per la seconda volta. E’ quella definitiva. Nelle scorse ore, infatti, sul fondatore della Congregazione dei legionari di Cristo e del movimento di laici denominato Regnum Christi scomparso nel 2008 – pedofilo, tossicomane, morto lasciando diversi figli naturali avuti da più donne – è calata la “damnatio memoriae” da parte delle gerarchie della Santa Sede. Con un decreto ufficiale il cardinale Velasio De Paolis, delegato pontificio per la Legione, in pratica il “commissario” del Papa, ha fissato le regole comportamentali che i legionari devono seguire di qui in poi rispetto alla memoria del loro fondatore. Marcial Maciel, in sostanza, deve scomparire del tutto dalla vita della Legione. Deve essere dimenticato e niente deve parlare di lui. Il decreto è preciso e dettaglia nei minimi particolari le regole alle quali i legionari devono attenersi. Nei centri della Congregazione non possono essere collocate fotografie del fondatore da solo o con il Papa. Le date relative alla sua persona (nascita, battesimo, onomastico e ordinazione sacerdotale) non si possono festeggiare. L’anniversario della sua morte, il 30 gennaio, è un giorno dedicato particolarmente alla preghiera e niente più. Gli scritti personali di Maciel e le sue conferenze non possono essere messe in vendita nelle case editrici o nei centri e opere dei legionari. Alla cripta del cimitero di Cotija (stato messicano del Michoacán dove Maciel ha iniziato tutto) e dove riposano i resti mortali della famiglia di Maciel, si deve dare il valore che ha ogni sepoltura cristiana come luogo di preghiera per l’eterno riposo dei defunti. I centri di ritiro a Cotija possono continuare a offrire gli stessi servizi che hanno offerto finora, ma devono avere al proprio interno un luogo dedicato alla preghiera, alla riparazione e all’espiazione. Tra tante restrizioni, una sola concessione: chi lo desidera può conservare privatamente foto di Maciel, leggere i suoi scritti o ascoltare le sue conferenze.

Con questo decreto,
duro ma che nella sostanza mette per iscritto regole già adottate nei mesi scorsi dalla Congregazione, il Vaticano conferma la chiara volontà di sganciare la Legione dal suo fondatore. E, quindi, di salvarla: l’albero, ovvero Marcial Maciel, deve essere definitivamente abbattuto, mentre i suoi frutti, i legionari, hanno diritto all’esistenza e affinché maturino a dovere devono seguire con fedeltà e obbedienza le indicazioni delle autorità della Santa Sede. Può da una mela marcia nascere qualcosa di buono? Evidentemente sì, questo pensano il Papa  e i suoi collaboratori. Nonostante tutto il male che può aver fatto in vita Maciel, per la chiesa la Congregazione dei legionari e il suo ramo laico hanno diritto all’esistenza e, se possibile, allo sviluppo.

La linea l’ha data Papa Ratzinger nel libro “Luce del mondo” scritto con Peter Seewald. Qui Benedetto XVI ha definito il fondatore dei Legionari “un falso profeta che ha condotto una vita immorale e contorta”. E ancora: “Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei legionari”. Quindi le parole sul futuro della Congregazione: “Ci sono da apportare delle correzioni, certamente, ma nel suo insieme la comunità è sana. Ci sono tanti giovani che con entusiasmo vogliono servire la fede. E non bisogna distruggere questo entusiasmo. In definitiva molti di loro sono stati chiamati al giusto da una figura sbagliata. E questa è una cosa singolare, la contraddizione per cui un falso profeta abbia potuto avere anche un effetto positivo. A tutti questi giovani, e sono tanti, bisogna infondere coraggio. E’ necessaria una struttura nuova affinché non cadano nel vuoto ma, guidati correttamente, possano ancora rendere un servizio alla chiesa e agli uomini”.

Paolo Rodari

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