Sacri Palazzi
La lettera del Papa a Schönborn c'è, il capo dei vescovi sotto tiro
Lettera del Papa a Schönborn. Nel giorno in cui dalla Germania giunge un'altra scossa alla chiesa cattolica, con la notizia dell'incriminazione sul presidente della Conferenza episcopale, monsignor Robert Zollitsch (di cui si riferisce in un articolo sul Foglio in edicola), nelle stanze che contano dei Sacri Palazzi viene confermata l'indiscrezione del Foglio, che ieri l'altro aveva scritto di una lettera di Benedetto XVI al cardinale di Vienna, Christoph Schönborn.
Leggi Silenzio sulla lettera del Papa a Schönborn. Parla il vescovo Küng
Lettera del Papa a Schönborn. Nel giorno in cui dalla Germania giunge un'altra scossa alla chiesa cattolica, con la notizia dell'incriminazione sul presidente della Conferenza episcopale, monsignor Robert Zollitsch (di cui si riferisce in un articolo sul Foglio in edicola), nelle stanze che contano dei Sacri Palazzi viene confermata l'indiscrezione del Foglio, che ieri l'altro aveva scritto di una lettera di Benedetto XVI al cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, a riguardo delle sue recenti critiche al decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano. Si tratta – secondo alcune fonti – di una “lettera di biasimo” (e “si vedrà!” quanto lo sia), ed è previsto che sia “da pubblicare”. Da quello che è possibile inferire, la missiva è severa nei contenuti, anche se il tono è quello di un professore nei confronti di un suo allievo assai brillante, ma a volte un po' discolo. Fonti autorevoli dicono che nella lettera sono affrontati anche i grandi problemi, dal celibato sacerdotale alla situazione dei divorziati risposati di fronte all'eucaristia, particolarmente e drammaticamente sentiti nella agitata chiesa austriaca.
La “bufala” sui cardinali italiani. Qualche conto in tasca al Concistoro. Contrariamente a quanto pubblicato di recente su diversi quotidiani, non risulta nei Sacri Palazzi l'intenzione di ridurre il numero delle diocesi italiane tradizionalmente cardinalizie. Tutt'al più, come è stato fatto notare dal cardinale di Torino, Severino Poletto, potrà accadere che il suo successore, la cui scelta è prevista nel giro di un paio di mesi, non riceverà la porpora nel primo Concistoro utile, cioè nel prossimo novembre o nel febbraio 2011. Dall'epoca della Conciliazione sono tradizionali sedi cardinalizie Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo. A questo va aggiunta la porpora assegnata al cardinal vicario di Roma.
L'unica eccezione è Cagliari dove nel 1969 venne inviato il neocardinale Baggio che però quattro anni dopo venne promosso in curia romana. Si tratta di diocesi storicamente ed ecclesiasticamente importanti anche se non sempre delle più grandi (Brescia e Bergamo, in numero di fedeli, vengono subito dopo Milano, Roma, Torino e Napoli; mentre Bergamo è più “pesante” di Genova e Venezia, sede, quest'ultima, meno popolata di altre venti diocesi della penisola). Partendo sempre dal 1929, i nuovi arcivescovi di queste sedi sono stati, di norma, creati cardinali nel primo Concistoro utile. E questo è accaduto, negli ultimi decenni, anche quando il loro immediato predecessore “emerito” era un porporato ancora “elettore”, cioè con meno di ottant'anni. E' successo a Bologna con Caffarra e Biffi, con Biffi e Poma, e con Poma e Lercaro. A Firenze con Antonelli e Piovanelli e con Benelli e Florit. A Torino con Poletto e Saldarini, con Saldarini e Ballestrero, con Ballestrero e Pellegrino.
A Venezia con Scola e Cè. Ma nel Concistoro del novembre 2007 comunque questo “automatismo” tradizionale si è interrotto ed è successo così che il neoarcivescovo Romeo non ricevesse la porpora, visto che il predecessore De Giorgi aveva ancora 77 anni. Diverso, sempre in quell'occasione, fu il caso di Genova, dove il predecessore del neoarcivescovo Bagnasco (oltretutto già nominato presidente Cei), non era andato in pensione come emerito ma – si trattava del cardinale Bertone – si era trasferito a Roma perché scelto dal Papa come suo segretario di stato. In base a questa “nuova” tradizione si potrebbe arguire quindi che nel Concistoro prossimo venturo, a parte una mezza dozzina di italiani di curia, potrebbero ottenere la porpora anche lo stesso Romeo e Betori a Firenze (il suo predecessore Antonelli infatti non è un “emerito” ma è stato chiamato nell'Urbe a guidare il Pontificio consiglio per la famiglia). Dovrebbe saltare il “turno” invece il prossimo pastore di Torino, chiunque esso sia. Ma solo perché Poletto ha 77 anni, non certo per immaginifiche riduzioni delle sedi cardinalizie in Italia.
Sant'Egidio raddoppia. Alle elezioni Cei raddoppio della presenza della Comunità di Sant'Egidio nel Consiglio permanente. Al vescovo di Terni, Paglia, si aggiunge il vescovo di Frosinone Spreafico neo presidente della commissione episcopale per l'Evangelizzazione dei popoli (l'ha spuntata di poco sul vescovo di Bergamo Beschi).
Statue e Gentiluomini. Ha suscitato ironie la notizia della statua che l'arcivescovo (dimissionario) di Salerno si è fatto erigere in vita. Eppure non si tratta del primo caso di questo genere. A san Petronio in Bologna, in una cappella laterale, c'è una statua bronzea di Giacomo Manzù raffigurante il cardinale Giacomo Lercaro, campione del Concilio e della riforma liturgica. E' un dono “posterum memoriae” del cavalier Umberto Ortolani (gentiluomo di sua santità fino allo scandalo P2).
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