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“Emergency” e l’equivoco dell’umanitarismo integralista

Così Strada, assolutizzando le vittime, ha reso un favore ai carnefici

Sarebbe ora che i tanti finanziatori e corifei del dottor Gino Strada gli ricordassero che esiste una linea invalicabile fra la cura dei feriti, persino dei terroristi, e la compiacenza o addirittura la collusione con le loro idee mostruose. Sul caso dei tre operatori di Emergency in Afghanistan pesa forse una serie di malintesi di cui è responsabile il quotidiano Times (lo ha detto anche il ministro degli Esteri italiano Frattini). Ma la vicenda, da cui speriamo ne esca pulita Emergency, proietta comunque una luce sinistra sull’umanitarismo del medico milanese.

Leggi Amnesty a braccetto col “jihad difensivo”

13 Aprile 2010 alle 06:59

Sarebbe ora che i tanti finanziatori e corifei del dottor Gino Strada gli ricordassero che esiste una linea invalicabile fra la cura dei feriti, persino dei terroristi, e la compiacenza o addirittura la collusione con le loro idee mostruose. Sul caso dei tre operatori di Emergency in Afghanistan pesa forse una serie di malintesi di cui è responsabile il quotidiano Times (lo ha detto anche il ministro degli Esteri italiano Frattini). Ma la vicenda, da cui speriamo ne esca pulita Emergency, proietta comunque una luce sinistra sull’umanitarismo del medico milanese che tanta buona gente di establishment ha scelto per abbellirsi le coscienze. Ad aggiustare i corpi rovinati dalla violenza terroristica e dalla guerra sono in tanti, ma a rendersi collusi con certa ideologia è stata proprio Emergency. Lo stesso malaffare ha travolto Amnesty International, colpevole di aver arruolato come testimonial un apologeta dei talebani. Una prassi non propria invece di ong come Smile Again, che senza clamore in Pakistan ricostruisce i poveri volti femminili piagati dall’acido islamista.

Le vittime sono tutte eguali per il medico Strada chiamato a curarle, siano colpite da feroci dittatori o da terroristi assassini o dalla controffensiva americana. Ma il punto di vista umanitario, una volta assolutizzato, lo ha portato a negare le differenze e a considerare gli Stati Uniti e Israele alla stregua di terroristi e dittatori. Ed è su questa identificazione che ha vissuto gran parte dell’ideologia pacifista. Come quando nel 2008, in Sudan, Strada si è schierato dalla parte del dittatore Bashir: “La storia del genocidio in Darfur è un’invenzione totale”, ha detto Strada. Per questo è stato duramente attaccato da un paladino dell’umanitarismo come Bernard Kouchner, fondatore di Médecins sans Frontières: “Talvolta penso che chi critica le azioni di ingerenza umanitaria abbia bisogno di vittime civili per esaltare il proprio ruolo mediatico”, dice Kouchner di Strada. “Abbiamo bisogno di un nemico unificante, e l’immagine degli Stati Uniti che circola tra di noi europei – soprattutto a sinistra – serve a questo scopo”.

Emergency ha investito tanto in nome di un obiettivo chiaro e coraggioso: “Costruire ospedali dove non ci sono”. Non è facile, e va riconosciuto a Strada. Ma l’ex katanga della Statale milanese ha da tempo deviato dai temi inerenti alla sua professione. Da quando è iniziata la guerra in Afghanistan, Emergency si è radicalmente politicizzata. Storici sono i suoi tentativi di demolire il lavoro di un altro umanitarista non antiamericano come Alberto Cairo, che lavora per la Croce rossa internazionale e che è noto come “l’angelo di Kabul” per aver fatto tornare a camminare migliaia di afghani. Persino i Ds di Piero Fassino chiamarono Strada “pacifista che scomunica e offende”. Perché il suo umanitarismo cela spesso un linguaggio squadrista: “Fuori dai coglioni il Sismi, i Ros e tutti quei signori”, disse il dottor Strada durante il sequestro Mastrogiacomo. Appena tre anni fa, Strada si è chiesto se non fossero meglio i talebani: “Siamo sicuri che prima, cinque anni fa, fosse peggio?”.

Un medico e attivista umanitario che anela a imitare il dottor Schweitzer, non dovrebbe farsi banditore della resa al terrorismo e dell’equivalenza morale che pone sullo stesso piano l’attentato alle Twin Towers e la guerra afghana ai talebani. Questo umanitarismo si è rivelato incapace di distinguere fra una democrazia occidentale quantunque imperfetta, che onora la tolleranza, lo stato di diritto, il rispetto delle minoranze, e un movimento medievale che mobilita le masse islamiche all’odio, che insegna ai propri figli a glorificare gli attentatori suicidi e che si vota al disastro. Come insegna Kouchner, il buon umanitarismo non esita mai a riconoscere e a nominare il male per quello che è. Nichilismo che si fa saltare in aria nei mercati di Kabul, che sgozza l’interprete afghano di Mastrogiacomo e getta l’acido delle batterie in faccia alle bambine musulmane che vogliono istruirsi. Purtroppo una simile denuncia non è mai sfuggita dalle labbra angelicate di Emergency.

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Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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