cerca

Chi sono e dove vanno i mille rinforzi italiani in Afghanistan

Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso di inviare altri mille soldati italiani in Afghanistan entro il 2010, ma con un mandato temporale ben definito. E’ la risposta alle richieste di rinforzi fatte ai paesi Nato dal presidente americano Barack Obama martedì scorso. I rinforzi che l’Italia invierà nell’Afghanistan occidentale consentiranno di disporre di più truppe per il controllo del territorio, di offrire un maggior supporto alle forze locali e di contrastare meglio i talebani in un settore che è da sempre il più negletto tra i cinque nei quali il comando alleato ha diviso il paese.

Leggi Quella in Afghanistan non è solo la guerra di Obama

4 Dicembre 2009 alle 15:58

Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso di inviare altri mille soldati italiani in Afghanistan entro il 2010, ma con un mandato temporale ben definito. E’ la risposta alle richieste di rinforzi fatte ai paesi Nato dal presidente americano Barack Obama martedì scorso. I rinforzi che l’Italia invierà nell’Afghanistan occidentale consentiranno di disporre di più truppe per il controllo del territorio, di offrire un maggior supporto alle forze locali e di contrastare meglio i talebani in un settore che è da sempre il più negletto tra i cinque nei quali il comando alleato ha diviso il paese. Il Regional Command West gestisce infatti un’area grande come metà Italia ma dispone di appena 4.500 militari della Nato, per oltre metà italiani. Nella sola Kabul sono presenti circa 6.500 soldati alleati, 20 mila sono schierati nelle province orientali, quasi 40 mila in quelle meridionali e circa 6.000 nel nord.

I rinforzi italiani e i 200 spagnoli promessi da Madrid compenseranno la cronica carenza di truppe nell’ovest in vista della riorganizzazione che vedrà dal 2010 anche il comando italiano elevarsi dal livello brigata a quello di divisione con al vertice un generale a due stelle italiano che avrà alle sue dipendenze le truppe guidate da un generale di brigata, anch’egli italiano. Carenza di truppe che minaccia di compromettere l’esito dell’offensiva che il generale Stanley McChrystal intende scatenare già a gennaio nella provincia di Helmand dove entro Natale saranno schierati altri 9 mila marine. Come è già accaduto in passato quando aumenta la pressione militare alleata su Helmand i talebani cercano di raggiungere province meno presidiate, soprattutto Farah, Ghor e Badghis (tutte sotto il comando italiano) dove trovano asilo e appoggio presso le locali tribù pashtun.

Per impedire la fuga dei jihadisti sarà necessario migliorare il controllo del territorio soprattutto a Farah dove dovrebbe essere dislocata gran parte della nuova componente da combattimento che Roma invierà, probabilmente entro giugno dell’anno prossimo. I dettagli su reparti e mezzi destinati a raggiungere l’Afghanistan saranno comunicati alla Nato il 7 dicembre, ma da indiscrezioni pare che sarà costituito un battaglione di fanteria meccanizzata accorpando due compagnie di bersaglieri della brigata Garibaldi e una compagnia di fanti dotata dei nuovi blindati Freccia proveniente dalla brigata Pinerolo. La Garibaldi, che già schiera a Shindand un battaglione del Primo reggimento bersaglieri, schiererebbe anche un buon numero di cingolati da combattimento Dardo, già distintisi negli scontri contro i talebani proprio a Farah. L’impiego dei nuovi Freccia consentirà inoltre di testare sul campo i blindati il cui impiego in Afghanistan era stato preannunciato già l’estate scorsa. A Farah gli italiani schierano attualmente il battaglione del 152° reggimento della Sassari, sufficiente a malapena a controllare l’area tra Farah, Bala Baluk e Delaram.

Proprio a causa della carenza di truppe alleate in questa provincia gli americani hanno assunto in primavera il controllo dei distretti meridionali di Bakwa, Delaram e Gulistan dove ai talebani e alle milizie narcos si uniscono molti combattenti stranieri, arabi e pachistani soprattutto. Altri rinforzi che l’Italia invierà in Afghanistan riguarderanno istruttori e consiglieri militari destinati ad addestrare le forze afghane, si dice almeno un centinaio per lo più carabinieri. Potenziamento in vista anche per la componente aerea e soprattutto gli elicotteri. Non si esclude l’aumento dei Chinook da trasporto e l’invio a Farah di alcuni elicotteri multiruolo AB-205, vecchi ma robusti velivoli aggiornati con moderni sistemi per le operazioni notturne e apparati di autodifesa dai missili antiaerei. (nella foto di Antonio Scattolon il ministro Ministro Franco Frattini con il Segretario di Stato americano Clinton al vertice Nato di oggi)

Leggi Quella in Afghanistan non è solo la guerra di Obama

Gianandrea Gaiani

Nato nel 1963 a Bologna dove si è laureato in Storia Contemporanea, si occupa dal 1988 di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. E' un "fogliante" dal 1997  (sua la rubrica Militaria) ma scrive anche sui quotidiani Il Sole 24 Ore e Libero e sui settimanali Panorama e Gente. E' opinionista sui temi di Difesa e Sicurezza del Giornale Radio RAI e Radio Capital e dal gennaio 2000 dirige il mensile web Analisi Difesa. A partire dal 1991 ha realizzato reportage da numerose aree di crisi e ha seguito sul campo le operazioni militari condotte dalle Forze Armate Italiane in Kurdistan, Somalia, Mozambico, Albania, Croazia, Bosnia, Macedonia, Kosovo, Afghanistan, Sinai e Iraq. Dal 1999 collabora con l'Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia (ISMM) e ha insegnato all'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI) a Roma. E' autore di diverse pubblicazioni tra le quali "Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane" uscito nel 2008.

 

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi