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Cos'è il Freedom of choice act

Così Obama intende azzerare la politica di Bush sull’aborto

John Podesta, capo della squadra di Barack Obama che prepara il passaggio dei poteri, conferma la rivelazione del Washington Post: Obama vuole subito abolire 200 decreti di George W. Bush. Si comincia con l’aborto e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, capitoli fondamentali del programma di “giustizia riproduttiva” di Obama.

11 Novembre 2008 alle 15:11

John Podesta, capo della squadra di Barack Obama che prepara il passaggio dei poteri, conferma la rivelazione del Washington Post: Obama vuole subito abolire 200 decreti di George W. Bush. Si comincia con l’aborto e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, capitoli fondamentali del programma di “giustizia riproduttiva” di Obama. Stanno uscendo i primi dettagli sui provvedimenti. Avrà vita breve il bando posto da Bush a una legge del Congresso che consente l’uso di fondi pubblici per la ricerca sugli embrioni. Ma è il Freedom of choice act il provvedimento a cui ambisce Obama.

Questa “codificazione della Roe vs. Wade” è diventata così centrale per la sua presidenza che in un discorso al Planned Parenthood Action Fund Obama ha detto: “La prima cosa che farò come presidente è firmare il Freedom of Choice Act”. La proposta di legge è presentata dalla senatrice Barbara Boxer assieme a Obama: attribuisce alle donne il diritto di scegliere di abortire in ogni momento, in ogni Stato, compreso Porto Rico, e a ogni età, anche al di sotto dei 18 anni. Negli Stati Uniti non esiste una legge sull’aborto né a favore né contro. L’aborto è libero dal 1973, da quando la Corte Suprema riconobbe come costituzionale il diritto a interrompere la gravidanza. La “dottrina Roe” prevede l’aborto “per qualsiasi ragione” nei primi cinque mesi e mezzo e, per non meglio specificate ragioni di “salute”, negli ultimi tre mesi. Obama vuole andare oltre. L’unica resistenza può venire dai “pro life democrats”.

Se approvata, la legge vanifica l’Emendamento Hyde del 1976, il grande successo degli antiabortisti che ha escluso il finanziamento federale dell’aborto. L’emendamento va rinnovato ogni anno all’interno dell’Health and Human Services Appropriations Bill. Sarebbero annullate le leggi che limitano l’aborto in molti stati, vietano l’aborto tardivo o richiedono l’autorizzazione dei genitori nel caso di minorenni. E’ a rischio la legge del 2003 sull’aborto a nascita parziale, con cui Bush ha bandito le tecniche abortiste di bambini parzialmente fuori dal grembo materno. Obama è pronto a eliminare la clausola di “coscienza” che permette al personale sanitario di rifiutarsi di eseguire aborti. Secondo l’U. S. Census Bureau, l’eventuale attuazione del Freedom of Choice Act incrementerà il numero di aborti di almeno 125 mila per anno.

Docente di Istituzioni americane all’Amherst College, filosofo ebreo di Chicago allievo di Leo Strauss, Hadley Arkes il 5 agosto 2002 si trovava alle spalle di Bush alla firma del Born Alive Infant Protection Act, la storica legge federale che obbliga i medici a salvare la vita dei sopravvissuti a un aborto. Una legge scritta da Arkes e contro cui ha votato Obama. “Il veto sulle staminali embrionali cadrà perché i democratici possono tornare alla situazione precedente a Bush con facilità”, ci dice Arkes. “Sull’aborto è invece dai tempi di Clinton che tentano di codificare la Roe. La cosa preoccupante è che questa volta l’infanticidio non è stato decisivo per gli americani. Obama tenterà di rovesciare le restrizioni e di tornare al periodo in cui erano le tasse a finanziare l’aborto. Se non ci riuscirà, proverà la via del compromesso, sarà comunque un passo indietro nella battaglia sull’aborto”.

E’ notizia recente che la United States Agency for International Development ha tolto ogni appoggio a Mary Stop International, secondo l’amministrazione Bush collusa con i programmi di limitazione delle nascite in Cina. La decisione è in armonia con il famoso emendamento Kemp-Kasten del 2002 e il Mexico City Policy, il provvedimento varato da Reagan e bandito da Bill Clinton nel 1993 con il quale si vincolano i fondi delle organizzazioni internazionali al rispetto della vita. Gli abortisti ricordano a Obama le sue promesse. Nell’email di congratulazioni, Planned Parenthood auspica il rientro dei fondi impiegati nel controllo demografico in Cina.

Redazione

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