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“Sono bastian contrario, voterò McCain”. L’urlo (quasi) solitario di Krauthammer

David Brooks sul New York Tima spiega che ci sono tre tendenze politiche fondamentali negli Stati Uniti. L’ortodossia liberal che usa il governo per massimizzare l’eguaglianza, il puro conservatorismo e l’idea di un governo limitato che esalti la mobilità sociale. La solitudine conservatrice di John McCain è arrivata al punto tale che l’editoriale di Charles Krauthammer sul Washington Post suona come una boutade.

29 Ottobre 2008 alle 18:14

David Brooks sul New York Times spiega che ci sono tre tendenze politiche fondamentali negli Stati Uniti. L’ortodossia liberal che usa il governo per massimizzare l’eguaglianza, il puro conservatorismo e l’idea di un governo limitato che esalti la mobilità sociale. La solitudine conservatrice di John McCain è arrivata al punto tale che l’editoriale di Charles Krauthammer sul Washington Post suona come una boutade. “Bastian contrario come sono, voterò per John McCain”. Così Krauthammer, premio Pulitzer definito dal Financial Times nel 2006 il “più influente commentatore americano”, attacca dalle colonne del Post la “corsa a lasciare la nave che affonda dei conservatori di ogni genere: il neocon Adelman, il moderato Colin Powell, l’ereditario-ironico Christopher Bucley e il socialista-ateo Christopher Hitchens”. “Non mi unirò a questa folla scomposta: affonderò con la nave di McCain: preferisco perdere un’elezione che perdere i miei principi”, scrive lo psichiatra che alla fine degli anni Settanta ha lasciato la medicina per lavorare con il democratico Jimmy Carter, diventando negli anni uno dei principali opinionisti conservatori.

Stride il silenzio della cultura conservatrice, sia “Main Street conservatives”, “Wall Street conservatives”, “old eastern seaboard conservatives” o “heartland conservatives”. Se ne parlerà a lungo dopo martedì. Intanto il managing editor di Newsweek, Jon Meacham, ha scritto una lunga analisi per avvertire Obama che “it’s not easy bein’ blue”, l’America resta di destra. La dice lunga la presenza di un terzo incomodo conservatore e libertario come Bob Barr. McCain è stato abbandonato da uno dei pilastri della pancia politica e intellettuale americana, siano editorialisti, centri studi, accademie, fondazioni e movimentismi vari. Oltreoceano il Telegraph ha dovuto pubblicare un editoriale dal titolo: “Conservatives should welcome John McCain”. Solo che i conservatori non ci hanno mai creduto in McCain. Altrimenti non avrebbero scaricato con tale anticipo il candidato che nel 2000 si faceva a gara a definire “ideale”.

Il magazine del New York Times parla di “tradimento conservatore”. Si comincia con Rich Lowry, managing editor della bibbia del conservatorismo National Review e si prosegue con il commentatore del New York Times, David Brooks, storico amico e sostenitore di McCain disaffezionato in queste ultime settimane di campagna elettorale. E’ da tempo che Peggy Noonan, assistente di Reagan e columnist del Wall Street Journal, dichiara serena “it’s over”, la partita è chiusa. La più acida è la columnist di National Review, Kathleen Parker: “Forse Sarah Palin vuole avere un po’ più di tempo per il suo nuovo bambino. Nessuno criticherebbe una mamma che pone al primo posto la famiglia. Fallo per il tuo paese”. Larry Hunter, consulente di un principe del conservatorismo come Newt Gingrich, ha definito “zombie” la coppia McCain-Palin.

Infine c’è chi, come l’ex braccio destro di George W. Bush alla Casa Bianca, Peter Wehner, che sul Washington Post prefigura già il 5 novembre. Un deserto politico angosciante ma in cui far rifiorire il conservatorismo. L’idea di “una forte difesa nazionale, un governo limitato, il costituzionalismo e la protezione del non nato”.

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