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Una lotta di classe salverà il mondo dagli ambientalisti

Contro l’imperialismo della multinazionale verde, la lotta dovrà essere di classe. Fred Singer, il veterano mondiale degli ecoscettici – coloro, cioè, che non sono affatto convinti che il riscaldamento terrestre sia un fenomeno duraturo – ne è convinto: “Riusciremo a fare terra bruciata intorno ai sostenitori delle teorie catastrofiste sul clima quando avremo dalla nostra parte i sindacalisti arrabbiati per i posti di lavoro perduti a causa delle politiche strampalate degli ambientalisti”

24 Giugno 2008 alle 17:00

Milano. Contro l’imperialismo della multinazionale verde, la lotta dovrà essere di classe. Fred Singer, il veterano mondiale degli ecoscettici – coloro, cioè, che non sono affatto convinti che il riscaldamento terrestre sia un fenomeno duraturo – ne è convinto: “Riusciremo a fare terra bruciata intorno ai sostenitori delle teorie catastrofiste sul clima quando avremo dalla nostra parte i sindacalisti arrabbiati per i posti di lavoro perduti a causa delle politiche strampalate degli ambientalisti”. Il climatologo virginiano detta la linea nel corso di un pranzo organizzato a Milano dall’Istituto Bruno Leoni e dall’associazione Ventunesimo secolo all’Exedra, un ristorante in piazzale Cadorna che serve antipasto di crudo e bufala e una tagliata con rucola e pachino.

Singer spiega di parlare “a nome di parecchie centinaia di scienziati che, come me, non credono affatto che il riscaldamento o il raffreddamento dell’atmosfera possano essere addebitati all’attività dell’essere umano”. Una convinzione che ha portato lo studioso, già capo del dipartimento federale per le osservazioni meteorologiche satellitari e membro dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), a fondare una commissione internazionale di scienziati non legati ai governi dei paesi di appartenenza. “In America, ma non soltanto – spiega lo studioso ottantaquattrenne – hanno coraggio soltanto gli scienziati in pensione come me, perché non hanno più nulla da perdere. Quelli giovani, anche quando non sono poi così convinti dalle tesi catastrofiste, fingono di credervi per non essere esclusi dalla spartizione dei fondi federali, che non sono poca cosa: ogni anno il governo degli Stati Uniti stanzia circa due miliardi di dollari che finiscono sempre agli scienziati allineati”. E se questo succede sotto la presidenza di un presunto ecoscettico come George W. Bush, figurarsi cosa potrebbe accadere con la prossima Amministrazione, sia essa quella del liberal Barack Obama o del battitore libero John McCain: “Sebbene sia un pro Kyoto anche lui – dice però l’anziano climatologo – c’è da augurarsi che vinca McCain, perché dalla sua ha un elettorato che condivide le nostre preoccupazioni”.

Ma la politica “verde” del senatore dell’Arizona potrebbe essere meno verde di quanto lui stesso vorrebbe (taglio del 60 per cento delle emissioni rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, ndr) anche a causa del suo programma elettorale: “McCain dice di voler dare all’America una politica estera forte, persino più forte di quella attuale. Perché ciò avvenga è necessario che gli Stati Uniti godano di un periodo di relativo benessere economico, ma l’economia non cresce se non si hanno a disposizione fonti energetiche a basso costo”. Le politiche ambientali, insomma, si scontrerebbero con la voglia tutta americana di grandeur geopolitica. “Potremmo fondare i Climate skeptics for McCain”, la butta lì. I venti astanti, nella saletta rossa al seminterrato del ristorante milanese, annuiscono.

Tra loro c’è il chimico Franco Battaglia dell’Università di Modena, forse il più famoso tra gli ecoscettici nostrani. E’ lui l’unico italiano tra gli autori del rapporto intitolato “La Natura, non l’attività dell’uomo, governa il clima”, curato dallo stesso Singer e presentato ieri in mattinata al Politecnico. “Checché ne dicano i soloni del catastrofismo – chiarisce lo scienziato americano – non è esistita epoca che non abbia assistito, a suo modo, al fenomeno del climate change. E questo per un motivo semplicissimo: il clima cambia sempre e da sempre. La differenza è che prima ci si doveva rassegnare ai bruschi cambiamenti delle temperature o delle condizioni atmosferiche generali, mentre oggi il progresso scientifico ci consente di porre rimedio al global warming così come al global cooling. Basta usare l’aria condizionata e i termosifoni”.

Secondo Singer, invece, “la pretesa di salvare il mondo da chissà quale cataclisma è insensata: dovremmo pensare a proteggere noi stessi e a vivere sempre meglio, perché l’uomo non ha nulla a che fare con i cambiamenti climatici. Ci sono sempre stati e lo dimostrano i vini che un tempo si esportavano dall’Inghilterra alla Francia e l’arrivo dei vichinghi nella (allora) verdissima Groenlandia”. Tutto sta a farlo capire ai governanti e all’opinione pubblica, affascinati dal millenarismo dell’ex vicepresidente americano, Al Gore, e dal suo documentario. Bisogna allora sperare nei sindacati e in una nuova lotta di classe, come aveva detto anche il Ceo di Ryanair, Micheal O’Leary, in un’intervista al Guardian: “Una recessione porrebbe finalmente fine a tutte queste cazzate ambientaliste che riempiono la bocca dei chiacchieroni di professione. Gli stessi che hanno permesso a Gordon Brown, con la scusa della tutela dell’ambiente, di raddoppiare le tasse aeroportuali”.

Alan Patarga

Nato a Roma, ha smesso di sentirsi romano da un pezzo e d’altronde con una famiglia che in poco meno di due secoli ha girovagato dalla Grecia all’Egitto e dal Canada alla Padania, sentirsi di qualche parte è complicato. Fondamentalmente un nostalgico, si trova a disagio in questo secolo e tutto sommato anche nel precedente s’è trovato più di una volta in difficoltà, però è convinto che in un Ottocento un po’ oleografico avrebbe dato il meglio di sé. Nella prima repubblica sarebbe stato monarchico, ai tempi del re avrebbe scritto volentieri le clausole del Patto Gentiloni, oggi s’accontenterebbe di potersi dire ancora liberale. Sostenitore delle cause perse a prescindere (gli piace persino Radetzky), è lui stesso nel novero, nonostante sua moglie, il cane e pochi amici credano ancora il contrario. Sui giornali ha cominciato a scrivere prima di prendere la patente e, tranne la laurea, non s’è risparmiato nulla, dalla nera al calcio, dalla geopolitica all’economia.

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