Perché il Tar poteva salvarci dagli aperitivi inguardabili ma non l'ha fatto

Marianna Rizzini

La scure del Tar si è abbattuta sulle bancarelle di Campo di Fiori non vegetali – ovvero quelle che non vendono frutta e verdura ma chincaglieria, tappetini per il bagno, pentole e bigiotteria para-sudamericana, del tipo venduto in tutto il mondo, a tutte le latitudini – ma non su alcuni fornitori d’aperitivo assolutamente inadeguati a tale prestazione d’opera.

E’ il giorno dell’estate di San Martino e l’aperitivo ideale sarebbe – eccezionalmente – quello dell’ora di pranzo, sorseggiato al sole e in dolce compagnia. L’aperitivista scrivente, però, non prende mai aperitivi a pranzo – ché o lavora o dorme, a quell’ora – e dunque ha chiesto la consulenza di un amico di esperienza aperitivistica decennale (il quale consiglia, per l’estate di San Martino, un Ramazzotti entro le ore tredici). Detto questo, la preoccupazione dell’aperitivista scrivente è un’altra. La scure del Tar, infatti, si è abbattuta sulle bancarelle di Campo di Fiori non vegetali – ovvero quelle che non vendono frutta e verdura ma chincaglieria, tappetini per il bagno, pentole e bigiotteria para-sudamericana, del tipo venduto in tutto il mondo, a tutte le latitudini – ma non su alcuni fornitori d’aperitivo assolutamente inadeguati a tale prestazione d’opera. Triste è l’idea di veder sparire la bancarella di bigiotteria, utile per ingannare l’attesa dell’uomo che si fa attendere, per esempio, ma di dover nel contempo continuare a sopportare l’accozzaglia (dilagante nei bar dei dintorni) di pizzette riscaldate su richiesta e di primi di lasagna per turisti e vini della casa acidi e scoloriti, tutta roba politicamente corretta – va bene per tute le tasche – ma sinceramente inavvicinabile. Non volendo seguire il consiglio del gruppo di simpatici funzionari leghisti a Roma – meglio lo spritz (carissimo) a San Lorenzo in Lucina – siamo costretti a ripiegare sulle vinerie del quartiere Monti, sperando che il Tar non arrivi a monitorare anche il crocchio di ambulanti cinesi adorato dagli aperitivisti di zona, tutti pazzi, tra un bicchiere e l’altro, per lo shopping di inguardabili e irresistibili peluche canterini venduti a dieci euro dai suddetti venditori ( peluche che vengono segretamente collezionati fino a che il fidanzato o la fidanzata non li butta dalla finestra).

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.