Parigi val bene un aperitivo, ma non al Deux Magots. Consigli a Fini e Schifani

Sarà pur vero che Simone de Beauvoir ha ucciso Madame Bovary (lo scrive Bernard-Henry-Lévy e lo riporta il Corriere della Sera), ma sorge il dubbio che la scrittrice, come par di capire dalle ultime interpretazioni biografico-letterarie, abbia avuto, sotto sotto, anche una voglia matta di uccidere Jean Paul Sartre, specie dopo tutti quegli anni di crudelissima coppia aperta e tutti quegli aperitivi in sua esclusiva compagnia al caffè letterario Deux Magots, a Saint Germain des Prés, a Parigi. Un luogo dove ci si può fermare per la colazione con sommo piacere, ma per l’aperitivo, per favore, no.

15 Maggio 2008 alle 09:00

Parigi val bene un aperitivo, ma non al Deux Magots. Consigli a Fini e Schifani

Sarà pur vero che Simone de Beauvoir ha ucciso Madame Bovary (lo scrive Bernard-Henry-Lévy e lo riporta il Corriere della Sera), ma sorge il dubbio che la scrittrice, come par di capire dalle ultime interpretazioni biografico-letterarie, abbia avuto, sotto sotto, anche una voglia matta di uccidere Jean Paul Sartre, specie dopo tutti quegli anni di crudelissima coppia aperta e tutti quegli aperitivi in sua esclusiva compagnia al caffè letterario Deux Magots, a Saint Germain des Prés, a Parigi. Un luogo dove ci si può fermare per la colazione con sommo piacere, ma per l’aperitivo, per favore, no – ancora oggi lo champagne è troppo caldo, le olive troppo untuose, per non parlare dei toast secchi e spezzettati che figurano come accompagnamento. Premettiamo che l’aperitivo a due, a nostro avviso, se i due aperitivisti costituiscono una coppia già da mesi o anni, è sempre foriero di liti (troppo alcol in circolazione, troppo tempo per sviscerare i problemi senza gli amici a far da cuscinetto). Peggio mi sento se la coppia è aperta ma l’aperitivo è esclusivo, come nel caso Sartre-De Beauvoir. Detto questo, non abbiamo molte occasioni di prendere aperitivi al Deux Magots, ma una sera ci è bastata, e si sa che a Parigi chiunque può capitare, di passaggio, una volta nella vita: che serva d’avvertimento. D’altronde il vizio di servire olive troppo oleose, immangiabili se non dopo aver imbrattato la camicia, non è soltanto parigino, ma anche milanese (fanno fede le olive del Cova, luogo eletto di Eugenio Scalfari, secondo la sua autobiografia) e persino caprese – e chissà se i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, frequentatori occasionali dell’isola partenopea, se ne sono accorti. Nella famosa Piazzetta, infatti, i bar servono bicchieri di Falanghina a temperatura discutibile, con una ancor più discutibile aggiunta di olive naviganti in un pozzetto d’olio salatissimo. Non va meglio se si ordina il tradizionale sgroppino: sempre olive affogate arrivano sul tavolo, al massimo qualche nocciolina smunta, roba che nemmeno alla festa della scuola media. Se non si è turisti semplici, ma amici di qualcuno, meglio comprare del pane fresco all’antico Forno caprese e farsi invitare a bere qualcosa sulla terrazza del conoscente non del tutto ignorante in tema vinicolo. Se invece si è turisti fai da te, si consiglia di rivolgere un’apposita petizione a Fini (titolo: “Meno olive per tutti”) e tornare nella più aperitivisticamente abbordabile città di Napoli, dove, non lontano dai sacchi di monnezza, si può sorseggiare un prosecco all’antico caffè Gambrinus, letterario almeno quanto il parigino Deux Magots, e attendere colà, nell’ebbrezza, il prossimo Consiglio dei ministri (in trasferta per volere berlusconico).

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