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Le sei regole romane. Primo di una lunga serie di mojito

Le circostanze inducono il redattore con il più alto livello di aperitivitudine – ovvero io, la sottoscritta Marianna Rizzini – a prendere in mano la situazione per impedire che un rimprovero nientedimeno che del Garante per la concorrenza (o peggio della Corte europea dei diritti dell’Uomo), come minacciato dal lettore e illustre collaboratore dottor Carlo Stagnaro, si abbatta su questa redazione, e proprio a causa dell’alto grado di aperitivitudine della sottoscritta (e non solo).

12 Marzo 2008 alle 23:48

Mojito - Foto Pexels.com

Mojito - Foto Pexels.com

Le circostanze inducono il redattore con il più alto livello di aperitivitudine – ovvero io, la sottoscritta Marianna Rizzini – a prendere in mano la situazione per impedire che un rimprovero nientedimeno che del Garante per la concorrenza (o peggio della Corte europea dei diritti dell’Uomo), come minacciato dal lettore e illustre collaboratore dottor Carlo Stagnaro, si abbatta su questa redazione, e proprio a causa dell’alto grado di aperitivitudine della sottoscritta (e non solo). Ma restiamo ai fatti: la sottoscritta un giorno confessa su questo sito la sua debolezza per gli aperitivi, seppur a tarda ora, cioè dopo la chiusura del giornale (ore 21 e 25 in media, cosa che già di per sé squalifica gli aperitivisti tradizionali, quelli che si recano all’aperitivo verso le ore 19 e 30). Qualche lettore, letta la confessione, e nonostante la sottoscritta sia appunto un’aperitivista con orari molto meridionali, si lamenta via lettera con il direttore per la colpevole mancanza di indirizzi utili a usufruire di tali aperitivi. Il dottor Stagnaro, inaspettatamente, si fa Garante del lettore. E insomma ora ci tocca specificare che:
1. non intendiamo per nulla al mondo rinunciare all’aperitivo a tarda ora né rinunciare a esso per una normale cena in trattoria né, tantomeno, cucinare qualcosa a casa in tutta tranquillità;
2. non intendiamo per nulla al mondo spostarci da Trastevere onde rendere possibile un’agevole fruizione dell’aperitivo ai non residenti;
3. ci assumiamo la responsabilità di dichiarare che l’aperitivo prolungato (fino alle 23) del locale “Freni e Frizioni” non solo è il migliore della zona per qualità, prezzo, digeribilità e bontà del mojito, ma che tale superiorità resta tale nonostante la qualità non eccelsa del vino e la non sostenibilità, oltre una certa ora, del volume della musica – motivo per cui a volte siamo costretti, pena la sordità precoce, a preferire il vicino “Ombre rosse” o il più dislocato "Cantina paradiso” o il più fantasioso “Rum agricoli”, che ha il merito di essere di fronte al cinema Intrastevere (spesso pieno, e allora un rum agricolo può assistere, nell’attesa);
4. ci assumiamo inoltre la responsabilità di tradire Trastevere, di tanto in tanto, per l’ancora più scomoda (da raggiungere in macchina) Campo dei Fiori, e accettiamo di essere per questo tacciati di egoismo e insensibilità verso i cittadini che dimorano altrove (e che giustamente vorrebbero poter fare l’aperitivo sotto casa). Ma per quanto si giri, la nostalgia porta, almeno una volta la settimana, alla vineria di Campo dei Fiori – quella originale. Ci rifiutiamo infatti di bere anche solo un bicchiere nei locali contigui (per fedeltà capricciosa e forse immotivata);
5. ammettiamo che, ove costretti, ci spingiamo fino a Testaccio, con sommo rammarico, e che lì siamo costretti a ripiegare su una pizzeria (giacché di solito non troviamo locali che servano aperitivi oltre le 21);
6. tutto considerato, dichiariamo che le sbronze non sono abituali per la sottoscritta e per l’intera redazione, checché ne pensino i Garanti, vista l’ora tarda d’inizio-bevuta e vista la necessità di alzarsi la mattina seguente per ascoltare la rassegna stampa di Massimo Bordin. E infine qui diciamo, solennemente, che mai e poi mai scambieremmo il vino rosso con la birra e il mojito con la caipiroska.

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