Numeri 2 alla riscossa

Tommy Cerino Cerno torna a popolare gli incubi di Calabresi, Mieli umilia Lucianino Fontana

14 Aprile 2018 alle 06:00

Numeri 2 alla riscossa

Foto LaPresse

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Anche nei giornali. Non solo Berlusconi. Paolo Mieli, da par suo, partecipa alle consultazioni al Quirinale nella delegazione di Via Solferino (quella che fa seguito all’ex Capo dello stato, l’onorevole Giorgio Napolitano) e umilia il suo successore. Lucianino Fontana parla e lui, accanto, invece di starsene zitto gli fa uno,due, tre… stella!

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Altro che Berlusconi. Vicedirettori, ex direttori, fondatori, segretari di redazione, centralinisti, fuochisti, macchinisti e fantasisti si prendono la scena e decidono sulla carta, in video e anche nel borderò.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Altro che Berlusconi. Non si scherza con la mobilia e Tommy-Tommy Cerino all’anagrafe Cerno torna ad abitare gli incubi di Marione Calabresi. Tommy-Tommy, l’Elton John del giornalismo italiano si fa un baffo della retorica dei tagli.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa nei giornali. Altro che Berlusconi. Tommy-Tommy sì che sa far di conto. Si tiene stretta l’aspettativa di Repubblica, i privilegi di neo parlamentare Pd in quota post renziana e con l’aiuto degli hacker di Marco Carrai, ogni santo giorno, disturba la riunione di redazione di Calabresi.

 

Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Altro che Berlusconi. Marione parla e lui, nonostante gli eroici tentativi di Giorgio Caruso alla regia di impedirne la messa in onda, gli fa le smorfiette, fa marameo, fa cucù, fa la linguaccia e fa la mossa prendendosi ancora una volta – tra gli applausi di tutti, perfino quelli di Ezio Mauro – la scena.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Altro che Berlusconi. Non applaude Eugenio Scalfari, il Fondatore, ma solo perché non c’è nelle riunioni di Repubblica. Di ovazioni, Eugenio, ne ha a iosa già quando entra nel camerino di “Di Martedì” oscurando il pur plurisorridente Floris e – naturalmente – non ce n’è per nessuno.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. E anche nella Santa Sede. Come anche succede nell’appartamento di Santa Marta in Vaticano. Arriva Scalfari e il Camerlengo, subito, lascia in asso Papa Francesco sempre voglioso di farsi intervistare e si mette a parlare di Pitagora col Fondatore. Bergoglio parla di teologia e quei due, trattenendosi dalle risa, a favore di telecamera recitano in colonna la moltiplicazione del tre (per tre).

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Non c’è due che non diventi uno. Anche in tivù è tutto un prendersi la rivincita: Alessandra Sardoni, durante il collegamento col tiggì La7, fa le radici quadrate nella sala della Vetrata al Quirinale invece di ascoltare le domande in carambola di Enrico Mentana agli ospiti. Paolo Celata, poi, esagera. Si mette alle spalle del direttore mentre lancia i servizi e, con le dita, fa la conta degli immancabili ritardi.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Altro che il solo Berlusconi. Anche Paolo Pagliaro, a Otto e Mezzo, si prende la scena a scapito di Lilli Gruber. Al posto del Punto parlato, fa dieci equazioni mimate e Klaus Davi, all’Arena, fa letteralmente strame di Giletti.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nel giornalismo. Il povero Massimo parla e lui, pur non profferendo sillaba, si lancia in una danza del ventre irresistibile, ma così irresistibile, da trascinare nel vortice di un’impennata di audience le sempre graditissime ospiti Daniela Santanché, Ale Moretti e Alessandra Mussolini dimostrando così qual è il vero populismo.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nel giornalismo. L’atmosfera è proprio quella giusta. Anche Irene (vero, Irene?) si prende la sua definitiva rivincita di eterna seconda sul solito sempre primo della classe e surclassa Joe Servegnini.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nel giornalismo. Nel sospiro di sollievo di Urbano Cairo –l’editore – Servegnini viene defenestrato direttamente da Irene (vero, Joe?) che s’insedia alla direzione di 7 non senza rivestire il suo predecessore, prima di farlo accompagnare all’uscita, non più del suo proverbiale impermeabile bianco ma solo di post-it. E Joe – invocando il soccorso di Matteo Renzi, di Maria Elena Boschi e di Luca Lotti, tutti santi martiri – cammina con post it ovunque: anche sulla zazzera bianca, anche sulla frangetta da suora laica, anche sul popo’ e quindi anche sulla scucchia.

 

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Il momento è quello giusto e un altro eterno secondo, il più secondo tra i secondi, il secondissimo per eccellenza – si sta parlando, ma l’avete già capito tutti, di Gianni & Riotto detto Johnny – assapora l’ora di prendersela tutta la scena e così umiliare l’eterno primo, il più primo tra i primi, il primissimo di sempre: Marcel, ovvero Marcello Sorgi.

  

Fate i bravi! Numeri due alla riscossa. Nei giornali. Fa per contare con le dita mentre quello parla, si mette di sghimbescio, quindi avanza, si mette al centro della scena e però, sorpresa, ha la bottoniera dei pantaloni sbottonata. E gli finisce a contare asole e bottoni in trista solitudine mentre Marcel, nel suo elegante completo da mare, simile a Tiberio imperatore incrocia le onde al largo di Capri al timone della sua torpediniera.

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