Cassese spiega perché si può andare a votare subito

In un'intervista al Mattino, il giudice emerito della Consulta spiega perché non bisogna aspettare l'omogeneizzazione della legge elettorale per andare alle urne

Sabino Cassese

Sabino Cassese (foto LaPresse)

La sentenza della Consulta che ha riscritto l'Italicum in senso proporzionale divide la politica tra coloro che chiedono un'omogeneizzazione delle leggi elettorali tra Camera e Senato e chi invece ritiene che i due sistemi elettorali possano essere diversi. Secondo il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, l'idea che segue la prima corrente di pensiero non è così malsana come si crede. In un'intervista al Mattino, Cassese spiega come avere due leggi elettorali diverse tra Camera e Senato si sposi bene con l'esito del referendum costituzionale dello scorso anno. "C’è chi sostiene che, dopo il referendum, si sia accettato il bicameralismo e questo comporta che le due camere possano essere diverse", spiega Cassese. "In fondo, anche negli Stati Uniti si sono spesso formate maggioranze diverse al Senato e alla Camera dei Rappresentanti. Due soggetti con teste diverse possono garantire maggiori controlli. C’è, invece, chi vuole che le due camere siano elette con criteri omogenei, per evitare conflitti". Altre differenze tra i due sistemi elettorali tra le due camere, tra l'altro, precedono la sentenza della Consulta e sono sancite dalla stessa Costituzione, ricorda il giurista. Tra queste, "l’età differente per il voto per le due camere, la base regionale e non nazionale prevista per i collegi al Senato. Poi, ci sono due differenti soglie di sbarramento: il 3 per cento alla Camera, l’8 per cento al Senato".

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Il dibattito sull'omogeneità tra le due leggi elettorali, avverte Cassese, deciderà l'immediato futuro dell'attuale legislatura. "Lo scenario possibile è tutto di natura politica. Premesso che non esistono vincoli giuridici che impediscano il voto immediato, bisognerà vedere se in Parlamento prevarrà la preoccupazione per l’omogeneità tra le due leggi o no". Il rischio maggiore, nel caso prevalesse la volontà di riformare anche la legge elettorale per il Senato, è quello di un passo indietro con un ritorno al proporzionale nudo e crudo, modello Prima Repubblica. "Se si spingerà per l’omogeneità, il rischio è tornare ad un sistema elettorale proporzionale, quello che sembra riscuotere i maggiori consensi tra i partiti. Si ritornerebbe al passato. Il bicameralismo è stato voluto dalla Costituzione del 1948, le leggi elettorali con il sistema proporzionale risalgono a quel periodo. Naturale che il proporzionale riscuota consensi: è l’unico mezzo, anche per i piccoli schieramenti, per potersi sedere al tavolo di trattativa e contare. In ambedue gli esiti c’è bisogno di un accordo tra forze politiche concorrenti".

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Gennaio 2017 - 20:08

    La frase chiave: "Naturale che il proporzionale riscuota consensi: è l’unico mezzo, anche per i piccoli schieramenti, per potersi sedere al tavolo di trattativa e contare." Non o se Sabino Cassese abbia volutamente fatto quella valutazione o gli sia scappata. Mette in luce il baco nativo: quello che ha impedito e ancora impedisce, la "governabilità. Prima che possa, anche in consolidato regime democratico, governare uno, meglio non governi nessuno. Questo l'imperativo categorico alla base della nostra attuale situazione. Esegesizzare, dà la soluzione? Fate voi.

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  • luciano_avogadri

    26 Gennaio 2017 - 17:05

    Il bello è che ai tempi dei Padri Fondatori, Senato e Camera avevano addirittura due tempistiche di votazioni diverse, se non ricordo male: cinque anni per la Camera, sei per il Senato.

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