La giusta soluzione per Renzi e per il Cav. è votare subito

Cosa cambia la sentenza della Consulta sull'Italicum. Arrivare al 2018 aveva un senso solo per tentare di scrivere una nuova legge dal sapore maggioritario

La giusta soluzione per Renzi e per il Cav. è votare subito

Foto LaPresse

La sentenza con cui la Consulta ha dichiarato incostituzionale una parte importante dell’Italicum (il ballottaggio) lasciando intatte le soglie di accesso alla Camera (3 per cento per le liste) e il premio di maggioranza per le liste che superano il 40 per cento (quasi impossibile) apre una nuova fase politica la cui conseguenza evidente non può che essere quella di prendere atto dei nuovi equilibri, fissare la data e andare a votare subito. Arrivare al 2018 aveva un senso per tentare di scrivere una nuova legge dal sapore maggioritario, per provare a dare ai leader del centrodestra e del centrosinistra il tempo utile per cercare una nuova identità per i loro partiti, per mostrare agli elettori l’inutilità autolesionista e inconcludente dell’accozzaglia uscita vincitrice dal referendum costituzionale. La legge elettorale disegnata dalla Consulta – “suscettibile di immediata applicazione” – ci proietta invece in una nuova dimensione e fotografa come meglio non si potrebbe il contesto politico successivo al 4 dicembre.

L’Italia dei sindaci sognata dal Royal Baby è stata spazzata via dalla storia (no fine del bicameralismo, no party, no ballottaggio. E non perché il ballottaggio è incostituzionale ma perché era stato pensato per un sistema senza bicameralismo perfetto), così l’unica mediazione possibile e realistica per andare a votare non poteva che essere quella scelta dalla Corte: un sistema proporzionale con una correzione maggioritaria esplicita alla Camera (dove il premio scatta al 40 per cento) e implicita al Senato (dove la soglia di sbarramento è al 20 per cento per le coalizioni su base regionale e all’8 per cento per chi corre da solo, ciò significa che pochi partiti riusciranno ad avere senatori nella prossima legislatura).

 

L’orizzonte proporzionale non è il miglior alleato della vocazione maggioritaria (difficilmente il segretario del partito che vincerà le elezioni sarà anche il presidente del Consiglio), non si addice più all’idea di partito della nazione (avrebbe avuto una sua dimensione completa solo in un contesto di simil-presidenzialismo alla francese) e costringe i due politici che incarnano meglio degli altri un progetto di riformismo alternativo al cialtronismo grillino (Renzi e Berlusconi) a vivere in una nuova cornice politica all’interno della quale Renzi non può più essere pienamente Renzi e Berlusconi non può più essere pienamente Berlusconi.

Non credete alla fake news di chi dice che non si può votare

“Non abbiamo la legge elettorale, non possiamo votare”. Hai voglia a ricordare che la legge c’è, è stata approvata in Parlamento, tiene conto di una sentenza della Consulta per il Senato e di una volontà del legislatore per la Camera

Il Cavaliere aveva scelto di dimettersi parzialmente da se stesso contrapponendosi con forza alla riforma costituzionale voluta da Renzi e preparandosi a navigare in un panorama politico identico a quello disegnato ieri dalla Consulta. Allo stesso modo, Renzi, ha scelto di dimettersi da Renzi, almeno parzialmente, nel momento stesso in cui ha deciso di non andare a votare subito (si poteva, si doveva) e nell’istante in cui ha accettato di adattare il suo profilo al nuovo contesto anti maggioritario (un anno di stop non avrebbe fatto male al segretario del Pd), passando rapidamente e come se nulla fosse dal ruolo di leader potenzialmente rivoluzionario a quello di semplice manovratore di una futura governabilità. Da questo punto di vista – essendo sparito in modo prematuro dal radar del segretario del Pd l’idea che fosse doveroso occuparsi prima della ricostruzione del partito e poi di quella dell’Italia, nel tentativo di trovare una seconda chiave per declinare la vocazione maggioritaria – andare a votare subito rappresenta una scelta quasi doverosa, sia per Renzi sia per Berlusconi, per esercitare al meglio il nuovo ruolo di manovratori di una futura governabilità: senza un’idea forte per ricostruire un partito e far viaggiare con la giusta velocità di marcia un governo, da questo momento in poi la legislatura rischierebbe di andare avanti spinta solo dall’assurda volontà di voler “omogeneizzare le leggi elettorali” e si capisce dunque che il Renzi manovratore e non più rottamatore abbia un suo interesse a capitalizzare tutto, a non voler rischiare di perdere peso al prossimo congresso, ad avere il controllo totale sulle liste che verranno presentate alle prossime elezioni, a sfruttare una legge che premia i partiti e le liste capaci di allearsi e che sfavorisce i partiti anti sistema incapaci di allearsi prima delle elezioni e a non procrastinare nel tempo quello che sarà lo sbocco inevitabile del nuovo Pd: un accordo strategico, dopo il voto, con il partito del Cav.

 

Arrivare al 2018 aveva un senso anche per scrivere una nuova legge elettorale. Una legge c’è. Un’altra non si farà. Ora meglio votare.

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    26 Gennaio 2017 - 15:03

    Quello che sappiamo con certezza è che se Renzi non fosse stato abbattutto dal convergere degli interessi di establishment massmediatico e non, adorati aderenti alla setta grillina, ridicole destra e sinistra anti-sistema varie , oggi ci troveremmo in una sorta di paradiso terrestre: una sola camera a dare la fiducia, una legge elettorale in grado all'occorrenza di fornire governi stabili e soprattutto scelti dagli elettori...

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  • lorenzolodigiani

    26 Gennaio 2017 - 14:02

    Caro Direttore, la decisione della Consulta non da' adito a sorprese. Si e' verificato, sostanzialmente , quanto ci si aspettava, Il futuro prevede quel proporzionalismo di cui non si avvertiva il bisogno, ma che consentira' la grande(?) coalizione tra PD e Forza Italia. Non sono convinto che si procedera' cosi' celermente, come lei auspica. Anche perché uno dei protagonisti, il cav, non ha nessuna fretta, forse perché attende di essere candidabile, ma piu' verosimilmente per convincere i suoi e tentare di dare, come lei dice, una nuova identita' al suo partito. A differenza di lei, caro Cerasa, credo si debba tirare un po' il fiato, far lavorare per un tempo ragionevole il governo Gentiloni, non rientrare subito in una nuova campagna elettorale, appena dopo essere usciti dall'ultima interminabile. Renzi avra' anche i suoi interessi, ma devono coincidere con quelli del paese.

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  • franco.bolsi

    26 Gennaio 2017 - 11:11

    I calcoli di Berlusconi, Renzi, Salvini, Grillo e chi volete non m’interessano. Sono contrario a votare per due motivi. Il primo. Non voglio votare su una legge elettorale fatta in casa dalla consulta. Secondo. Votare con leggi elettorali che il parlamento, cioè la famosa democrazia, non riesce a produrre significa delegittimare ancor più le istituzioni. Aggiungo che la legge elettorale proporzionale, questo suinum 2.0, è la vergogna delle vergogne. O maggioritario o chiudiamo bottega e facciamoci governare dai tedeschi, dagli arabi, da chi volete, ma smettiamola di parlare di politica.

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    • mauro

      26 Gennaio 2017 - 12:12

      Caro Franco, a parte il fatto che già chi s'alza prima al mattino, arabo, tedesco o capoverdiano, da noi comanda (naturalmente con il permesso della consulta) come puoi pensare che la magistratura ti permetterebbe di chiudere una bottega dove fa affari d'oro? Che probabilmente, se non va ancora peggio, potrà essere amministrata da Emiliano, che appartiene sempre alla casta sacerdotale.

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      • franco.bolsi

        26 Gennaio 2017 - 13:01

        Hai ragione. Emiliano è l’uomo “giusto”. Tuttavia a ben guardare anche Renzi ha responsabilità, assieme agli amici/nemici grillini, nel perpetuare questo strapotere di magistrati, consulte varie, CSM. Bersani ritiene che il centro siano loro, e guarda come Emiliano a possibili alleanze. La vede lunga il buon Bersani e chissà che stavolta non gli vada bene. Col proporzionale tutto è possibile. Però il Foglio ritiene che Grillo si alleerà con la Lega. Mah! il diavolo e l’acqua santa. Chissà, anche qui, ma non ci credo. Il solito compromesso storico o nazareno ben sponsorizzato non vedrà la luce perché la base elettorale del PD, renziani compresi, dell’ex diavolo non ne vogliono sapere. Il proporzionale vedrà Grillo e il PD insieme? Due sfighe insieme le reggeremo? Resto dell’idea che è meglio farsi governare da terzi, Lituania compresa. Ciao.

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        • mauro

          26 Gennaio 2017 - 22:10

          Caro Franco, la situazione è talmente disastrosa che mi sorprendo a pensare che se Renzi decidesse di affrontare le prossime elezioni, perfino presentandosi sotto insegne del PD, forse lo voterei. Cosa che fino a poco tempo fa avrei dichiarato pura follìa. Si tratta sempre, è vero, di qualcuno che proviene dal vivaio del cattoprogressismo, e che troppe volte, durante il suo governo, del progressismo ha seguito le tipiche disastrose abitudini. Ma è stato l'unico a cercare di fare qualcosa per raddrizzare le fondamenta storte dell'impalcatura istituzionale, destinata altrimenti a franare, come in effetti sta franando. L'unico, persino rispetto ai "patrioti" delle varie destre, con Berlusconi in testa, che anzi sull'impalcatura pericolante hanno ballato. Ho un bel ricordare a me stesso il Montanelli del turarsi il naso, sono egualmente a disagio. Esiste del resto un qualsiasi altro politico che mostri la minima onestà intellettuale e sia in grado di farla valere?

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  • p.ascari

    26 Gennaio 2017 - 09:09

    Ecco un altro fantastica vittoria del berlusconismo. La fine dal maggioritario e il ritorno al proporzionale. In vent'anni, il vostro idolo e le sue rabberciate colazioni non hanno saputo scrivere una legge elettorale decente, modificando di volta in volta l'orientamento a seconda della sua convenienza, ed il risultato è che siamo ancora qui. Però, vuoi mettere Maria de Filippi a Sanremo? Quella sì che è una vittoria, vero Direttore?

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    • carlo schieppati

      26 Gennaio 2017 - 09:09

      E' sempre colpa di Berlusconi....

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      • p.ascari

        26 Gennaio 2017 - 15:03

        beh, diciamo che ci ha messo del suo, per quanto poteva. Non è che si possa chiamar fuori eh. Ma la mia è più che altro in polemica con questo giornale, che celebra i successi storici del berlusconismo (??) una volta al mese, in modo quantomeno comico. L'ultima volta pure la presenza di Maria de Filippi a Sanremo è stata citata come una vittoria del berlsuconismo. Non mi chieda perché. Se lo vada a leggere qui http://www.ilfoglio.it/politica/2017/01/23/news/il-trionfo-del-berlusconismo-spiegato-in-cinque-punti-da-tajani-a-maria-de-filippi-116374/

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