Non credete alla fake news di chi dice che non si può votare

“Non abbiamo la legge elettorale, non possiamo votare”. Hai voglia a ricordare che la legge c’è, è stata approvata in Parlamento, tiene conto di una sentenza della Consulta per il Senato e di una volontà del legislatore per la Camera

Non credete alla fake news di chi dice che non si può votare

Foto LaPresse

C’è fake e fake. E c’è anche il superfake. Da anni facciamo campagna in nome delle cosiddette controverità, altro che postverità. Fake: è crollato un cavalcavia sulla Salerno-Reggio, a pochi giorni dalla “inaugurazione”. Banale, basta una smentita. E chi ci aveva creduto senza approfondire, e magari ci crede ancora, peste lo colga. Con la “o” stretta di “colga”. Ma il superfake non si può smentire se non con un commento o un viaggio-articolo di Antonio Pascale, supremo decrittatore di fake in molti campi, dalla scienza all’amore. Libri, Foglio: decrittazione avvenuta. L’autostrada che non c’era, secondo il supersuperfake invalso nell’informazione italiana, c’è sempre stata, dai tempi del centrosinistra, il primo, fu ideata da Giacomo Mancini, ministro socialista e capopopolo di quelli di una volta, fu ed è (credo) gratuita, serve allo sviluppo di aree del paese in via di sviluppo (da secoli), come si dice pudicamente. Bisognava rinnovarla, adeguarla a nuovi standard, ma intanto si passava da una città all’altra via autostrada, con le difficoltà della cantieristica aperta, l’autostrada c’era, mentre la maggioranza degli italiani era praticamente convinta che non ci fosse e che la sua costruzione fosse lenta, lentissima, mai l’inaugurazione definitiva, le balle del potere eccetera. Lenta, è vero, ma c’era e sembrava che non ci fosse. Lavori lenti, è vero, e inquinati come spesso i lavori pubblici di stato, ma non duravano dal 1963, quella era l’epoca della felice costruzione riformista di una strada che completava, si fa per dire, un tracciato di unità e integrità nazionale dedicato prevalentemente alla Calabria, che ne è parte nonostante orografia e storia e antropologia e spopolamento. Non bastava una smentita alle campagne ridicole, grottesche, occorreva una controinformazione controveritativa. Piccoli giornali l’hanno fatta, i grandi devono vendere copie sulla pelle della verità, e s’ingegnano.

 

Ora un altro grande superfake. “Non abbiamo la legge elettorale, non possiamo votare”. Hai voglia a ricordare che la legge c’è, è stata approvata in Parlamento, tiene conto di una sentenza della Consulta per il Senato e di una volontà del legislatore per la Camera. Hai voglia a ricordare che le leggi sono sempre state diverse per le due Camere. Che si può votare oggi, ieri e domani mattina. Sembri un pazzo, the fool on the hill, nell’atmosfera controveritativa alimentata da istituzioni e informazione di massa. Hai voglia a dire la verità: se nasce con questa legge una doppia maggioranza, come capita in tante democrazie bicamerali e come è accaduto da noi tante volte compresa l’ultima volta che si votò, si trova un compromesso e nasce un governo, vengono fatte le leggi, si spera non in eccesso, la vita continua e forse migliora rispetto a diversivi, lentezze peggiori della Salerno-Reggio, strumentalismi estenuanti, corruzione del linguaggio politico e dei significati istituzionali e costituzionali, sillogismi sghembi, manovrette da quattro soldi. Si vota e si va al sodo: come fare a migliorare le cose? Proposte, programmi, lotta politica e tanti baci. E se le cose vanno male è responsabilità del voto espresso e dell’autogoverno inceppato attraverso i partiti. Il maggioritario secondo alcuni, anche qui, aiuta al massimo a rendere meno verosimile lo stallo, ma non decide. Come il proporzionale, che può dare alla fine mortale stabilità dei governi a giostra dall’epoca del boom. La società decide, la legge elettorale è l’intendenza che seguirà.

 

Il superfake della legge elettorale è sovrastato da un altro supersuperfake. Da certi sondaggi e dal tono generale della discussione sembra che a votare non siano i cittadini ma la legge elettorale. Non è vero, lei non vota. Noi votiamo. E liberamente. Fantasiosamente o pigramente, con la testa e con la pancia, con il malumore e la riflessione. Vagliela a spiegare, questa elementare controverità, a quelli che con la chiacchiera sulle regole ci mangiano parole e potere, tempi morti e dilazioni, questioncelle di partito e molto altro. Vagliela a spiegare ai sondaggisti che si domandano come risulterebbe il Parlamento con questa o con quest’altra legge elettorale. Ma che ne sanno? Le leggi elettorali sono di due tipi, variamente corrette ma si spera senza retropensieri e faziosità. Maggioritarie e proporzionali. Punto. Ne abbiamo non una ma due, una maggioritaria corretta con il ballottaggio per la Camera e una proporzionale corretta dagli sbarramenti per il Senato. Si può votare ieri. Vaglielo a spiegare ai politicanti che saranno sostituiti, se continua così, dagli antipoliticanti. Modello Raggi. E ho detto tutto. E buon anno a tutti.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    31 Dicembre 2016 - 17:05

    Ho percorso una sola volta la Salerno-Reggio Calabria circa 25 anni fa: ho viaggiato benissimo, a parte che eravamo in cinque su una Opel Kadett non climatizzata. Partendo da Milano sono andato a Sant'Irene di Briatico, zona ad alta densità mafiosa (la Boccassini accenda un faro: ero segretario della DC del mio paese). Da allora sono andato a votare non so quante volte e non so con quante leggi elettorali diverse. Ma perchè bisognerebbe andare (ancora) a votare?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    31 Dicembre 2016 - 16:04

    Fake e superfake: a partire da “governare”. Chi era costui? Il baco nativo, giriamoci pure intorno, è uno, il mix: Costituzione, prevalenza della cultura cattolica, di sinistra e qualunquista, la propensione atavica degli italiani ad essere assistiti più che aiutati a impegnarsi, la demonizzazione del merito, fanno parte dello scenario collettivo devastante in atto. Insomma, abbiamo messo in piedi un sistema in cui nessuna delle sue parti operative ha intenzione di cambiare il proprio status quo. Dalla caduta del muro, da Tangentopoli, tutta la politica italiana s'è dedicata, con feroce determinazione a difendere gli assetti esistenti del sistema, a tutti i livelli. Un governo, in regime di parlamentarismo assoluto, quando nel partito più grande, si nega il principio che la sua linea politica possa essere quella della sua maggioranza, non ha senso. Cioè, votiamo pure subito: non potrà mai cambiare niente. Fake e superfake, for ever. Il convento ora non passa altro. L'abbiamo spiegato?

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  • patriciovivarelli

    31 Dicembre 2016 - 14:02

    Ottimo articolo di fine anno,che storia squallida,dal giornalista collettivo alla sx pd,a forza italia,ai grillini,erano tutti nel fronte del no e ora?liquefatti come neve al sole! Buon anno anche a lei sig.Ferrara e a tutto il foglio unica voce di vera verita'in mezzo a tanto squallore

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