L’indigesto Trump e l’eterogenesi dei fini

Israele, Putin, il clima e il free trade: vuoi vedere che alla Casa Bianca si determina il famoso bene che viene dallo “intrare nel male” machiavellico?

L’indigesto Trump e l’eterogenesi dei fini

Foto LaPresse

Non potrò mai scrivere “mi sono sbagliato” a proposito di Trump, che tra qualche giorno sarà presidente degli Stati Uniti. E’ un ladro, mi ha rubato il pane della scorrettezza politica, facendo di uno strumento delicato e possente di liberazione dal conformismo un conformismo di massa ispirato alla tremenda demoniaca efficacia di faziosità, lingua da celebrity, supervolgarità, cattivo uso delle parole e dei gesti, e molto altro. Potrò tornare ad argomentare sull’eterogenesi dei fini, questo sì. Berlusconi mi era e mi è in modo singolare consanguineo, non solo maledettamente e oscenamente simpatico come il cialtrone in chief, c’era una solidarietà di fondo con il fratellino imprenditore del politico Craxi, un anticomunismo pazzotico ma benedetto, un tratto rivoluzionario che ha lasciato una immensa eredità, ma anche in quel caso scommettevo sull’eterogenesi dei fini: voleva salvare le aziende e ha salvato libertà di tono e di vita decisive in un paese che in merito oscilla fra liberalismo informale e eterodosso e tendenze stataliste e protettive di tipo barbarico, uno sciupio d’intelligenza e di sentimento. Ha cambiato destra e sinistra irreversibilmente.

 

Nel lunedì pre-elettorale americano, il 7 novembre scorso, avevo scritto proprio qui che poteva arrivare la cattiva sorpresa di un presidente eletto da Putin e dall’Fbi. Una semplificazione, ma non una scemenza, credo.


Donald Trump in Alabama per il Thank You Tour event (foto LaPresse)


Ha vinto per una manciata di voti in tre stati decisivi, il Wisconsin, il Michigan e la Pennsylvania. Ha prevalso senza incertezze, malgrado il voto popolare che in America non conta e che è andato alla sua avversaria con una maggioranza molto netta: è la regola della federazione di stati che equilibrano il loro peso diminuendo l’impatto della densità di popolazione a favore dell’identità statale (in Senato hanno due senatori sia gli stati grandi sia gli stati piccoli), ridicolo metterla in discussione, ha una sua ratio, oltre che la evidente vigenza obbligatoria per tutti. Si è meritato la vittoria per ragioni infinite che più o meno conosciamo, e per demeriti dei democratici, ma se l’è meritata, il con artist nato in un reality. Ma Wikileaks, gli hacker russi e l’Fbi non sono uno scherzo. Comunque.

 

Spero di poter scrivere nel 2017 che, sebbene resti fermo sul giudizio iniziale, l’eterogenesi dei fini ha giocato una partita di quelle sue, determinando il famoso bene che viene dallo “intrare nel male” machiavellico. L’ambasciata a Gerusalemme mi va bene, sopra tutto visti gli ultimi fuochi di Obama all’Onu. Una Corte Suprema meno inquinata dalla correttezza progressista in materie giuridiche ed etiche mi va bene, nella memoria del grande Antonin Scalia. Una linea efficace con Putin mi andrebbe bene, visto che Obama ha fatto tante chiacchiere e Putin, con la sua tremenda e sospetta ambivalenza, è diventato mezzo padrone del mondo sotto il regno del presidente americano uscente. La messa in guardia dell’Iran, ne sarei felice, visto il calabraghismo dell’occidente nel jihad in corso, al quale manca solo il tocco prenucleare. Quanto al free trade, con l’aria che tira forse è meglio che per qualche correzione necessaria se ne occupino i compagnucci della parrocchietta miliardaria di The Donald piuttosto che Corbyn o Sanders o Piketty o Marine Le Pen o Virginia Raggi. Forse arriveranno buone notizie dalle Università americane in mano all’ideologia afro o di gender, forse. Può arrivare il miracolo di un centrosinistra democratico americano che non ripeta l’errore del centrosinistra italiano con Berlusconi, l’ostracismo generico e il blocco contro blocco a prescindere dalle conseguenze, ma ne dubito. Mi va bene se finisce questa puzzonata dell’uomo signore del clima al posto del sole e della storia e struttura geologica e astrofisica dell’universo: è una religione, delle più perniciose, e se i mari si alzano vuol dire che le terre si dovranno ritirare, e bisognerà pregare il padreterno non la conferenza di Parigi o la Raccolta Differenziata.

American devolution

Con la vittoria di Donald Trump si afferma un nuovo ordine, quello post liberale. Il testacoda ideologico dei manifestanti che gridano “Not my president” – di Mattia Ferraresi

In un momento di non raro cinismo latino, e di humour ebraico, una persona a me cara e vicinissima ha detto, dopo lamentazioni newyorchesi interminabili di un giro di amici liberal e ultraliberal: mi sa che abbiamo vinto senza neanche il bisogno di votarlo. Spero di poter continuare a ridere di quella battuta. E spero che tutti voi lettori possiate ridere, comunque la pensiate, per tutto l’anno che viene, e oltre.

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  • franco.bolsi

    02 Gennaio 2017 - 10:10

    Le cinquanta sfumature anti Trump da lei coltivate fino a ritenere l’abortista Clinton, l’anti israeliana Clinton, la guerra freddista Clinton e la filo islamica Clinton, meglio di Trump merita un “mi sono sbagliato molto approfondito”. Le sfumature e l’eterogenesi dei fini erano già evidenti nel linguaggio bianco e nero di Trump. Come a dire che oltre le parole e i modi c’era sostanza. Iniziare a vederla è qualcosa. Il suo problema, che è quello del Foglio, contempla solo Renzi-Berlusconi quindi no Trump a prescindere. Virginia Raggi accostata a Marine Le Pen denota difficoltà di comprendere i fenomeni. Una insulsa “sinistrata” accostata a chi potrebbe conquistare l’Eliseo è mescolare capra, cavoli e programmi. Auguro a lei e al Foglio di tornare ad essere coscienza critica della destra. Menate i due galletti Berlusconi/Salvini e Mollate le lagne renziane e più in generale il PD il cui volto è sempre quello.

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    • mansalz.elena

      02 Gennaio 2017 - 19:07

      Caro Franco, sono qua, Giorgio Salzano sotto la e-mail di mia moglie, e mi associo al cento per cento con quello che hai detto. Non solo il Foglio, ma lo stesso Ferrara mi delude. Come può considerare il cambiamento della politica verso Israele, nella nomina del giudice della Corte Suprema, e tutte le altre cose che egli menziona come "eterogenesi dei fini" che può seguire alla elezione di quel "volgarone" di Trump, quando sono propri i fini che egli si è proposto nella sua campagna elettorale? Certo, un candidato repubblicano più "a modino" (come dicono in Toscana) sarebbe stato preferibile. Ma probabilmente non avrebbe avuto la capacità di Trump di volgere a proprio favore gli insulti degli avversari, e non sarebbe stato eletto. Perciò, God Bless America, and Trump that is bringing her back; e God helps Ferrara, affinché abbia l'eleganza di ammettere di essersi sbagliato.

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      • franco.bolsi

        02 Gennaio 2017 - 21:09

        Ciao Giorgio, piacere di risentirti anche se scrivo pochissimo in attesa di un Foglio normale e meno deludente. Buon anno e Buon Natale in ritardo. Ps Condivido che sarebbe stato meglio un repubblicano più a modo, ma ormai i modi gentili portano solo acqua alle Hillary americane e di casa nostra.

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    • Alessandra

      02 Gennaio 2017 - 18:06

      Buonasera sig. Bolsi : condivido pienamente! Fatico anche io a riconoscere il mio amato quotidiano , compagno di molti anni, ormai illeggibile in politica per la sua accanita difesa del pd renziano. Una tristezza .

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      • franco.bolsi

        02 Gennaio 2017 - 21:09

        Buonasera a lei Federico. se per caso è il marito di Alessandra me la saluti. Buon Natale anche a lei anche se in ritardo.

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        • Alessandra

          03 Gennaio 2017 - 07:07

          Sig. Bolsi. Sono io, Alessandra, pure io incapace di riavere il mio nome ( sarà per via delle fake news ?!). Auguri anche a Lei!

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Gennaio 2017 - 18:06

    Non si scappa, è ineludibile, obbligato: ogni valutazione, ogni giudizio, ogni previsione su qualcuno o qualcosa, saranno sempre influenzati dai nostri pregiudizi. Sarebbe innaturale non averli: siamo noi stessi. Quello che, forse, è un po' meno naturale è il ritenerli dogmi di fede. La coerenza è altra cosa. Etenim: "Errare humanum est, perseverare autem diabolicum". Intendiamoci, sto scrivendo banalità: sappiamo bene che è così, ma ... nessuno di noi lo può ammettere, specie a se stesso. Fake and super fake. Post-true and post-man. Lapalissiano.

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  • danielaciatti47@gmail.com

    danielaciatti47

    01 Gennaio 2017 - 16:04

    Caro Ferrara, grazie degli auguri che mi piacciono molto e che ricambio di cuore. L'articolo é, come sempre, azzeccato , godibile e con un gusto del paradosso che mi mette di buonumore . Buon 2017!

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