L’Abruzzo studierà la convivenza tra ambiente e idrocarburi

Da una regione Nimby può iniziare la distensione con l’industria petrolifera 

L’Abruzzo studierà la convivenza tra ambiente e idrocarburi

Una piattaforma di estrazione petrolifera in mare

Roma. Dalla conflittualità esasperata degli ultimi anni alla verifica delle possibilità che la ricerca degli idrocarburi, la pesca ed il turismo possano convivere. All’interno del progetto europeo Ipa Adriatic la Regione Abruzzo ha ottenuto un finanziamento per studiare in che modo le diverse tipologie di attività economiche possono essere messe a sistema, senza alcuna preclusione verso la ricerca degli idrocarburi. 

 

Nel visual a colori del progetto infatti, tutti convivono tranquillamente: la spiaggia, i turisti, le pale eoliche, la piattaforma petrolifera, i pescatori e la nave portacontainer, ipotizzando una regione che potrebbe fare da apripista su una nuova modalità di tenere insieme e valorizzare esperienze differenti. L’esigenza di capire in che modo equilibrare il peso di attività così diverse è emersa dal fatto che negli ultimi anni è aumentata a dismisura la richiesta di spazio marino per scopi così diversi. E c’è dunque necessità di studiare, approfondire e soprattutto capire come far convivere le differenti realtà.

  

In Abruzzo il tasso di opere contestate è storicamente alto e in anni recenti il progetto di estrazione di idrocarburi della società inglese MedOil (poi RockHopper) chiamato Ombrina Mare aveva sofferto resistenze da parte della politica locale e motivato i media britannici a paragonare l’Italia all’Africa per via della difficoltà di fare business. La Regione Abruzzo, avvalendosi della collaborazione dei tecnici dell’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, ha messo pertanto a punto un sistema di Pianificazione spaziale marittima che consentirà di pianificare gli usi del mare nel rispetto dell’ecosistema e nella tutela della biodiversità.

  

Il referendum per scongiurare altre trivellazioni in Adriatico, insomma, sembra lontano anni luce, e forse i tanti posti di lavoro andati perduti nel Distretto di Ortona dopo l’abbandono di Eni a causa della mancata realizzazione del Centro Oli, avranno convinto la Regione che invece di continuare a sostenere il conflitto bisogna andare verso la direzione di trovare una sintesi. Anche perché l’economia industriale pesa molto sul pil abruzzese (la provincia di Chieti con l’automotive è la seconda provincia italiana per export), mentre turismo e cultura insieme non superano l’11%. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    26 Luglio 2017 - 18:06

    la corte dei conti potrebbe iniziare a considerare il NO che blocca qualche risorsa un danno erariale .Multare i radicali per l'ostruzionismo delle trivelle in Basilicata. Personalmente propongo la galera.

    Report

    Rispondi

Servizi