Milo arriva alla Simon & Schuster e manda in tilt l’editoria

Scrittori e salotti letterari nel panico: boicottaggio del colosso per il libro di Yiannopoulos, il “gay reazionario”

Giulio Meotti

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Milo Yiannopoulos

Milo Yiannopoulos (foto via Facebook)

Roma. Prima Milo Yiannopoulos ha scatenato il putiferio su Twitter, costringendo il social media a bannarlo e a cancellare il suo account con un milione di follower. Poi il gay più controverso d’America, “the dangerous faggot”, come lui ama definirsi, ha diffuso il panico nelle università degli Stati Uniti. Due giorni fa, la University of California ha cancellato una sua conferenza. Prima era stata la New York University a impedire l’ingresso a questo “villano” e provocatore della galassia trumpiana dai capelli ossigenati, le origini greche ma cresciuto in Inghilterra, la cui missione sembra essere quella di smontare le contraddizioni progressiste sulla libertà di espressione. Prima c’erano state la University of Maryland, la North Dakota State University e l’Iowa State University, che hanno proibito il “Dangerous Faggot Tour” di Milo.

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Adesso Yiannopoulos ha diviso la grande editoria. Lo scorso dicembre Simon & Schuster, colosso dell’editoria, gli ha staccato un assegno da 250 mila dollari per scrivere “Dangerous”. Le promesse di vendita c’erano tutte, visto che il libro, che uscirà soltanto a marzo, è già nelle classifiche di Amazon. Ma non appena la Simon ha annunciato l’arrivo di Milo, fra i suoi autori sono partite campagne per il boicottaggio della stessa Simon & Schuster.

Molti autori della scuderia Simon & Schuster, fra cui Karen Hunter, Danielle Henderson e Bradley Trevor Greive, hanno denunciato il proprio editore. La Chicago Literary Review ha fatto sapere che non avrebbe più recensito libri Simon durante l’anno appena iniziato. Nel 2016 la Chicago Literary Review si era occupata di una quindicina dei duemila volumi editi ogni anno da Simon: stavolta dedicherà quegli spazi alle piccole case editrici “che non predicano l’odio e il razzismo”, come Milo. Le grandi case editrici americane investono sempre più negli autori di destra, da quando il libro “Killing” di Bill O’Reilly ha venduto oltre 17 milioni di copie. La “red America” è un bacino di lettori senza precedenti. Ma la presenza di Milo nel catalogo Simon non è andata giù al ceto letterario liberal. Anche tante star dello spettacolo si sono schierate contro la Simon. Come Sarah Silverman, attrice comica americana: “Yiannopoulos ha certamente libertà di espressione ma finanziarlo e offrirgli una piattaforma la racconta lunga su Simon & Schuster”.

Una lettera, firmata da 160 autori di libri per bambini della Simon, hanno attaccato la scelta di pubblicare Milo: “In qualità di autori Simon, con libri in cantiere e contratti in corso, non possiamo accettare questa ‘Gleichschaltung’ (il termine che indica la nazificazione culturale della Germania, ndr)”, recita la lettera firmata da autori come Cassandra Clare, Laurie Halse Anderson, Christian Robinson e Arun Gandhi, il figlio del mahatma. Sull’altro fronte, associazioni per la libertà di espressione si sono schierate a difesa del diritto di Milo ad avere un grande editore. Guidate dalla National Coalition Against Censorship, otto associazioni hanno detto che “le idee nocive si sconfiggono con un vigoroso disaccordo”, non con la censura. In Inghilterra ha prevalso un altro principio: visto, non si stampi. Come riporta il Guardian, “gli editor delle più grandi case editrici del Regno Unito hanno detto che sarebbe un ‘libro tossico’”. D’altronde Milo ci ha messo del suo, annunciando di volere “offendere tutti i miei lettori”.

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Commenti all'articolo

  • giusgiand

    22 Gennaio 2017 - 13:01

    Niente di nuovo. È il solito tradimento dei chierici, inanzitutto verso quelli di loro che divergono, con la farsa in più (grazie Storia!) che adesso accanto agli scrittori e agli intellos adesso abbiamo anche gli attori, i comici, le chanteuses mal invecchiate, gli anchormen e anchorwomen, i guitti e le guitte di ogni specie.

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