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La recensione del libro di Michael Cunningham edito da La nave di Teseo (318 pp., 22 euro)
28 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 03:21
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"È il momento di abbandonare una vita di aspettative ragionevoli. È il momento di essere più interessante per sé stesso. È il momento di trovarsi il proprio Wolfe”. È in un afflato di dinamismo propositivo che uno dei tre personaggi cardine di questa storia, Robbie, sembra intuire l’importanza di provare a prendere in mano la propria vita e tentare un cambiamento. L’uomo, insegnante di scuola media abbastanza frustrato, vive nella soffitta newyorchese di sua sorella Isabel che abita al piano di sotto insieme al marito Dan e ai due figli Nathan e Violet. Lei photo editor priva di slanci e ormai assopita in una vita che non le appartiene da tempo, lui, ex rockettaro ed ex tossico, fa ora il padre borghese che si occupa dei figli e coltiva velleità musicali. Il collante tra la coppia, se di collante si può parlare, è proprio Robbie, adorato fratello per Isabel, cognato omosessuale per cui esiste un’evidente preferenza da parte di Dan. La storia di questa famiglia allargata, e soprattutto delle dinamiche che li coinvolgono, è fotografata in tre momenti – tre giorni – a distanza di un anno l’uno dall’altro. Il 5 aprile del 2019, 2020 e 2021 (come si confà ai rassicuranti tre atti, teatrali o filmici che siano). Ovvero prima, durante e dopo la pandemia. Robbie è costretto a lasciare la mansarda della sorella per far posto a suo nipote e si sposterà, poco prima del lockdown, in Islanda, dove rimarrà giocoforza bloccato. Insieme a lui, nel senso virtuale del termine, ci sarà Wolfe, fidanzato immaginario di cui ha creato un profilo Instagram e che corrisponde alla sua immagine di ragazzo perfetto. E’ tutto un dondolio tra ciò che si immagina e ciò che è la vicenda di Isabel, Dan e Robbie. Tutto un prendere coscienza, in modo sempre più violento e desolante, che la realtà appare misera e tremendamente imperfetta. Si scava sotto la superficie temendo, molto spesso a ragione, che sotto non ci sia niente. Non sia rimasto nulla da salvare. Così, quando la realtà diventa troppo opprimente e ingestibile, si cerca di cambiarla e fuggirla. Ma questo senso di non appagamento non crea mai un’alternativa concreta, un’intuizione di dove ci possa essere una speranza di ripartenza. I personaggi di Cunningham, abilmente tratteggiati e vero fulcro di questo romanzo fatto di esseri umani in carne e ossa, è quella di personalità in gabbia che dialogano fino allo sfinimento senza trovare una via di fuga. E’ un racconto delle difficoltà e dello smarrimento del presente – almeno di una certa parte di mondo. Di come a volte sembri non rimanere altro che una vita pensata.
Michael Cunningham
Day
La nave di Teseo, 318 pp., 22 euro