Lettera da un miracolo
Due come noi, da una vita insieme
Fra poco sono trentacinque anni di nozze. Tre figli e tre nipoti, un quarto in arrivo. Dubitavo che mi sposasse davvero: a una settimana dal gran giorno non avevo un abito da sposa
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16 MAY 26

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Domenica mattina. Piove. Ossa dolenti. “Una tachipirina”, gemo, rivolta al marito. Lui premuroso torna con la pastiglia e un bicchiere di liquido rosa. “Che roba è?” chiedo, diffidente. “Succo d’arancia”, risponde. Strano colore. Potrebbe essere Niagara diluito. Vero che mio marito è un mite: però proprio i miti, alle volte. Porto alle labbra il liquido rosa con cautela, davvero è succo d’arancia: forse vedo troppi gialli. D’altronde, dopo trentacinque anni sarebbe umano non poterne più.
Perché fra poco sono trentacinque anni di nozze. Pazzesco. Due come noi, da una vita insieme. Tre figli e tre nipoti, un quarto in arrivo. Assurdo. (Alla festa, mia suocera chiedeva a un testimone: “Secondo lei, Mauro, quanto dura?”). Tutto accadde in sei mesi, dal primo incontro. Un blitz. Ma che faccia aveva lui – un uomo sempre incerto e diviso – quando in una domenica piovosa come questa imbucammo le partecipazioni. Io dubitavo che mi sposasse davvero. Quindi a una settimana dal gran giorno non avevo un abito da sposa. Finché mi venne un dubbio: e se poi mi sposa, cosa mi metto? Corsa in centro, negozio elegante, “Voglio qualcosa per un matrimonio – dico brusca alla commessa – qualcosa di bianco”. “Ma signora, il bianco alle nozze è per la sposa!”, fa quella. “Infatti, la sposa sono io, si sbrighi, che ho l’auto in sosta vietata”.
Me ne uscii in dieci minuti con un dignitoso tailleur avorio. Ma, e se lo sposo, terrorizzato, all’ultimo non si presentava? Allora mi accordai con un’amica perché mi telefonasse da una cabina, appena lui arrivava. Solo allora salii sull’auto di mio fratello, comunque inquieta: quello era capace di dire “no” davanti al prete. Quando lo vidi all’altare di Sant’Eustorgio, era così pallido che mi fece tenerezza. Un ragazzino. Sbrigata in fretta la festa – odio le feste – via, in volo per l’Irlanda. Alle isole Aran un litigio furioso. “Lasciami sola”, ordinai. Fuori nevicava, poveretto. Il primo di mille litigi. Eppure ancora qui noi due, oggi. A pensarci, lo si direbbe un miracolo.