Una fogliata di libri
L'amico armeno
La recensione del libro di Andreï Makine, La nave di Teseo, 170 pp., 18 euro

"Lasciammo il cubo. Fuori, un sole basso e rosso ci accecò. Prima di scendere la scarpata coperta di rovi e di fili spinati, Sarven commentò con tristezza: Sai, da noi c’è un proverbio che dice: ‘Provando vergogna per ciò che vede durante il giorno, il sole tramonta arrossendo’. Sarebbe bene che gli uomini facessero altrettanto”.
In un’epoca in cui la letteratura è investita da un generale processo di standardizzazione, è doveroso riconoscere e segnalare i rari libri di alta qualità, capaci di lasciare un segno e di suscitare un’emozione autentica nell’animo del lettore. A questa gamma appartiene L’amico armeno, romanzo breve, intenso e toccante di Andreï Makine, scrittore nato nel ’57 in Siberia e naturalizzato francese, membro dell’Académie française dal 2016.
Il romanzo – ispirato a un episodio dell’adolescenza dell’autore – è ambientato a Irkutsk, sulle rive del fiume Ienissei, in epoca tardo-sovietica. Qui, in un ambiente ostile e oppressivo, vive un piccolo gruppo di armeni, appena una decina, fra cui il giovane Vardan, il protagonista del libro, coetaneo dell’io narrante. Fra i due ragazzi si stabilisce un’amicizia strana, un rapporto sbilanciato, dominato dalla personalità enigmatica e introversa dell’armeno, che affascina l’amico con osservazioni spiazzanti e comportamenti imprevedibili. Assai più di un compagno di scuola, Vardan si rivela un maestro e una guida, nella vita squallida e livida della provincia siberiana.
Accanto a Vardan, spiccano altre figure della piccola comunità armena, in particolare due donne, la madre e la sorella del ragazzo. Quest’ultima ogni giorno si reca in carcere a trovare il marito, detenuto con un gruppo di indipendentisti armeni, in attesa di un processo politico il cui esito angoscia la piccola e dignitosa comunità.
Da Vardan il giovane narratore viene a conoscenza degli orrori e dello sterminio patiti dal popolo armeno. “Loro non hanno avuto l’aiuto di alcun dio. Nessuna divinità che abbia lanciato un grido. No, nessuno. Come se l’intero universo avesse taciuto”.
Vardan è segnato da una malattia rara, ma a scuola persino i bulli si abituano a non tormentarlo; l’armeno, piccolo e malaticcio, sorprende coetanei e insegnanti con una sensibilità superiore, un’irriducibile diversità e per la capacità di interpretare l’esistente sempre da un punto di vista eccentrico.
Vardan è segnato da una malattia rara, ma a scuola persino i bulli si abituano a non tormentarlo; l’armeno, piccolo e malaticcio, sorprende coetanei e insegnanti con una sensibilità superiore, un’irriducibile diversità e per la capacità di interpretare l’esistente sempre da un punto di vista eccentrico.
“Così, i folli e i poeti sfuggono talvolta alla rete di questa esistenza comune, legittimata dalle nostre abitudini, dalle nostre paure, dalla nostra incapacità di amare”.



