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In Serie A la classifica conta anche a fine campionato
Un posto più in alto o più in basso non cambia soltanto il racconto della stagione: cambia i conti. Tra chi arriva primo e chi ultimo ballano oltre 15 milioni

Foto ANSA
In Serie A, anche quando gli obiettivi sembrano evaporati, la classifica continua a pesare. Per la gloria, certo, ma anche per il bilancio. Perché un posto più in alto o più in basso non cambia soltanto il racconto della stagione: cambia i conti. Nel rush finale del campionato 2025/26, esiste infatti una partita parallela che riguarda quasi tutte le squadre: quella per qualche punto in più, qualche posizione in classifica, qualche milione in cassa. Anche chi è formalmente senza obiettivi sportivi, in realtà, qualcosa da inseguire ce l’ha ancora.
Il motivo sta nel meccanismo di distribuzione dei diritti televisivi della Serie A, disciplinato dalla Legge Melandri e corretto negli anni dalla riforma Lotti. Il sistema prova a tenere insieme solidarietà e meritocrazia: metà delle risorse viene distribuita in quote uguali tra i club, mentre il resto premia risultati sportivi e capacità di attrarre pubblico. il 50 per cento dei proventi finisce così in parti identiche tra le venti società – circa 22,5 milioni a testa –, ma un ulteriore 28 per cento è legato ai risultati. Dentro questa voce, conta soprattutto la posizione finale in classifica, che pesa per oltre l’11 per cento della distribuzione totale. Una percentuale apparentemente limitata, ma che in valore assoluto significa molto: per la stagione 2025/26, il montepremi collegato esclusivamente al piazzamento finale vale circa 100 milioni di euro.
La forbice è ampia. Chi chiuderà al primo posto incasserà circa 15,7 milioni, il secondo 13,2, il terzo 11,3. Già il quarto posto scende sotto i dieci milioni, a quota 9,4, mentre dal quinto in poi il calo è progressivo: 8,1 milioni, 6,9, 5,6. A metà classifica si viaggia tra i tre e i cinque milioni, mentre nelle retrovie la cifra si assottiglia drasticamente: il diciassettesimo posto vale circa 1,3 milioni, il diciottesimo meno di un milione, il ventesimo appena 300 mila euro.
Tradotto: tra chi arriva primo e chi ultimo ballano oltre 15 milioni. Anche tra due posizioni apparentemente marginali possono esserci differenze superiori al milione, quindi non propriamente un dettaglio. È il motivo per cui, a maggio inoltrato, perfino una partita senza apparente significato continua ad averne uno: economico.



