Il viaggio di Artemis II verso la Luna racconta più la Terra di quanto sembri

La capsula Orion è pronta a lasciare la Terra con a bordo tre americani e un canadese. La missione che dovrebbe rappresentare una nuova idea di esplorazione assomiglia sempre di più a una nuova corsa allo spazio

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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 07:46 AM | 2 APR 26
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Foto Ansa


Il 2 aprile, alle 00:24 italiane, Artemis II partirà verso la Luna con quattro astronauti a bordo della capsula Orion. Tre americani e un canadese, quattro rappresentanti di un intero pianeta così difficile da unire, anche in un momento come questo. Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e Jeremy Hansen saranno i primi esseri umani a tornare intorno all'orbita lunare dopo oltre 50 anni, dalla fine del Programma Apollo. Un ritorno verso la Luna che dovrebbe rappresentare una nuova idea di esplorazione, ma che assomiglia sempre di più a una nuova corsa allo spazio.
Artemis II sarà un viaggio di prova, una dimostrazione tecnica dei mezzi coinvolti, a partire dalla capsula Orion, al cui interno si troveranno i quattro astronauti, il cui modulo di servizio, cioè la parte inferiore che fornisce la propulsione e su cui sono montati i pannelli solari, è costruito in Europa. Quello che dovrebbe essere un evento storico diventa però occasione per ricordare e ricalcare ciò che succede sulla Terra, quello che gli americani fanno sulla Terra. Ecco allora che si intravede un parallelismo con la scorsa corsa allo spazio: quella volta c'era una guerra in Vietnam, questa volta un intervento in Iran. Quella volta c’era l’Unione Sovietica, questa volta c’è la Cina. Quella volta, però, non c’era l’Europa; questa volta c’è, o per lo meno dovrebbe esserci.
Nel frattempo infatti, mentre questa missione era in preparazione, la Nasa ne ha approfittato per modificare tutto il Programma Artemis, ridimensionando le principali collaborazioni internazionali e spostando il baricentro del programma sulla superficie lunare, dove si punta ad avere una base vivibile entro il 2036, con un investimento di oltre 3 miliardi di dollari all’anno. La Nasa, quindi, modifica il programma tentando di dare una spinta a tutta questa corsa alla Luna, forse a scapito delle collaborazioni internazionali. Alcuni paesi, tra cui l’Italia, mantengono un ruolo importante grazie a rapporti diretti con gli Stati Uniti, ma la frizione resta evidente. D'altra parte, la corsa alla Luna non è un gioco per deboli di cuore e, se da Apollo abbiamo imparato qualcosa, è che per vincere una corsa allo spazio bisogna sacrificare qualcosa. Gli americani questa corsa la vogliono vincere, perché dall’altro lato della cortina di ferro spaziale questa volta c’è la Cina, che un allunaggio con astronauti lo programma per il 2030.
Nel frattempo, ci sono quattro persone che aspettano di partire per la Luna. Selezionati nel 2023 da un’altra Nasa, da un altro presidente, saranno in ogni caso i primi ambasciatori dell’Umanità verso la Luna in questo secolo. Victor Glover sarà la prima persona nera a lasciare l’orbita terrestre e vedere la Luna da vicino, Christina Koch (che tra l’altro è l’astronauta più esperta dei quattro per tempo trascorso nello spazio) sarà la prima donna a farlo, e Jeremy Hansen sarà il primo canadese, e primo non americano. Per nove giorni, un ora e 46 minuti, questo il tempo previsto della missione, questi quattro astronauti saranno al centro di un viaggio che rimane pericoloso, ma che sulla carta promette di cambiare l’esplorazione spaziale per sempre. O almeno ci proverà.
In mezzo a tutto questo rimangono tante domande che meriterebbero risposte più chiare di quelle che ci sono oggi. Sul futuro di questa esplorazione, sul futuro di come ci comporteremo sulla Luna, e forse, di riflesso, anche un po’ sulla Terra. Nel frattempo, il 2 aprile si parte, o per lo meno ci si prova. Il razzo SLS si alzerà da Cape Canaveral e spingerà la capsula in orbita terrestre. Qui rimarrà poco meno di due giorni, per eseguire manovre, fare test e prepararsi, se tutto andrà bene, a lasciare la nostra orbita. Quattro giorni dopo il lancio la capsula Orion e i quattro astronauti gireranno attorno alla Luna, arrivano fino al punto più lontano dalla Terra mai raggiunto da esseri umani, prima di ritornare dopo altri quattro giorni di volo circa. Noi saremo qui a guardarli. Quattro ambasciatori di un’umanità che è ancora così difficile da rappresentare.