Russia e Cina sono le vere minacce spaziali, avverte il Copasir

Giulia Pompili

“Dopo Kabul ci siamo ritrovati con la guerra in Ucraina dove è emerso eclatante il ruolo dello spazio”, ci dice il presidente del Copasir, Adolfo Urso. Che suggerisce un affrancamento dalla collaborazione spaziale con i due paesi autoritari

Lo spazio non ha confini come quelli terrestri, marittimi o aerei, ma va difeso. E le nostre infrastrutture spaziali vanno messe in sicurezza. Per la prima volta a dirlo in modo chiaro è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Ieri è stata approvata una relazione, che era in discussione sin dal ritiro delle Forze occidentali dall’Afghanistan, per stabilire che il tempo in cui lo spazio era soltanto cooperazione scientifica, tecnologica e business è finito. “La ‘corsa allo Spazio’ non si è di fatto mai fermata”, si legge nella relazione, “ma negli ultimi anni ha avuto un’accelerazione straordinaria, nell’ambito della quale America, Russia e Cina si contendono il primato”. E’ soprattutto alla Cina che si guarda con attenzione, spiega al Foglio il presidente del Copasir, Adolfo Urso: “Negli ultimi anni il suo programma spaziale ha avuto un’accelerazione, sta recuperando terreno. Ed è una competizione che riguarda tutto il mondo occidentale, ma anche direttamente l’Italia”.

 

Per acquisire nuove tecnologie nel minor tempo possibile Pechino usa due metodi: il primo è quello classico dello spionaggio, l’altro è quello delle acquisizioni strategiche di aziende italiane. Il caso di Alpi aviation, menzionato non a caso nella relazione del Copasir, spiega molto della strategia: a marzo il governo Draghi ha deciso di annullare la vendita dell’azienda di Pordenone che produce droni militari, aeromobili e veicoli spaziali. Nel 2018 era stata venduta alla Mars Information Technology, con base a Hong Kong, riconducibile ad aziende di Stato cinesi. “Quando arrivai al Copasir, lo strumento del golden power era applicabile solo ai settori della Difesa e della Sicurezza dello stato”, spiega Urso, “l’evoluzione di questo strumento negli ultimi anni parla chiaro”. Non c’è solo la tecnologia che può essere trafugata, ma pure le sue applicazioni dual use che potrebbero agevolare “interferenze ostili e acquisizioni predatorie da parte di attori esterni” in settori sempre più ampi. Nelle prossime settimane, dice Urso, è possibile che il governo ponga il veto di acquisizione da parte della cinese Duofu Group che a fine giugno ha acquistato Famà Helicopters, società di Castelvetro di Modena specializzata nella costruzione di elicotteri. Se lo spazio apre “sfide inedite non solo per l’ordine mondiale ma anche per la nostra difesa nazionale”, è curioso notare che fino a tre anni fa, in epoca gialloverde, si puntava tutto sulla collaborazione con Russia e Cina. Si parla di un attivismo particolare dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il grillino Riccardo Fraccaro, che dopo aver preso il posto di Giancarlo Giorgetti (Lega) a capo del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio, fece approvare da Palazzo Chigi il documento programmatico del 2019 e tra i settori strategici comparì una frase che fece saltare sulla sedia parecchi, Urso compreso. La frase recitava: “Rafforzare la cooperazione astronautica anche attraverso ulteriori opportunità con nuovi partner, quali la Federazione Russa e la Cina, con la quale è in trattazione da tempo una collaborazione nell’ambito della futura Stazione spaziale modulare cinese”. La costruzione di un modulo della Stazione cinese poco dopo saltò per ragioni di sicurezza, e i Cinque stelle si intestarono la firma di un accordo preliminare per partecipare al programma Artemis della Nasa. Ora l’aria è completamente diversa.  


“Dopo Kabul ci siamo ritrovati con la guerra in Ucraina dove è emerso eclatante il ruolo dello spazio”, dice il presidente del Copasir. Non solo perché ci sono state conseguenze immediate, perché “i lanciatori Vega avevano motori ucraini, c’è un problema di ricaduta diretta a prescindere dal regime sanzionatorio”. Ma il punto è che gran parte della guerra si è svolta attraverso le informazioni che arrivavano dai satelliti, e “se c’è un settore che unisce tecnologia e Difesa è quello spaziale”. Per questo il Copasir suggerisce anche un affrancamento dalla collaborazione spaziale con la Russia – e in generale con i paesi autoritari. “Certo, sarà difficile tagliare i cordoni”, dice Urso. Anche perché il rischio è andare a toccare un settore piuttosto complicato, come quello della collaborazione accademica, che per sua natura deve essere libera: “Ma ci sono campi e campi, senza cadere nel maccartismo. Per esempio una cosa è la ricerca sanitaria, dove per ovvie ragioni la condivisione è necessaria e utile. Altra cosa è la ricerca scientifica che ha fini dual use”. 
 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.