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Continuiamo ad avvicinare lo sguardo ma non vediamo più nulla

Esiste, nell’esaminare qualunque vicenda, un punto prossimo mentale in cui ci vediamo abbastanza chiaro, al limite per concludere che non abbiamo gli elementi per vederci meglio. Il problema è che quel punto non ci soddisfa, perché a differenza dell’occhio la mente non ha segnali evidenti di essere fuori fuoco

9 MAG 26
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Foto LaPresse

Piccolo esame oculistico. Ci sono tanti modi per accostarsi agli ultimi articoli su Garlasco, sulla Uno Bianca, sulla fantomatica pista nera nelle stragi mafiose o su qualunque altro dei misteri d’Italia, Moro in testa, e scommetto che voi usate quello sbagliato: mettete la pagina o il display a una distanza che sia comoda per i vostri occhi e vi immergete nella lettura. Io ho sperimentato un metodo alternativo che considero più fruttuoso. A ogni nuova riga avvicinavo gli occhi di un centimetro. Dopo un paio di paragrafi, non riuscivo più a mettere bene a fuoco le lettere: avevo superato il cosiddetto punto prossimo di accomodazione, oltre il quale il cristallino non ce la faceva più a curvarsi. Qualche riga ancora, con il naso ormai sprofondato nella pagina, e ho cominciato a vederci doppio: avevo scavalcato quello che in ottica si chiama punto prossimo di convergenza, e le pupille andavano ognuna per la sua strada. Ebbene, la mia ipotesi è che la genesi delle teorie del complotto e delle dietrologie (nonché di molti disastri giudiziari) obbedisca a un principio analogo, applicato non all’occhio ma alla mente.
Esiste, nell’esaminare qualunque vicenda, un punto prossimo mentale in cui ci vediamo abbastanza chiaro, al limite per concludere che non abbiamo gli elementi per vederci meglio. Il problema è che quel punto non ci soddisfa, perché a differenza dell’occhio la mente non ha segnali evidenti di essere fuori fuoco. Ci avviciniamo allora di un centimetro al giorno, per anni o per decenni, e arriva il punto in cui i dettagli più banali si sfocano e ci appaiono come geroglifici misteriosi: un mozzicone di frase, una smorfia sospetta, un’ambigua traccia materiale. Ma neppure questo ci basta, e ci avviciniamo ancora, fino al punto in cui la mente ci vede doppio, triplo, quadruplo. È qui che il mistero si affolla e cominciano a comparire altre figure: mandanti occulti, complici rimasti nell’ombra, livelli superiori. Crediamo, avvicinandoci, di capire sempre meglio. La verità è che non ci vediamo più una mazza.