di Guido Vitiello
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Il “processo mediatico” e il modello Twin Peaks
Leggendo Murder made in Italy di Ellen Nerenberg, risulta evidente come il caso Garlasco condivida con altri famosi delitti l'impianto da "circo mediatico-giudiziario"
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8 MAY 26

Foto LaPresse
Su Garlasco non posso dire nulla perché mi sono perso troppe puntate: sarebbe come pretendere di parlare di Twin Peaks avendo visto solo l’ultimo episodio della terza stagione. Anzi, togliete pure il come: è esattamente la stessa cosa. In compenso non mi sono perso nessuna delle tappe precedenti dell’evoluzione del format. Perché si fa presto a dire “processo mediatico”, il fatto è che ogni epoca ha i suoi media, e questo cambia tutto. Riprendo in mano per l’occasione un libro di Ellen Nerenberg, Murder made in Italy (Indiana University Press, 2012), in cui la parola “Garlasco” non compare neppure. Parla di altri tre casi – il mostro di Firenze, il matricidio di Novi Ligure, l’infanticidio di Cogne – ma l’epilogo è dedicato all’omicidio di Meredith Kercher, contemporaneo di quello di Chiara Poggi. “Tutti e quattro i casi condividono le caratteristiche comuni di un ‘circo mediatico-giudiziario’ nel senso descritto da Daniel Larivière-Soulez”, scrive Nerenberg, “ma appartengono a mondi – e paesaggi mediatici – completamente diversi”.
Con il caso di Perugia il circo entra nella sua fase virale, globale e transmediale, si dissemina su cento piattaforme digitali, si ramifica in mille direzioni narrative, crea un suo foltissimo cast di personaggi, ognuno dei quali ricalca precedenti cinematografici, archetipi fiabeschi, modelli romanzeschi. Ebbene, tutto questo ha la sua prima radice in Twin Peaks, l’universo transmediale di David Lynch e Mark Frost che ha inaugurato nel 1990 l’epoca della serialità come la conosciamo (sul tema rimando i curiosi a un altro libro, più recente: Networked David Lynch, Edinburgh University Press, 2023). Tutto comincia con l’uccisione di Laura Palmer, ingresso in un labirinto narrativo che da trentacinque anni continua a espandersi. Non c’erano, allora, le intercettazioni di Sempio, ma c’erano i nastri dell’agente Cooper, venduti in due musicassette. Non c’era il diario segreto di Chiara Poggi, c’era quello di Laura Palmer, scritto dalla figlia di Lynch. Il meme con la scritta “Garlasco” sulla sigla di Twin Peaks dice una grande verità.
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