Quando, come e dove: tutti i nodi delle primarie del campo largo

I riformisti del Pd vorrebbero il doppio turno, Conte, invece, chiede il turno secco e il voto online. Schlein è pronta ad accontentare il leader del M5s su entrambe le cose, ma sul quando vuole decidere lei: gazebo non distanti dal voto politico
6 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:54
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Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli - foto LaPresse

Qualcosa si muove. Poco, ma si muove. E il dibattito tutto a sinistra riguardo alle primarie sembra fare un piccolo passettino avanti. Almeno rispetto ad agosto, quando – l'avevamo scritto – non era ancora chiaro pressoché nulla, oggi l'orizzonte per decidere come scegliere chi guiderà la coalizione del centrosinistra sembra meno oscuro. Giuseppe Conte questa mattina su La7 ha ribadito di aver "proposto a Schlein un passo indietro di tutti i leader di partito per proporre una terza figura" alla guida della coalizione, ma "non c'è per lei questa disponibilità". Quindi, come ha spiegato lo scorso venerdì in una giornata di attacchi, botta e risposta tra la segretaria Pd e l'ex premier (ma anche dal duo di Avs), le primarie ora "restano l'unica alternativa". Niente Papa straniero dunque. Ma su tutto il resto, i testardi membri del campo largo hanno posizioni ancora tutte da chiarire.

Quando votare?

Un punto centrale della questione è il quando. Qui le posizioni di Movimento 5 stelle e Partito democratico sono diverse. Conte lo ha ribatito anche questa mattina: è necessario accellerare. "Quando si sceglie una via va perseguita anche per chiarezza con l'elettorato, non c'è dubbio. Non è che possiamo rimanere lì a tempo indefinito nella totale incertezza", ha spiegato. La celerità con la quale chiede che si designi subito il leader è data anche dal fatto che, secondo lui, con la scelta di chi farà il premier si indirizzeranno e si scioglieranno i nodi che ancora dividono i partiti su alcune posizioni, come quello dell'Ucraina.
Schlein e Alleanza verdi e sinistra d'altro canto sono per rimandare la scelta a dopo la costruzione del programma. La segretaria del Pd ha spiegato anche venerdì scorso in Direzione che prima viene il testo comune e condiviso, poi dopo tutto il resto. E anzi, lo ha fatto bacchettando gli alleati soprattutto sui tempi: "Noi siamo pronti. Ma legittimamente c'è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest'anno" (il riferimento era a nNova del M5s). Della stessa idea della segretaria dem sono anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E d'altronde entrambi avrebbero proprio preferito evitare la contesa. Ieri il portavoce dei Verdi lo ribadiva: "Le primarie sono divisive, rischiano di dividere piuttosto che unire". Secondo lui "dovremmo essere da tempo già pronti alla costruzione di un programma per il paese".

Secche o a doppio turno

Un altro aspetto divisivo riguarda le modalità delle primarie. E la divisione più grande sembra essere però solo all'interno del Pd. E si tratta di capire se la corsa deve essere secca o se deve essere a doppio turno, quindi con un ballottaggio tra i candidati più votati. I partiti del campo largo sono pressoché tutti concordi all'ipotesi di un unico turno di elezione, con il candidato più votato che vince direttamente e "rappresenterà l'intera coalizione". E, inoltre, c'è anche concordia che ci sia un solo candidato per ogni partito.
Ma l'ala riformista del Partito democratico da qualche settimana propone non solo che le elezioni si svolgano in due turni, ma che dal Pd emergano due candidature per esprimere una sensibilità anche dalla minoranza interna. La proposta è arrivata dall'assemblea dei riformisti a Prato, con Giorgio Gori che si è detto pronto a correre, se dalla segreteria fosse arrivato l'ok. Ma in Direzione l'argomento non è stato toccato e, secondo quello che è emerso, la minoranza ha recepito che il partito esprimerà solo una candidatura, cioè quella di Elly Schlein.

Online o gazebo

Prima dell'effettiva corsa alle primarie un altro tema che ha posto in primis il Movimento 5 stelle è stato il voto online. Forti di una tradizione digitale (sono nati sulla rete) Giuseppe Conte si è detto favorevole a permettere il voto online. "Bisogna che il bacino sia il più ampio possibile", dicono fonti vicine all'ex premier.
Ma dal Pd, che invece ha forte radicamento nei territori e fa dei gazebo parte della sua identità, ha espresso perplessità. Sempre lo scorso venerrdì la senatrice riformista Sandra Zampa ha spiegato: "prima di tutto va previsto che il voto online non ci sia". Quest'idea è condivisa dai suoi compagni di corrente, che temono che ci siano interferenze estere (il riferimento è a quelle russe) e che i votanti, alla fine, possano esprimere più voti senza controllo. Le altre anime del campo largo non si sono espresse chiaramente su questa questione, sempre ribadendo la loro posizione: prima il programma. Schlein sembra pronto su questo punto ad accontentare Conte.

Contributi sì o no?

Un ultimo tema invece riguarda il contributo richiesto ai partecipanti al voto. Non è ancora emerso chiaramente, ma quando si voterà bisognerà decidere se gli elettori dovranno contribuire versando una somma di denaro, come avvenuto alle primarie del Pd nel 2023 (e a qualsiasi altra elezione interna nel partito), quando chi andò a votare tra Schlein e Stefano Bonaccini dovette pagare 2 euro.
Le posizioni qui non sono ancora note e gli interessati scansano il tema, reputandolo molto prematuro. Ma voci vicine al Movimento 5 stelle spiegano che l'ipotesi non li convince e che si rifanno al mantra già espresso dal presidente Giuseppe Conte: "Le primarie dovranno essere le più aperte possibili", il che significa, molto probabilmente, che chiederanno che siano anche gratuite (a maggior ragione online).
Italia viva sul tema non ha una posizione specifica e come spiega al Foglio qualcuno che conosce bene Matteo Renzi, alla fine non avranno problemi ad accettare le regole che deciderà il Pd. Ma, ci tengono a specificare, il senatore di Firenze ritiene che ci siano cose più serie di cui ragionare che le regole delle primarie. Lo stesso pensiero di Alleanza verdi e sinistra, insomma. Il cantiere è tutto ancora da costruire.