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aspettando il programma •
Conte riapre la partita sulla leadership: “Disponibile al terzo nome, mi hanno detto no”. Il Nazareno smentisce e Schlein tira dritto
L'ex premier dice che la proposta è stata recapitata, una volta ancora, "molto molto di recente". Taruffi risponde e punge: "Non ci risulta. Forse si sono accorti che un conto è dire ‘primarie’ a marzo, un altro è farle per davvero”. La suggestione Bersani e i timori dem. Oggi la direzione Pd
2 OTT 26

Al Nazareno smentiscono. Ma la proposta, assicura al Foglio Giuseppe Conte, è stata recapitata, ancora una volta, “molto molto di recente”. E di nuovo Schlein e soci l’hanno respinta, con il solito mantra: il primo partito della coalizione esprime il leader oppure saranno primarie, nonostante siano sempre di più i dirigenti dem a essere scettici sui gazebo. Alla vigilia della direzione Pd, convocata questa mattina, l’ex premier riapre la partita sulla leadership. “Non mi affido alle ambizioni personali”. C’è ancora vita per il federatore? E’ quello che si augura Avs, che intanto chiede di accelerare sul programma. Conte partecipa alla presentazione del libro “La Principessa. Potere della politica, possibilità dell'impossibile”, di David Tozzo, dirigente di Sinistra italiana. Accanto a lui – Elly Schlein aveva altri impegni – c’è Nicola Fratoianni e la giornalista Daniela Preziosi che lo incalza. “Ho dichiarato fin dall’inizio la mia disponibilità a concordare un nome terzo”, dice il leader M5s. Ma Schlein ha detto no. E “ora le primarie incombono”. Sempre che la segretaria non decida di fare un improbabile passo di lato. Ma intanto Conte si spinge oltre e traccia l’identikit del terzo uomo. “Non uno qualsiasi”, non “una figura morbida, ma qualcuno che sappia garantire un cambio di politica e interpretare la gravità del momento”. Manfredi, Gualtieri, o potrebbe essere Pier Luigi Bersani? L’ex premier non fa nomi. Quello dello storico leader della sinistra però è un profilo che circola – che fanno circolare – tra i 5s. Ne parlano anche con i colleghi dem. E poi Vittoria Baldino l’ha già detto in chiaro qualche giorno fa, aggiungendo: “Gli dobbiamo molto”. Così i dem, colti di sorpresa dalle parole di Conte, hanno iniziato a chiedersi: a che gioco sta giocando Conte? Temono la trappola.
Antonio Misiani, l’economista del Pd, sorride: “federatore? Ma se è stato Conte a lanciare le primarie subito dopo il referendum?”. Igor Taruffi – che avanza “col passo del montanaro, si vota tra almeno sette mesi” – aggiunge: “Non mi risulta nessuna proposta sul terzo nome. Forse si sono accorti che un conto è dire ‘primarie’ a marzo, un altro è farle per davvero”. Perché le perderebbero, è il sotto testo. Ma evitare i gazebo è quello che ripetono da settimane da Avs. Tanto che ieri a Fratoianni è toccato il ruolo di inviato speciale per la pace nel campo largo: a colloquio con Conte e poi con Schlein – visto che i due, almeno in Transatlantico, hanno preferito non farsi vedere insieme. Contrario alle primarie però – lo dicono i sondaggi – è il popolo progressista. E lo sono anche dirigenti Pd come Speranza e molti altri. Dice Orlando: “Nella base del partito c’è grandissima preoccupazione, dovremmo tenerne conto”. E valutare altre strade. Diversamente, mentre avanza l’ipotesi di consultazioni anche online, servirà uno “sforzo organizzativo per evitare inquinamenti”. Il timore è sempre lo stesso, che i gazebo si trasformino in una resa dei conti, che il banco salti. “Le primarie sono divisive? Dipende da come le interpretiamo”, risponde Conte. Che tuttavia non potrà che giocarsi la carta della pace, del no alle armi a Kyiv: per questo l’ex premier ha detto “no” alla proposta di Bettini, il più contiano dei dem, che propone un sostegno militare vincolato a un percorso di pace. Comunque troppo per il M5s. Una quadra, in ogni caso, andrà trovata al tavolo per il programma, al quale per Schlein dovranno sedersi i centristi. Chi e quanti si capirà. Ma Renzi ci sarà di sicuro? “Il Pd ha importanti riunioni, aspettiamo questi passaggi e poi decideremo insieme”, ci risponde Conte. Palla al Nazareno, dove oggi Schlein ascolterà i riformisti – da Gori a Guerini – e lancerà la sua corsa verso Palazzo Chigi. Servirà anche cambiare lo statuto per allungare il suo mandato in scadenza: l’Assemblea è convocata il 18 ottobre, pochi giorni dopo le comunicazioni di Meloni in Aula in vista del Consiglio europeo. Ma come ci arriva il Pd a quella data?
