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Salvini vuole intestarsi la battaglia sull'energia. Ma i suoi riposizionamenti sono un’incognita per Meloni
Meno Trump, ma poi? Il leader della Lega prende le distanze dal presidente americano, ma intanto insiste sul gas russo e cerca nuovi spazi su bollette e carburanti anche a discapito di altri ministri. Un problema per i piani della maggioranza

Il vicepremier Matteo Salvini durante una conferenza stampa in via Bellerio a Milano, 15 aprile 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Meno Trump, ma poi? Qualche domanda, sulle intenzioni di Matteo Salvini, iniziano a farsela anche dalle parti di Palazzo Chigi. Il leader della Lega cerca nuovi spazi, nel frattempo prova a intestarsi la battaglia sull’energia. E oltre alla pace – basta armi a Kyiv, lo ha ribadito anche ieri – continua a muoversi tra gas russo, extraprofitti e attacchi all’Europa. Nei giorni scorsi il capo del Carroccio si era rivolto al ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, affinché convocasse le compagnie petrolifere. Ieri invece i suoi, alla Camera, hanno chiesto a Tommaso Foti, il ministro per gli Affari europei e per il Pnrr di dirottare i fondi di Sviluppo e coesione su un intervento sull’energia, contro i rincari. “Non è possibile”, ha risposto infatti l’esponente meloniano ricordando che quelle risorse sono destinate agli “investimenti” e non alle “politiche che possono riguardare la spesa corrente”. Occorre cambiare i regolamenti europei. Il non detto è che anche nella Lega sapevano bene che margini, per un intervento di questo genere, non ce n’erano. Ma una bandierina andava piantata. Il 26 marzo, per dire, l’Italia ha chiesto e ottenuto la riprogrammazione di oltre 7 miliardi provenienti dai Fondi di coesione, da destinare alla competitività, al tema della casa e a misure sul fronte energetico. “Un risultato significativo”, aveva detto la premier Giorgia Meloni.
Il sospetto insomma, tra gli alleati, è che questo sia solo un piccolo assaggio in vista dei prossimi mesi, quando anche la concorrenza vannacciana con l’approssimarsi delle elezioni alzerà i toni – mentre la freddezza sulla legge elettorale è stata già esplicitata.
Qualche altra indicazione, più sostanziosa, sui reali intendimenti della Lega, arriverà poi dalla manifestazione dei Patrioti europei in programma sabato a Milano, di cui Salvini è tornato a parlare ieri direttamente da Via Bellerio. Era partita come un’iniziativa sulla remigrazione e un po’ alla volta – tra cronaca, uscita di Vannacci dalla Lega, referendum ed elezioni ungheresi – la piattaforma s’è annacquata. “Fino a sabato fa in tempo a diventare europeista”, ironizza Carlo Calenda. Adesso si tratta di: pace, lavoro e sicurezza. Ma chiaramente contro questa Europa, che il leader della Lega vorrebbe riportare ai tempi della Comunità economia europea. In piazza sono invitati anche motociclisti e agricoltori, Harkey e trattori. Non è ancora chiaro, come ammettevano fino a ieri fonti leghiste, se Viktor Orbán manderà un videomessaggio – e nonostante nelle pubblicità sui giornali che sponsorizzano l’evento sia promesso un intervento dell’ex premier ungherese (toccherà accontentarsi di Wilders, Bardella e del premier ceco Babiš). Anche ieri, di nuovo, il leader leghista ha preso le distanze da Trump, “da condannare”, difendendo il Papa e Giorgia Meloni. Ha anche detto, in maniera non troppo convinta in realtà, di “essere stato informato e coinvolto” dalla premier e dal ministro Tajani sul mancato rinnovo del memorandum di difesa con Israele. “Condivido, ma non sono il regista”.
Poi, nel giorno in cui Volodymir Zelensky è arrivato a Roma per incontrare Meloni e Sergio Mattarella, Salvini ha ribadito il suo scetticismo nei confronti delle armi e di ulteriori interventi militari in Ucraina. Per il resto il copione è quello già visto in questi giorni. Quindi: stop alle sanzioni per Mosca – come dice l’ad di Eni Descalzi (“non un pericoloso sovversivo putinista”) e una riapertura al gas russo, oltre ai soliti attacchi all’Europa, con la richiesta di sospendere il Patto di stabilità, “oppure faremo da soli”. Come? La Lega vuole “sterilizzare il costo di luce gas e petrolio per tutto il 2026”, ovvero “bloccare il costo di bollette, diesel e benzina ai prezzi di febbraio”, anche se non è ancora chiaro il come. Una proposta su cui il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha preferito sorvolare, “per il momento non ho avuto la possibilità di esaminare”. Ma che nel frattempo permette a Salvini di fare la sua battaglia. Di riposizionarsi, provando a dimenticare Trump. La traiettoria del leader legihsta resta un’incognita su cui, in attesa di sabato, anche nella maggioranza cominciano a interrogarsi.




