Tre ministri ultrasessantenni, tre signorine più giovani, e un precetto politico nato ad Arcore

I fatti recenti confermano quanto Andrea Ruggieri, ex parlamentare di FI, proponeva scherzando al Cav. Prima di nominare un ministro è necessario fargli una domanda: con quante donne sei stato? 

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14 MAY 26
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Prima di nominare un ministro, bisognerebbe fargli una semplice domanda, più utile di qualsiasi curriculum. Con quante donne sei stato? “Perché se quello risponde meno di trenta, il ministro non lo può fare. Non è vaccinato alla vita”. Si chiama Regola Del Trenta, e Andrea Ruggieri, ex deputato di Forza Italia tra i prediletti di Silvio Berlusconi, uomo assai spiritoso ovviamente, la elaborò con il Cavaliere un pomeriggio ad Arcore. “Era il 2017 e pensavamo che saremmo tornati al governo. Disegnai persino un grafico. Ascisse e ordinate. Berlusconi rideva come un matto, ma la cosa in realtà è seria”. La cosa, in effetti, è seria. Lo confermano i fatti recenti, che si sono messi in fila con una puntualità quasi didattica. Gennaro Sangiuliano, 64 anni, già ministro della Cultura, fu il primo a illustrare il problema nella sua forma classica, con Mariarosaria Boccia, diversi mesi fa. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, 63 anni, il secondo. E adesso, con la discrezione riservata alle notizie che tutti conoscono a Roma, circola il nome di un terzo ministro ultrasessantenne che avrebbe scoperto, nell’esercizio delle proprie funzioni, turbamenti non previsti dal decreto di nomina. La serie, insomma, continua. Con la differenza che una coincidenza è una coincidenza, due cominciano a fare tendenza, e tre sono forse un problema di selezione del personale. E c’è sempre una signora, più giovane, spesso collegata al ministero, che scopre i social, scrive, allude, lascia intendere. Ieri mattina se n’è occupato, tra le risate, persino Fiorello alla radio. “Ed è proprio questo il problema”, dice Ruggieri. Il problema, naturalmente, non è morale. Non è nemmeno politico, in senso stretto. Il problema è il rischio del ridicolo. Un ministro può sopravvivere a molte cose – a un’indagine, a una gaffe clamorosa, a un divorzio – ma non alla settimana in cui tutti, dall’edicolante al capo dello Stato, per così dire, ridacchiano di lui con quella familiarità affettuosa che gli italiani riservano alle vicende che li fanno sentire superiori. “Che è esattamente ciò che è capitato a Sangiuliano”, dice Ruggieri. Forse per questo Giorgia Meloni, mesi fa, aveva confessato ad alcuni amici: “Quanto sarebbe meglio un governo di sole donne”. Scherzava. O forse no. 
E insomma il ministro ideale, secondo la regola del trenta, non è il tecnico più preparato né il politico più navigato. E’ l’uomo che, avendo già attraversato un numero sufficiente di avventure sentimentali in circostanze private e quando era lontano dal potere, ha sviluppato nei confronti delle proprie debolezze quella specie di immunità pratica che i filosofi chiamano saggezza e che Ruggieri chiama, con maggiore precisione, “non fare il coglione in pubblico”. Esiste a corredo di questa tesi un grafico con ascisse e ordinate – il solo grafico della storia repubblicana che non riguardi il debito pubblico e che tuttavia descriva con altrettanta precisione una forma di dissesto nazionale – e una dimostrazione che Ruggieri svolge con la flemma del matematico che non teme obiezioni. “Il ministro di solito si fa intorno ai 55 anni. A 55 anni hai circa quarant’anni di attività sessuale alle spalle. Togliamo dodici anni di fidanzamento o matrimonio – che è la durata media, purtroppo, dei matrimoni in Italia – e ne restano ventotto. Capisci che se uno non è stato con almeno una donna all’anno, obiettivamente tutta questa confidenza con quell’oscuro oggetto del desiderio non ce l’ha”.
Peccato che Berlusconi non sia più qui a certificare i curricula. Lui la regola l’aveva elaborata, l’aveva vissuta, e – unico caso documentato nella storia della Repubblica – l’aveva anche superata con un avanzo di amministrazione. “Sarà arrivato a un milione”, dice Ruggieri. Il problema è che poi cadde pure lui, il che forse non invalida la regola del trenta ma suggerisce che oltre un certo milione qualcosa si inceppa anche nel meccanismo più collaudato. Giorgia Meloni, intanto, resta della sua opinione: governo di sole donne. Prima o poi. Non richiederebbe nemmeno il referendum confermativo.