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“Karl Marx-Hof”? A Vienna significa edilizia popolare coi privati
Il modello viennese di social housing c'entra poco con il comunismo: prevede contributi pubblici agli imprenditori per arrivare a praticare canoni calcolati in modo e rientrare dei costi di costruzione maggiorati da un utile ragionevole. Superare i tabù con tre azioni
4 APR 26

Foto Lapresse
Si chiama Karl Marx-Hof ed è il modello viennese di social housing. Il nome è tutto un programma, ma in questo caso il comunismo c’entra poco perché questo modello, illustrato dall’avvocato Carlo Cerami, vice presidente di Confindustria Assoimmobiliare con delega alla rigenerazione urbana, durante la Festa dell’Economia del Foglio, è realizzato interamente da operatori privati. “Il sistema prevede contributi pubblici agli imprenditori per arrivare a praticare canoni calcolati in modo tale da rientrare dei costi di costruzione maggiorati da un utile ragionevole”. E’ un’utopia da paese “frugale”, l’Austria, si potrebbe obiettare, che l’Italia non si può permettere con i suoi vincoli di spesa pubblica. E però, dare una risposta all’emergenza casa per la classe lavoratrice è un obiettivo del governo Meloni (anche se sul programma nazionale annunciato di 100 mila alloggi abbordabili sembra calato il silenzio) ed è quello che sta cercando di fare il Comune di Milano con il nuovo piano che prevede il rimborso ai costruttori dei costi di bonifica e la concessione gratuita di aree per edificare.
Se tutto questo basterà per realizzare case davvero “abbordabili” si vedrà, intanto, come osserva Cerami, che è anche presidente di Near Sgr, nata dall’integrazione tra Redo ed Euromilano, due società con una lunga esperienza nella rigenerazione urbana ad uso abitativo, occorre sfatare i tabù che opprimono i decisori politici. Quali? “Le priorità sono sempre la salute, l’istruzione, il lavoro, la sicurezza, ma la casa – osserva Cerami – che è alla base dell’esercizio di tutti questi diritti, fatica ad entrare nel radar”. Per Cerami, il primo tabù è di carattere culturale: siamo un paese in cui il pubblico è frustrato e orfano di un passato che non c’è più (il Piano Fanfani!) e continua a coltivare l’utopia di potersi occupare della casa senza risorse e senza capacità attuativa e in cui il privato si posiziona sempre sulla fascia medio-alta del mercato, tanto finché il mercato assorbe il rischio rimane basso. “Per non parlare del tabù dei tabù: il rapporto tra pubblico e privato, di cui si parla tanto come la panacea di tutti i problemi, ma poi non si riesce a superare lo scoglio atavico del co-finanziamento pubblico-privato né ad uscire dalla logica dei contributi a pioggia e spesso fuori scala, o troppo ridotti o troppo abbondanti”.
Così, servirebbero tre azioni. La prima riguarda l’innovazione dei metodi di costruzioni da cui dipende anche la sostenibilità economica dei progetti. La seconda è l’utilizzo di fondi di garanzia per mitigare i rischi finanziari delle operazioni di sviluppo immobiliare, come esistono in tutta Europa. La terza è l’utilizzo del modello viennese che funziona perché da oltre 100 anni ed è un sistema incentrato su contributi pubblici al quale bisognerebbe guardare senza il filtro dell’ideologia. Karl Marx-Hof vuole dire la casa di Carlo Marx. La casa popolare più famosa al mondo diventata brand di mercato.



