Le elezioni in Ungheria e la talpa del Cremlino

Per anni gli europei si sono tenuti una spia in casa, il giornalista ungherese Szablocs Panyi ci spiega come Budapest ha lavorato per Mosca nell’Ue e l'inchiesta sui rapporti fra il ministro Szijjártó e i russi

di
1 APR 26
Immagine di Le elezioni in Ungheria e la talpa del Cremlino

Alexander Nemenov/Pool Photo via AP

“Ciao Sergei, sono Péter”. “Ciao Péter, sei a San Pietroburgo?”. “Sono già atterrato a Budapest”. “Sei su tutti i titoli dei giornali russi”. “Ho detto qualcosa di sbagliato?”. “No, no, dicono che stai lottando pragmaticamente per gli interessi del tuo paese”. Le voci ridacchiano, si scambiano cortesie fino ad arrivare al punto in cui Sergei (Lavrov) chiede a Péter (Szijjártó) di lavorare in sede europea per la rimozione del nome della sorella dell’oligarca russo Alisher Usmanov dalla lista delle sanzioni. Szijjártó, il ministro degli Esteri dell’Ungheria, assicura al suo omologo russo che l’Ungheria e la Slovacchia ci stanno lavorando. La conversazione è una piccola parte della grande inchiesta che porta ulteriori prove sul livello di infiltrazione russa negli affari europei tramite il governo di Viktor Orbán. L’inchiesta è stata pubblicata ieri dal sito ungherese VSquare assieme a Frontstory, Delfi, The Insider e al Centro investigativo di Jan Kuciak. 
Della squadra di giornalisti, Szabolcs Panyi, che vive in Ungheria, da anni segue gli scambi fra Budapest e Mosca: “Sto indagando sull’influenza russa in Ungheria da più di dieci anni”, racconta Panyi al Foglio il giorno stesso dell’uscita dell’esclusiva che dovrebbe avere un forte impatto sia sulle dinamiche interne dell’Ungheria, che il 12 aprile va al voto, sia sulle dinamiche europee. Il giornalista investigativo ha raccolto prove, audio, materiali. Tutto mostra come il governo dell’Ungheria abbia fatto trapelare informazioni sensibili dell’Ue, avvantaggiando l’agenda del Cremlino contro l’Ucraina e l’Europa stessa. Tutte le conversazioni fra Szijjártó e i russi sono avvenute attraverso linee telefoniche aperte, Panyi ha cercato di scoprire se il ministro ungherese usasse anche un dispositivo criptato e quindi ha parlato con una fonte a conoscenza di molti dettagli sulle comunicazioni. Ne è venuto fuori che Szijjártó non usava nessun tipo di canale criptato, nonostante le raccomandazioni dei suoi collaboratori. Durante la telefonata con la fonte, il giornalista è stato intercettato: “La mia conversazione è stata intercettata, modificata e rielaborata. Per screditarmi, mi hanno accusato di essere una spia ucraina. Già a metà dell’anno scorso sapevo che i servizi segreti ungheresi mi stavano sorvegliando, che avevano ottenuto informazioni su ciò che scrivevo. Sapevano in anticipo che stavo lavorando a una storia sulla collusione del governo con la Russia. Ed è per questo che la scorsa settimana hanno lanciato questa nuova campagna contro di me: per accusarmi preventivamente di essere una spia”. Ieri il ministro Szijjártó ha registrato un video per dire che i servizi stranieri cospirano contro il paese. La rapidità con cui il governo di Viktor Orbán si è mosso è sintomo di un alto grado di preoccupazione sull’impatto di questa inchiesta sul voto. 
L’inchiesta è densa di telefonate, dalle quali emerge che Budapest prende ordini da Mosca. Szijjártó dice a Lavrov: “Sono a tua completa disposizione”. A Panyi è rimasta impressa in particolare, la conversazione fra il ministro ungherese e Pavel Sorokin, l’incaricato del governo russo di aggirare le sanzioni energetiche: “In sostanza Szijjártó si offre di provare a togliere le banche russe dalla lista delle sanzioni. Gli dice di esserci già riuscito durante i colloqui per il 18° pacchetto di sanzioni europee e di aver già contribuito a far rimuovere 72 entità russe che erano state proposte per le sanzioni”. La parte più grave della conversazione però è la richiesta che Szijjártó fa a Sorokin di fornirgli dei punti di discussione sul perché sia nell’interesse dell’Ungheria salvare queste banche. “Da quella conversazione diventa evidente che non sta agendo per l’Ungheria, ma sta cercando di fingere che sia nell’interesse ungherese salvare alcune entità russe dalle sanzioni europee, mentre in realtà persino i punti di discussione vengono forniti da Mosca”. 
Panyi ha anche mostrato come il governo abbia accolto una squadra russa, imitando il modello usato in Moldavia, per manipolare le elezioni, con tanto di presenza del Gru, l’intelligence militare, sul territorio ungherese. “Rispetto ad altri contesti, in cui i russi sono arrivati per manipolare le elezioni, l’Ungheria è un caso diverso: questa influenza russa è voluta dallo stato. Ed è estremamente spaventoso scoprire che il tuo governo accoglie e invita questo tipo di interferenza straniera mentre negli slogan politici abusa della parola ‘sovranità’”. L’Unione europea rimane immobile di fronte alle prove, Panyi ringrazia per il sostegno di colleghi da ogni parte del mondo, ma gli dispiace non aver visto l’Ue agire. “Szijjártó dava a Lavrov informazioni in tempo reale mentre si trovava nei consessi europei. I leader sapevano, hanno lasciato nella stanza una talpa russa, come l’ha definito Gabrielius Landsbergis, ex ministro degli Esteri della Lituania. Si tratta del ruolo dell’Ungheria nell’aiutare la Russia, ma abbiamo anche riportato che la Slovacchia ha sostenuto questi sforzi. E chissà quanti altri paesi potrebbero essere coinvolti in questo rapporto di scambio con Mosca. Penso che l’intera sicurezza delle istituzioni Ue sia a rischio”. Budapest aspetta il voto, l’Ue guarda. Panyi da giornalista ritiene che la gente sia stanca di Orbán. Non è facile che il primo ministro lasci il potere con una transizione pacifica, ma questa volta, “c’è un malcontento forte e il suo regime si è disintegrato. E per questo credo che, anche se volesse fare qualcosa di folle, la sua gente non lo seguirebbe”. Al voto mancano undici giorni.