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Alle elezioni gli ungheresi hanno votato contro Orbán. La sfida di Magyar
Al voto in Ungheria per la maggior parte degli elettori, le questioni politiche o di leadership sono passate in secondo piano rispetto all’obiettivo di liberarsi dell'ex premier. Sei ragioni per cui il nuovo leader potrebbe trovarsi di fronte a decisioni difficili, in un sondaggio dell'European Council on Foreign Relations
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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:08 AM

Tra pochi giorni Péter Magyar diventerà primo ministro di un'Ungheria plasmata quasi interamente a immagine e somiglianza di un solo uomo. Dopo sedici anni al potere, Viktor Orbán ha perso alle elezioni contro il partito di opposizione di Magyar, Tisza, e per il leader europei è stato un sollievo. Dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, Orbán ha ostacolato il sostegno europeo a Kyiv, e ora l'Unione si aspetta che "l’Ungheria di Magyar sia più costruttiva nei confronti di Bruxelles e dell’Ucraina, più cauta riguardo alla Russia, alla Cina e all’America di Donald Trump, e che non sia più il principale ostacolo all’interno dell’Ue", scrivono i due ricercatori Piotr Buras e Pawel Zerka in un'analisi appena pubblicata per l'European Council on Foreign Relations.
Eppure secondo il sondaggio condotto dall'Ecfr una settimana dopo le elezioni, "il mandato di Peter Magyar è ben più complesso di quanto sperassero i leader europei: gli elettori chiedono innanzitutto una ripresa interna, sono divisi sulla questione ucraina e sempre più riluttanti a rinunciare all'energia russa", e i ricercatori hanno identificato sei ragioni per cui Magyar potrebbe trovarsi di fronte a decisioni difficili.
1. Gli ungheresi hanno votato contro Orban, non a favore di Magyar
Secondo il sondaggio, gli ungheresi hanno votato in gran parte per Tisza perché desideravano un "cambiamento", piuttosto che per il partito in sé. Alla domanda sul perché avessero votato Tisza, la maggior parte ha menzionato il desiderio di cambiamento o di una riforma sistemica, seguito dal sentimento anti Fidesz e dall’esasperazione per la corruzione e la cattiva gestione. Solo il 15 per cento ha fatto riferimento alla visione di Tisza o alle qualità del suo leader. In un'altra domanda, metà degli elettori di Tisza ha indicato l’insoddisfazione nei confronti di Fidesz e il desiderio di cambiamento come motivo principale del suo successo elettorale. Il secondo motivo più citato dagli elettori di Tisza è stato la corruzione e la cattiva gestione di Fidesz. Solo il 21per cento ha indicato il programma di Tisza o altri aspetti positivi.
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2. Le questioni interne vengono prima di tutto
Quando i ricercatori hanno chiesto agli ungheresi, in una domanda a risposta chiusa, di indicare fino a due delle questioni più importanti che l’Ungheria deve affrontare, si sono concentrate su questioni interne quali il costo della vita, lo stato dei servizi pubblici, la corruzione e la governance, la crescita economica e l’occupazione. Questo vale sia per il periodo precedente che per quello successivo alle elezioni. Nel frattempo, le “relazioni con l’Ue” sono citate come una delle due questioni più importanti che l’Ungheria deve affrontare solo dal 15 per cento degli intervistati e dal 21 per cento degli elettori di Tisza. Gli ungheresi di ogni orientamento politico riconoscono che rimettere in sesto il proprio paese — che si tratti di migliorare la situazione economica o lo stato di diritto — non sarà facile. "Ciò dovrebbe garantire a Magyar un certo margine di manovra. Tuttavia, la breve popolarità di Donald Tusk in Polonia costituisce un monito contro il rischio di non agire con sufficiente rapidità" scrivono Piotr Buras e Pawel Zerka.
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3. Gli ungheresi sono favorevoli all'Unione europea
Anche se sono relativamente pochi a considerare le relazioni con l'Ue una priorità per il proprio paese, si aspettano comunque – e sostengono – che il nuovo governo ricostruisca i legami dell'Ungheria con Bruxelles. A livello nazionale, quasi l'80 per cento si aspetta che l'Ungheria migliori le relazioni all'interno dell'Ue sotto il nuovo governo. Quasi la stessa percentuale si aspetta che l'Ungheria ottenga l'accesso ai fondi di recupero dell'Ue attualmente congelati, anche se la maggioranza non ritiene che sarà facile. Secondo l'Ecfr, se Magyar riuscisse a far tornare i fondi Ue in Ungheria, sarebbe il primo grande risultato della sua amministrazione. Sarebbe anche un segno del riorientamento di Budapest verso l’Europa, che è ciò che la maggior parte degli elettori chiede. Tre quarti degli ungheresi – e la maggioranza degli elettori di entrambi i principali partiti – sostengono l’adesione del loro paese all’Ue. C’è persino una maggioranza nazionale che vuole l’Ungheria nella zona euro.
4. Il sostegno all'Ucraina ha i suoi limiti
Secondo il sondaggio, gli ungheresi si aspettano che Budapest approvi il sostegno finanziario dell'Ue all'Ucraina e ricomponga i rapporti con Kyiv. Ma Magyar non dispone del mandato necessario per adottare misure più ambiziose a sostegno dell'Ucraina, la maggioranza si opporrebbe a una decisione del suo governo di sbloccare i negoziati di adesione all'Ue con l'Ucraina, e persino gli elettori di Tisza sono divisi sulla questione. Ci sono due questioni relative all’Ucraina in cui Magyar potrebbe trovarsi diviso tra la lealtà nazionale e quella di partito. Per quanto riguarda la decisione se il suo governo debba consentire il transito di aiuti militari verso l’Ucraina attraverso l’Ungheria, il paese nel suo complesso è contrario, mentre i suoi elettori sono per lo più favorevoli (anche se in misura minore rispetto a prima delle elezioni). Analogamente, oltre la metà degli ungheresi si oppone all’eventuale adesione dell’Ucraina all’Ue, mentre i suoi elettori sono in maggioranza a favore. Questo, scrive il think tank, "potrebbe comportare due sfide politiche per Magyar: la prima è che il suo elettorato potrebbe sottovalutare l’importanza che l’avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina riveste per i partner europei dell’Ungheria – oppure semplicemente non lo collega alla normalizzazione delle relazioni dell’Ungheria con Bruxelles. In entrambi i casi, Magyar dovrà difendere l’idea a un pubblico per lo più scettico". L’altra sfida, più a lungo termine, riguarda il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Ue una volta conclusi i negoziati. Durante la campagna elettorale, Magyar ha promesso di indire un referendum vincolante sulla questione non appena questa diventerà una prospettiva concreta. Ma ciò significa lavarsi le mani di una decisione così importante e, molto probabilmente, accettare un “no” ungherese, che andrebbe contro l’istinto della maggior parte degli elettori di Tisza.
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5. La maggioranza vuole continuare a importare energia dalla Russia
Una delle grandi differenze tra l’elettorato di Tisza e quello di Fidesz è che i primi raramente considerano la “sicurezza energetica” come una delle due questioni più importanti per l’Ungheria, mentre questa è costantemente “la” questione più importante per gli elettori di Fidesz. Ma anche se la “sicurezza energetica” non è in cima alle preoccupazioni degli elettori di Tisza, la sua importanza sembra farsi strada. Prima delle elezioni, due terzi dei sostenitori di Tisza erano favorevoli a interrompere l’acquisto di combustibili russi e solo un quarto era contrario. Questo chiaro orientamento politico non c’è più. Ora poco meno della metà degli elettori di Tisza è favorevole a rinunciare all’energia russa, mentre il 38 per cento è contrario. Ed è emersa una maggioranza nazionale (52 per cento) contraria alla sospensione delle importazioni di energia russa.
6. C'è un programma (in qualche modo) progressista
L'ultimo punto è su "l'eterodossia ideologica" degli elettori di Tisza. Diversi commentatori si sono affrettati a suggerire che Magyar e molti dei suoi elettori si collochino a destra dello spettro politico. Ma i sondaggi dell'Ecfr mostrano che la maggior parte di loro condivide elementi chiave del programma progressista (ad esempio, sul clima e sui diritti Lgbtq+). Ciò non impedisce loro, tuttavia, di sostenere anche politiche familiari tradizionali. Una stragrande maggioranza degli elettori di Tisza, e dell'opinione pubblica ungherese, sostiene che il nuovo governo adotti una politica climatica ambiziosa, e chiedono chiaramente al nuovo governo di tutelare i diritti della comunità Lgbtq+. Qualunque siano le opinioni di Peter Magyar, scrivono i due ricercatori, "il mandato dei suoi elettori è troppo chiaro per essere ignorato".