Kyiv e non solo. Così l’Europa diventa l’argine alle derive di Putin e Trump

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Forse è solo un’illusione, un colpo di sole primaverile, una speranza che cerchiamo disperatamente di trasformare in un fatto reale. Forse è così, forse è solo una proiezione dei nostri desideri, e di uno in particolare, quello che ci spinge a sperare che vi sia ancora una strada per evitare la resa, che vi sia ancora un modo per proteggere l’Ucraina, che vi sia ancora una possibilità per evitare che la pace giusta si trasformi in una pace ingiusta, in una pace purchessia, e che la resistenza eroica di un popolo coraggioso possa essere spazzata via con un tratto di penna, con un post su Truth, con un meme su X. Eppure, dietro la distanza che ancora esiste, chissà per quanto, tra le posizioni di Putin e quelle di Trump, sull’Ucraina, c’è una variabile che i due negoziatori in chief non avevano considerato: l’Europa, naturalmente.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.




