(Foto di Ansa) 

Rischio vitale per la Russia

“L'Urss è crollata in circostanze internazionali molto più favorevoli”

Ivan Timofeev

L’analista Ivan Timofeev, vicino al Cremlino, presenta le tre minacce esistenziali per Mosca amplificate dalla guerra in Ucraina voluta da Putin. "Nella storia è difficile trovare una simile 'tempesta perfetta', quando le 'tre minacce' si sono abbattute contemporaneamente sulla Russia"

Traduciamo l’analisi pubblicata sul sito del Consiglio russo per gli affari internazionali (Riac) da parte del direttore Ivan Timofeev

  


 

Il conflitto in Ucraina ha ristrutturato la tipologia di sfide e di minacce che la Russia deve affrontare. Nella nostra storia non ci siamo mai trovati di fronte a un precedente del genere. L’accumulo degli choc e i loro effetti potranno incidere sulla società e sulla sovranità della Russia. Non si può più tornare indietro: nel frattempo sono emersi scenari futuri che prima erano considerati altamente improbabili. L’unicità della configurazione della minaccia coesiste in maniera paradossale con la natura fondamentale della stessa. Dal punto di vista  storico fino a oggi, la maggior parte di queste minacce potrebbero essere divise in tre aspetti. Le chiameremo “i Tre Grandi”.


Il primo consiste nelle minacce esterne. La vulnerabilità ai vicini più forti è un aspetto peculiare della cultura politica della Russia. Qui si uniscono l’esperienza  di numerosi conflitti storici e i rancori accumulati nel lungo e recente passato, insieme alle minacce esistenziali alla sicurezza. La Russia ha affrontato i conflitti più sanguinosi degli ultimi secoli con i suoi vicini occidentali. Per molto tempo l’occidente è rimasto diviso, mentre la Russia faceva parte o di una coalizione o dell’altra. Oggi invece l’occidente è più consolidato che mai. Nonostante ci siano anche altre minacce alla sicurezza, ha giocato un ruolo chiave e continuerà a essere la nostra priorità assoluta. Il potenziale  conflitto è ulteriormente aumentato dalla visione del mondo e dalle fratture di valore strenuamente coltivate da entrambe le parti. La Russia è una società piuttosto occidentale e per molti aspetti europea. Tuttavia, la Russia e l’occidente sono comodi avversari simbolici l’uno per l’altro: una caratteristica necessaria per la creazione delle proprie identità. Ad ogni modo, le fobie reciproche sono esplicitamente motivate. Il potenziale militare ed economico dell’occidente collettivo è di gran lunga superiore a quello della Russia. La Russia, però, data la sua potenza nucleare e le sue svolte politiche indipendenti e spesso imprevedibili per l’occidente, costituisce un problema a lungo termine per le nazioni occidentali. 


Il secondo comprende l’organizzazione sottosviluppata dell’economia e della pubblica amministrazione. Negli ultimi 500 anni, la Russia ha sistematicamente affrontato il compito di modernizzare la propria economia e le proprie istituzioni. Il superamento dell’arretratezza è stato spesso unilaterale e squilibrato, sebbene dal regno di Pietro il Grande siano stati ripetutamente compiuti tentativi di sbarazzarsi del sottosviluppo una volta per tutte. Prendere in prestito o adattare certi attributi dall’occidente è stato parte integrante di quasi tutti questi sforzi. E’ stato però instabile. Abbiamo preso in prestito e sviluppato in modo creativo l’organizzazione dell’esercito e il controllo statale, ma non abbiamo mai corso rischi con l’autonomia della società, la sua libertà e soggettività. Abbiamo fatto progressi industriali e scientifici, ma abbiamo evitato di lasciare che l’economia, anche se parzialmente e durevolmente, uscisse dalla supervisione dello stato. Abbiamo preso in prestito le ideologie occidentali (socialismo, liberalismo, conservatorismo), ma abbiamo finito per trasformarle in imitazione.
Il terzo è un insieme di minacce legate ai disordini e alla crisi della sovranità russa. Implica il rischio di un rapido ed esplosivo squilibrio delle élite, del sistema di regole formali e informali del gioco, seguito da un’ondata di violenza e di battute d’arresto nel garantire l’ordine, il collasso delle strutture statali e perdite enormi. I casi di disordine russo difficilmente possono essere definiti unici. La sovranità per la Francia moderna è stata forgiata da una serie di rivoluzioni e choc interni. La Francia ha impiegato circa 150 anni per raggiungere una forma politica relativamente stabile. Tuttavia, la minaccia di disordini è un archetipo per la cultura politica russa. E’ accentuata dal carattere multistrato del paese e dagli squilibri territoriali e culturali  del nostro stato. L’esperienza di numerose rivoluzioni nel periodo post sovietico suscita il timore di una sovranità debole o del collasso del paese. A questa paura si contrappone la “stabilità”, che è diventata il punto fermo più importante del sistema politico negli ultimi due decenni.


Ovviamente, tutti e tre questi aspetti sono intrecciati da legami che non sono lineari e tutt’altro che proporzionali. Le pagine più drammatiche della nostra storia sono arrivate in momenti in cui il paese ha affrontato simultaneamente tutti e tre questi insiemi di minacce. Il periodo più vicino è stato il 1917-1920, quando si sono sovrapposte due rivoluzioni, l’esaurimento della guerra e l’intervento tra la debolezza e l’arretratezza economica. Nella nostra storia, è difficile trovare periodi simili di “tempesta perfetta”, quando le “tre minacce” si sono abbattute sulla Russia contemporaneamente.
Sembra che questi tre aspetti possano convergere nuovamente sulla scia del 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione dell’Ucraina. Tuttavia non è prestabilito che si ripeta lo scenario del 1917. La storia potrebbe andare in entrambi i modi, ma questa combinazione di minacce mette la Russia in una situazione di pericolosità senza precedenti. Il conflitto ucraino ha esacerbato significativamente le minacce esterne per la Russia, e questa situazione durerà a lungo. Gli ultimi anni sono già stati difficili. Il bipolarismo squilibrato è emerso in Europa dopo la Guerra Fredda, in cui un polo (la Nato) era ampiamente superiore all’altro (la Russia). Questo sistema ha mantenuto una dinamica generalmente svantaggiosa per la Russia nell’espansione dell’Alleanza atlantica, la sua prospettiva di una più profonda cooperazione militare con i paesi post sovietici e la discriminazione degli interessi russi. La situazione si è aggravata nel 2014 intorno all’Ucraina, ma il tiepido confronto tra la Russia e l’occidente si è poi stabilizzato, nonostante il fallimento degli accordi di Minsk. Le relazioni tra Russia e occidente alla fine del 2021 difficilmente possono essere definite ottimali. Nessuna delle principali questioni che sono state oggetto delle ben note preoccupazioni messe per iscritto da Mosca è stata risolta. Eppure la Russia aveva ancora un ampio margine di manovra. La sua potenza militare era sufficiente a sopprimere qualsiasi minaccia  da parte dell’occidente per i decenni a venire, anche nel caso della militarizzazione più attiva dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La situazione nel Donbas è rimasta tesa ma stabile. Le vittime civili hanno raggiunto un picco nei primi anni del conflitto nel 2014-2015, ma poi non ce ne sono praticamente più state. Ci sono state 9 vittime civili e  nel 2019 e 2020, rispetto alle 7 del 2021, e 160, 44 e 77 rispettive perdite militari.

La grande offensiva dell’Ucraina nel Donbas era con molta probabilità destinata al fallimento. Ovviamente, l’Ucraina era rimasta uno stato ostile, ma l’occidente aveva ridotto significativamente la sua attenzione a Kyiv rispetto al 2014. In senso stretto, l’occidente era pronto a coesistere sia con la Crimea russa sia  con la situazione congelata nel Donbas. Ovviamente la Nato ha riaffermato il contenimento della Russia come uno dei suoi obiettivi chiave dal 2014. Tuttavia, la maggior parte dei paesi dell’Ue, soprattutto la Germania, erano stati riluttanti ad aumentare la spesa per la Difesa e l’hanno ostacolata in ogni modo. Le sanzioni contro la Russia si erano stabilizzate. Le effettive misure restrittive erano state chiaramente inferiori al rumore mediatico che le circondava, e anche la reazione del mercato era stata debole.


L’operazione militare  ha cambiato drasticamente la situazione, e ha riportato l’Ucraina tra le priorità dell’occidente. Il contenimento della Russia ha acquisito una qualità diversa. I sogni più ambiziosi dei russofobi radicali sono diventati realtà. L’Unione europea, in precedenza considerata debole, e in particolare la Germania, sta aumentando significativamente le sue capacità di Difesa, liberandosi dell’eredità della Seconda guerra mondiale. Il numero di truppe nell’Europa dell’est è in forte aumento. Kyiv sta ricevendo aiuti militari, la cui quantità anche i famigerati nazionalisti potevano solo sognare. La prospettiva che Finlandia e Svezia si uniscano alla Nato sta diventando una possibilità concreta, il che significa che la Russia rischia di ottenere una linea di contatto molto più ampia con l’Alleanza atlantica sui suoi confini nord-occidentali. E’ molto probabile che gli Stati Uniti aumentino il loro arsenale nucleare in Europa. Finora, gli Stati Uniti e la Nato non hanno rischiato di essere coinvolti direttamente in un conflitto militare aperto con Mosca, ma le operazioni di combattimento in Ucraina si stanno trascinando, prosciugando i mezzi e gli uomini russi. La Russia potrebbe prendere l’iniziativa militare. E’ possibile che l’Ucraina perda il controllo su gran parte del suo territorio. Ma questo da solo non risolverà i fondamentali problemi di sicurezza in Europa che la Russia deve affrontare. Il nuovo paradigma di pressione militare e politica su Mosca si sta radicando per gli anni a venire. Gli storici discuteranno a lungo su chi è più da biasimare per la crisi attuale. Tuttavia, qualcos’altro è importante. La minaccia militare nei confronti della Russia, l’ostilità dell’occidente  e, soprattutto, la portata delle azioni specifiche per contenere Mosca si sono moltiplicate.


Le sanzioni occidentali su larga scala hanno notevolmente esacerbato le sfide legate alla modernizzazione dell’economia russa. La Russia è ora esclusa dal sistema finanziario globale incentrato sull’occidente, dalla tecnologia e dai beni industriali. Le restrizioni ufficiali sono accompagnate da massicci boicottaggi aziendali. Un gran numero di aziende di paesi amici della Russia, tra cui la Cina, hanno assunto un atteggiamento di attesa. Nelle  prime settimane della potente ondata di sanzioni l’economia russa è sfuggita al disastro. Il paese ha il potenziale per ricostruire la sua economia, ma i costi saranno sostanziali. Le sfide includono l’accesso al capitale e alla tecnologia per realizzare questi cambiamenti. La Russia rischia di perdere i suoi mercati chiave in Europa. E’ possibile reindirizzare le esportazioni russe verso la Cina, l’India e altri paesi, ma i loro volumi e ricavi nel  futuro prossimo diminuiranno. La liberalizzazione dell’economia, la riduzione delle barriere normative e della pressione fiscale potranno mitigare la crisi. La Russia non ha praticamente vissuto periodi negli ultimi cento anni in cui la liberalizzazione, piuttosto che la mobilitazione, sia diventata una reazione all’isolamento e alla crisi. Una delle questioni chiave è la durata di tale liberalizzazione e la sua capacità di rimodellare l’economia. In ogni caso, l’accumulo di choc è una sfida per la Russia a breve e medio termine, mentre l’arretratezza economica e il sottosviluppo sono questioni a lungo termine.


Le nuove circostanze eccezionali creano anche i rischi di una crisi dello stato. Questi rischi sono molto più seri del Maidan o delle rivoluzioni colorate. La scarsità di risorse potrà causare risentimento sia nella società che nelle élite. Il sentimento pubblico sarà influenzato dalla situazione militare e dal livello delle perdite. Il problema potrebbero essere non solo e non tanto i “liberali”, ma circoli più ampi che chiedono purghe, repressione e “ristrutturazione dell’ordine”. E’ molto più difficile controllare questo tipo di energia rispetto alla protesta” liberale”.
Finora, tuttavia, la situazione sembra stabile e la società si è consolidata. Le autorità non sostengono ragionevolmente gli appelli alla repressione e all’epurazione della Quinta colonna, che potrebbe includere chiunque. Alcuni dei russi che hanno lasciato il paese durante le prime settimane del conflitto in previsione degli eccessi stanno tornando a casa. E se la perdita di “bohémien” non è fondamentale per il paese, la perdita di capitale umano quando si tratta di uomini d’affari appassionati e capaci, esperti informatici e rappresentanti di altre industrie sarebbe dolorosa per la Russia nella situazione attuale.


Eppure, Mosca ha tratto un certo beneficio dal fatto che l’occidente abbia optato per il totale annullamento della cultura russa. La persecuzione dei russi, della cultura russa e di tutto ciò che è russo genera un logico rifiuto. Il congelamento e la confisca delle proprietà russe all’estero e la distruzione delle grandi imprese russe aiutano la leadership russa. L’occidente ha fatto ciò che le autorità di Mosca non avrebbero mai potuto sognare. Una potente leva di pressione su una parte dell’élite russa sotto forma di una varietà di ancoraggi patrimoniali e immobiliari è stata distrutta in poche settimane. Mentre i russi erano soliti acquistare proprietà all’estero, sperando in un “porto sicuro” e nello “stato di diritto”, temendo l’“imprigionamento” e l’“esproprio” in Russia, la situazione è cambiata drasticamente. Ora la Russia diventa quasi l’unico “porto sicuro”, ma come le autorità sfrutteranno effettivamente questa situazione rimane un grande punto interrogativo.


La pressione cumulativa sulla Russia da parte delle minacce provenienti da tutti e tre “i Grandi” metterà alla prova la forza della sua sovranità. Una serie di choc può portare a tutti i tipi di scenari catastrofici, compresi i tentativi di “congiure di palazzo”, la rivolta spontanea e persino la guerra civile con il coinvolgimento dall’esterno. Può risultare che la scommessa sulla caduta e l’imminente scomparsa dell’occidente sia illusoria, e che la Russia si rivelerà l’anello debole. Ma questi scenari non sono prestabiliti. C’è un’altra alternativa. La Russia subirà inevitabili trasformazioni dolorose e subirà perdite, ma avrà una base fondamentalmente diversa per la sua esistenza. Questo è possibile solo se le forze creative del popolo saranno scatenate e liberate a tutti i livelli. Dovremo riscoprire il nostro paese e le sue forze produttive, così come quelle degli stati che per secoli sono stati per noi una priorità secondaria. E’ semplicemente impossibile prevedere la traiettoria del futuro nelle condizioni attuali. Tuttavia, è utile ricordare che l’Unione sovietica è crollata in circostanze internazionali molto più favorevoli. Pertanto, gli choc esterni e interni da soli difficilmente rendono il futuro prestabilito. Il futuro della Russia poggia su se stesso. Questo non è il momento del fatalismo.

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