Le aziende cercano rimedi ai No vax. Le differenze tra America e Ue
Anche per i privati chi non si vaccina è un problema da risolvere. Gli esempi di Germania e Spagna

La questione di come trattare i propri dipendenti non ancora vaccinati, No vax convinti e Boh vax da convincere, dopo essere entrata nel mondo del lavoro americano, si sta presentando anche nel dibattito delle aziende private europee, che, per il momento, aspettano le mosse dei governi per capire se, tra normative della privacy e protocolli sanitari, esiste un modo per rendere il posto di lavoro più sicuro, senza trascinarsi dietro questioni etiche e legali. La Germania questo dibattito lo ha iniziato da tempo, temendo che lo scetticismo sui vaccini potesse frenare la lotta alla pandemia. La catena di supermercati Edeka, in alcune sedi, ha cercato di incoraggiare la vaccinazione dei dipendenti offrendo buoni spesa da 60 euro ma, a meno che non sia proprio la legge tedesca a richiedere la vaccinazione obbligatoria, le aziende non possono creare “lavoratori di prima e seconda classe”.
In Spagna è stata la politica a mettersi nelle mani delle aziende private e nella regione di Madrid, la presidente Isabel Díaz Ayuso ha annunciato che le società Acciona, El Corte Inglés e il gruppo Santander inizieranno a vaccinare i loro dipendenti e poi anche il resto della popolazione. La speranza è che le tre società riescano a vaccinare tra le 25 mila e le 30 mila persone. Le aziende private hanno già dato un grande impulso all’immunizzazione in altre zone come in Catalogna e a Valencia. A breve seguirà anche l’Andalusia, ma sull’obbligatorietà le aziende europee sono ancora molto lontane dalla possibilità di seguire la strada di quelle americane.
Negli Stati Uniti infatti i privati stanno cambiando i loro protocolli sanitari a causa della diffusione della variante Delta e soprattutto all’ondata di scetticismo nei confronti dei farmaci contro il coronavirus. C’è chi tenta la strada della persuasione e chi dell’obbligatorietà per contrastare questa “pandemia dei non vaccinati”. Per il presidente americano, Joe Biden, i lavoratori federali dovrebbero o farsi vaccinare o, se si rifiutano, dovrebbero sottoporsi a tamponi regolari e altre restrizioni. Le aziende stanno seguendo la linea tracciata dal capo della Casa Bianca.
Le prime aziende a proporre incentivi per i dipendenti per farsi vaccinare erano state le catene Aldi e Lidl, entrambe tedesche, ma che non avevano osato proporre bonus in Germania per paura di cause o controversie. In America, dove gli incentivi non bastano più, inizia a essere lunga la lista di compagnie che hanno chiesto ai dipendenti di vaccinarsi o posticipato il rientro al lavoro. Lo hanno già fatto Google, Netflix e Facebook, l’alternativa è la mascherina per tutti, che sta tornando un po’ ovunque, con l’effetto di far arrabbiare molto chi il vaccino lo ha già fatto.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




