Oggi il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha convocato un tavolo di confronto con le associazioni datoriali per cercare una soluzione al problema appena prodotto dal governo che, nell’ultimo Cdm, ha di fatto tagliato retroattivamente di due terzi il credito d’imposta
Transizione 5.0. Un taglio di circa 800 milioni di euro, rispetto al fondo da 1,3 miliardi stanziato in legge di Bilancio, che lascia in difficoltà circa 7.500 imprese che – facendo affidamento sulla parola del governo in un incontro del 27 novembre – hanno fatto importanti investimenti e ora si trovano esposte per svariati milioni di euro. Il primo aprile, quindi, giornata tradizionalmente dedicata agli scherzi, il governo dovrà risolvere in un “tavolo con le imprese” il problema creato in un tavolo del Consiglio dei ministri che ha ribaltato quanto promesso nel precedente “tavolo con le imprese” di novembre. D’altronde, quello stesso tavolo si era reso necessario perché il ministro Adolfo Urso aveva deciso, dopo aver introdotto il credito d’imposta Transizione 5.0 al posto dell’iper-ammortamento stile 4.0, di bloccare la nuova misura del governo per tornare alla vecchia. Dopo aver perso un anno e mezzo a semplificare il nuovo incentivo, il Mimit lo ha bloccato per ritornare all’antico. E nel frattempo,
su spinta del Mef, ha tagliato (anche se il governo dice “rimodulato”) i fondi 5.0 del Pnrr destinati alle imprese per coprire le spese, ad esempio sulle pensioni, della legge di Bilancio. E così, da mesi, il Mef e il Mimit – durante una drammatica crisi energetica, che si inserisce in una storica crisi industriale – continuano a tagliare o cambiare gli incentivi che, in teoria, dovrebbero appunto stimolare gli investimenti. Ma l’incertezza e la sfiducia sono il veleno dei progetti imprenditoriali a medio-lungo termine. Non è questo il problema del governo, il cui orizzonte è molto corto.