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Dopo gli esodati di Transizione 5.0 il governo vara i nuovi incentivi ma dimentica i decreti
Iperammortamento in stallo. Calo degli ordini nel settore dei beni strumentali e robotica, mentre i mancati decreti attuativi frenano l’avvio degli incentivi. Accuse incrociate tra Mef e Mimit. E le aziende rinviano gli acquisti in attesa delle regole definitive
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23 APR 26

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)
Per il governo Meloni è in arrivo un’altra grana. Forse direte che non è una notizia, ma questa ha un peso specifico maggiore di altre perché investe i delicati rapporti tra l’esecutivo e gli industriali italiani, appena ricuciti. Potremmo chiamarla la “maledizione dell’innovazione” ma anche quando il governo di centro-destra adotta decisioni di politica industriale unanimemente condivise poi non riesce a portarle fino in fondo. E’ accaduto negli anni passati con Transizione 5.0, che dopo inaudite lungaggini che ne hanno compromesso il varo, ha creato addirittura una categoria di imprenditori sedotti e abbandonati: gli esodati dell’high tech. Ora la storia si ripete una seconda volta e, come insegnano i classici, non possiamo che parlare di farsa. Sul tavolo c’è l’iperammortamento, una misura giudicata da tutti gli esperti come funzionale a rilanciare gli investimenti, una misura che è stato Carlo Calenda a consigliare a Giorgia Meloni copiando la formula impiegata con Industria 4.0.
Dove sta la farsa? L’iperammortamento è stato adottato con la legge di Bilancio 2026 e quindi, almeno sulla carta, sarebbe dovuto entrare in vigore il primo gennaio. E invece siamo a due terzi del mese di aprile ed è ancora fermo ai blocchi di partenza. Mancano i decreti attuativi necessari per definire le modalità di accesso, che tipo di documentazione le imprese devono produrre e il rilascio della piattaforma Gse. Il governo finora si è difeso sostenendo che gran parte dei ritardi è dovuta a una modifica apportata al testo della finanziaria per eliminare una norma sul Made in Europe (che gli industriali avevano duramente criticato). Ma sono spiegazioni che non stanno convincendo proprio nessuno anche perché i pochi input che arrivano da Roma dicono che per gli attesi decreti bisognerà aspettare fino a maggio. E così vorrà dire che avremo buttato via quasi un semestre in uno scenario in cui il pil soffre, gli investimenti altrettanto e le aziende avrebbero bisogno di investire in tecnologia per difendere il loro vantaggio competitivo.
L’iperammortamento dal punto di vista tecnico-fiscale permette di maggiorare il valore del bene acquistato addirittura fino al 180 per cento per investimenti fino a 2,5 milioni, per il 100 per cento per quelli fino a 50 milioni e del 50 per cento per gli investimenti ancora superiori. Non potendo usufruire di questo bonus le imprese che dovevano comprare nuovi macchinari aspettano, magari aprono la trattativa e ovviamente non la chiudono. Dal canto loro i costruttori di beni strumentali e robot, rappresentati dall’Ucimu, pagano lo stop con un calo di circa il 30 per cento dei loro ordini. Essendo per lo più delle Pmi, le aziende produttrici avrebbero bisogno di orizzonti lunghi per poter programmare la produzione, almeno il 2028 già previsto dalla legge di Bilancio e poi però contraddetto dai comportamenti ministeriali.
In chiave politica il tormentone della burocrazia che non sta al passo con le decisioni politiche genera ovviamente una serie infinita di retroscena. Una parte degli imprenditori pensa, ad esempio, che dietro i ritardi ci sia addirittura un’accorta regia del Mef, che ha bisogno di risparmiare risorse in una fase complicata dei conti pubblici e quindi vedrebbe di buon occhio uno slittamento dei tempi. Meno richieste, minor esborso. Ma può davvero il ministro Giancarlo Giorgetti, varesotto come una buona parte delle imprese di robot, adottare la strategia del rinvio ipocrita? E non è lo stesso Giorgetti che, a stare a sentire i leghisti, pur di aiutare l’economia reale vedrebbe con favore la nascita di un terzo polo bancario più attento alle esigenze delle Pmi? Chi risponde negativamente a queste domande è più portato a buttare la palla nel campo del Mimit aumentando così il carico delle responsabilità attribuite al ministro Adolfo Urso. Gioco facile.
Intanto per evitare di archiviare già il 2026 come anno nero le imprese dell’Ucimu sono riuscite ad ottenere significativi risultati all’estero, ma stiamo parlando di mercati pre-Hormuz e di conseguenza almeno per le prossime settimane non ci sarà nemmeno l’export a fare da compensazione alla stagnazione del mercato interno. E anche per questo motivo il presidente dell’associazione, Riccardo Rosa, ha cominciato a fare la voce grossa richiamando il governo ai suoi impegni. Confindustria finora è stata cauta: ricordiamo come nel caso degli esodati del 5.0 Emanuele Orsini aveva protestato con veemenza e indotto Giorgia Meloni ad operare la ricucitura in prima persona. Ora sarà costretto ad alzare di nuovo il telefono rosso?