La Consulta ha deciso, ribaltando tutte le decisioni degli ultimi dieci anni in materia e lo stesso risultato di un referendum abrogativo fallito, che il divieto di fecondazione eterologa, uno dei pilastri della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, è incostituzionale. E’ ancora presto per capire quali siano state le considerazioni che hanno portato a questo risultato, ma fin da subito si può dire che la decisione della Corte apre un gigantesco vuoto legislativo. La legge 40, infatti, stabilisce semplicemente, a protezione dei nati da eterologa in violazione del divieto, che “il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità” e che “il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi”. Leggi anche Legge 40, la cultura dello scarto